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title: Gestire l’indebitamento senza limiti dopo l’emergenza
description: "Le conseguenze economiche e sociali dell'epidemia da coronavirus stanno imponendo agli Stati la via dell'indebitamento senza limiti. Ecco come gestirlo."
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date: 2020-04-07
modified: 2020-04-10
author: Giacomo Correale Santacroce
url: https://www.paroledimanagement.it/scenari-macroeconomici/gestire-lindebitamento-senza-limiti-dopo-lemergenza/
categories: [Scenari macroeconomici]
tags: [Emmanuel Saez, Daniel Zucman, indebitamento, emergenza coronavirus, riforma fiscale]
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# Gestire l’indebitamento senza limiti dopo l’emergenza

![Gestire l’indebitamento senza limiti dopo l’emergenza](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/04/AdobeStock_288158074_Editorial_Use_Only.jpeg)

Le drammatiche [conseguenze economiche](https://www.paroledimanagement.it/litalia-pensi-alle-conseguenze-economiche-della-paralisi-coronavirus/) e sociali dell’epidemia da [coronavirus](https://www.paroledimanagement.it/coronavirus-dal-dubbio-del-contagio-alla-certezza-della-recessione/) stanno imponendo agli Stati interventi che nel passato sarebbero stati giudicati improponibili. **L’urgenza degli eventi impone una sola strada: l’indebitamento senza limiti**. All’insegna del ‘poi si vedrà’.

Il ‘poi’ dovrà passare necessariamente da una revisione delle politiche fiscali, che i singoli Paesi non potranno realizzare senza tener conto di quelle degli altri Stati.

**Emmanuel Saez e Daniel Zucman, giovani economisti francesi**, allievi di Thomas Piketty, che insegnano all’Università di Berkeley in California (quella che anticipò i movimenti studenteschi degli Anni 60), con il loro *The Triumph of Injustice *(W.W. Norton & C., 2019) **propongono una radicale riforma fiscale per gli Usa**, che per molti versi vale anche per il nostro Paese, citato più di una volta dagli autori come caso di studio. L’obiettivo è quello di un fisco più equo, che consenta allo Stato di offrire a tutti i cittadini i servizi sociali essenziali, in particolare l’istruzione e la sanità, senza frenare la crescita economica. Le loro argomentazioni colpiscono molti tabù.

Il primo è che una forte progressività delle imposte sul reddito scoraggi lo sviluppo. **I due economisti dimostrano che quando la progressività era alta**, dai tempi di Franklin Delano Roosevelt al 1980 (con aliquote marginali che toccarono il 90%!), **la crescita economica fu superiore** rispetto a quando si sono alleggerite le tasse sui ceti più ricchi, dal 1980 a oggi.

Il secondo è il timore instillato in una vasta platea di contribuenti che **un’imposta sul patrimonio** sia destinata a colpirli. In realtà, essa **sarebbe limitata ai grandi patrimoni, per lo più finanziari, e potrebbe dare un buon gettito**, data la concentrazione attuale della ricchezza, anche con aliquote minime.

Il terzo tabù è che sia conveniente ridurre le tasse sulle imprese, portandole a livelli inferiori a quelle sulle persone fisiche. Questo orientamento favorisce i ceti più ricchi, che possono agevolmente trasformare i propri redditi personali in finti redditi d’impresa. Inoltre, si innesca una deleteria competizione al ribasso delle tasse sulle aziende tra i diversi Paesi. **Gli autori propongono quindi un’equiparazione e un collegamento tra imposte personali e imposte sui capitali**, possibilmente concordata a livello internazionale, per esempio tra i Paesi del G20.

## Andare oltre la tassazione sulla ricchezza

Interessante è anche la riflessione degli autori sulle **tasse sui consumi**. L’Iva in Europa, e le imposte sui consumi in Usa, sono fortemente regressive, perché i meno abbienti spendono tutto o quasi il loro reddito in consumi, a differenza dei più ricchi. A loro parere, **sarebbe preferibile una flat tax universale piuttosto bassa**.

In sintesi, **la loro proposta complessiva per gli Usa** è la seguente: una tassa sulla ricchezza (il 2% di aliquota per chi possiede oltre 50 milioni di dollari, il 3,5% oltre 1 miliardo); una tassa progressiva sul reddito personale, con un’aliquota marginale massima del 60%; una tassa sul reddito delle società di capitali (30% federale, minimo 25% per i singoli Stati federati); una tassa piatta universale del 6%.

Secondo gli autori, la proposta **consentirebbe di coprire integralmente il fabbisogno di risorse per la sanità e l’istruzione gratuita** **per tutti e di eliminare le tasse sui consumi**. In sostanza, permetterebbe di introdurre “un meritevole Stato sociale in America per il XXI secolo, analogo a quello degli Stati europei, ma più avanzato, semplice e organico”.

Sussiste qualche perplessità sull’adeguatezza del gettito previsto. Tuttavia, è da augurarsi che le proposte di Saez e Zucman vengano prese in seria considerazione, anche con riferimento alla loro conclusione: “**Qualsiasi ragionamento serio sulla tassazione deve porre la disuguaglianza in primo piano** (*front* *and* *center*), tanto più oggi in un mondo di crescente concentrazione della ricchezza”.

Si hanno notizie recenti di contatti tra i Ministri delle Finanze italiano, francese e tedesco per un coordinamento delle politiche fiscali da proporre a livello di Ocse. **Nella situazione post coronavirus occorrerà porre una particolare attenzione alle disuguaglianze** **create dall’ingente indebitamento**, inevitabilmente scaricato sulle spalle delle nuove generazioni.

Il riassorbimento del debito non dovrà essere posto sulle spalle di tutta la collettività, ma di chi le ha finanziariamente più robuste. Contrariamente a ciò che si può pensare, questo consentirà a tutte le risorse umane, a tutti i livelli – con la creatività che si sprigiona soprattutto dalle giovani generazioni – di dare il proprio impulso alla rinascita.
