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title: Green pass in azienda, se gli intellettuali alimentano il sentimento anti-impresa
description: "Il nuovo decreto imporrà l'obbligo del Green pass ai lavoratori e, a riguardo, sono sorte critiche e opposizioni."
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date: 2021-09-17
author: Dario Colombo
url: https://www.paroledimanagement.it/scenari-macroeconomici/green-pass-in-azienda-se-gli-intellettuali-alimentano-il-sentimento-anti-impresa/
categories: [Scenari macroeconomici]
tags: [Alessandro Barbero, covid-19, impresa, vaccino, green pass, buona impresa]
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# Green pass in azienda, se gli intellettuali alimentano il sentimento anti-impresa

![Draghi](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/09/Draghi-min.jpg)

Alessandro Barbero è uno dei professori che si è schierato **contro l’obbligatorietà del Green pass**, definendola una decisione “ipocrita”. E non si può dargli torto, visto che chi dovrebbe prendere una **decisione in merito all’obbligo dei vaccini**, alla fine ha scelto per la soluzione più ‘comoda’: non l’obbligatorietà della vaccinazione, bensì quella della **certificazione verde che serve per accedere praticamente a tutti i luoghi pubblici**, ora anche agli ambienti di lavoro (vale per circa 23 milioni di lavoratori). Una differenza sottile, ma che **mette al riparo i decisori** dalle possibili accuse di ‘lesione’ dei principi di libertà personale: in fondo – immagino che sia il ragionamento fatto dai governanti – **nessuno è obbligato a vaccinarsi** se non accede ai luoghi che impongono l’esibizione del Green pass e quindi il rispetto delle libere decisioni sarebbe, in questo modo, salvo.

Ma se **la classe politica ha rinunciato ad assumersi la responsabilità sulla questione**, a chi tocca farlo (ancora una volta)? Ultimi in ordine di tempo, il compito ora è dei datori di lavoro (dopo che lo è stato, per esempio, per i ristoratori o per il personale scolastico…). Il nuovo decreto ha infatti deciso che **a svolgere i controlli per i lavoratori devono essere le aziende** (vale anche per la Pubblica amministrazione), con i loro delegati: serve individuare con atto formale gli incaricati all’attività di accertamento e di contestazione delle violazioni.

Significa quindi che **alle aziende tocca farsi carico persino di dare un contributo sul controllo dell’andamento delle vaccinazioni**, nonostante siano ancora impegnate nella lenta e difficile risalita dal baratro in cui sono finite a causa della pandemia (discorso non generalizzabile, perché è noto che **ci sono settori industriali che sono cresciuti** proprio durante questo periodo: secondo un recente Rapporto pubblicato dal Parlamento europeo, per esempio, l’industria digitale e quella farmaceutica-sanitaria sono state marginalmente colpite). Per chi se lo fosse perso, **è l’ennesima richiesta di uno Stato** che ormai in troppe occasioni bussa alla porta delle imprese chiedendo aiuto: per esempio l’ha già fatto per la previdenza, l’istruzione e la salute (pilastri del welfare aziendale, i cui servizi sono sgravati proprio perché l’offerta pubblica non è in grado di rispondere alle nuove necessità), ma pure per tanto altro, compresa la **vaccinazione proprio contro il Covid-19**.

## Il ruolo sociale delle imprese: società benefit e B Corp

C’è chi di fonte a tutto questo ha **criticato la decisione**, arrivando a sostenere che “l’idea di affidare alle aziende un compito di **controllo dei loro lavoratori è una cosa rischiosa**”, perché in questo modo gli imprenditori avrebbero troppo **potere di controllo su quello che fanno i dipendenti**. A sostenerlo è proprio lo storico e docente dell’Università del Piemonte Orientale, che in un’intervista pubblicata sul quotidiano *La Stampa* si è detto preoccupato dalla situazione. “Non è certo quello che avrei voluto”, ha spiegato, pur precisando che **l’obbligatorietà del vaccino sarebbe stata “un provvedimento più coraggioso e giusto”**.

Viviamo in un clima nel quale c’è un **forte e rinnovato sentimento anti-impresa** e si assiste sempre di più alla diffusione di linguaggi che sembrano appartenere al passato (Barbero, che si definisce “molto di sinistra”, parla di **“padroni” riferendosi alle aziende**). Per chi non frequenta le aziende, sembrerà strano, ma esistono imprese – e imprenditori – che sono piuttosto lontane dall’idea ottocentesca dell’organizzazione aziendale tipica dei padroni. E che anzi sono **passate da modelli di controllo ad altri di estrema responsabilizzazione delle persone** con l’obiettivo di coinvolgerle (lo Smart working, quello vero, è esattamente la concretizzazione di questa strategia).

Sfugge poi tutto il **movimento di società benefit e di B Corporation**, che, come spiega con grande chiarezza sul nostro quotidiano Chiara Pazzaglia, sono quelle chiamate **a perseguire finalità di beneficio comune** e a operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente… Si tratta di **un’evoluzione della ben più nota Responsabilità sociale d’impres**a che da tempo è svolta dalle aziende. E giusto per citare un dato, in Italia le B Corp – che per intendersi sono quelle che ottengono una certificazione da un ente apposito, dimostrando il rispetto di alcuni parametri – negli ultimi due anni sono quintuplicate: da 100 sono oltre 500 (e ci sono realtà di ogni dimensione). Non proprio aziende etichettabili come gestite da “padroni”.

Ovvio che, come spesso accade, nel mare magnum dell’imprenditoria **ci siano imprese tutt’altro che interessate a perseguire interessi comuni **e che anzi agiscono all’opposto della sostenibilità. Ai media piacciono particolarmente queste storie; peccato che ce ne siano tante altre che meriterebbero di essere raccontate proprio per essere virtuose (ma si sa che fa notizia solo se la mela mangia l’uomo e non viceversa).

Da metà ottobre 2021 quindi i **datori di lavoro chiederanno alle loro persone di esibire il Green pass**, con tutte le complessità organizzative che ne conseguono, ovviamente a spese della stessa azienda; se vogliamo credere che sia un modo per controllare i lavoratori, temo si stia andando nella direzione sbagliata. Per chi fa impresa si tratta solo **dell’ennesima attività burocratica che invece di snellire, complica la gestione dell’organizzazione**. Si obietterà: anche questa è sostenibilità, perché così si svolge un ruolo sociale. Siamo d’accordo: ma **perché tocca sempre agli imprenditori tamponare le falle**, prendendosi pure dei “padroni”?
