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title: Referendum, tanta politica e poco lavoro
description: "Referendum sul lavoro 2025, poco lavoro e tanta politica: perché il voto è stato un flop e non è stato raggiunto il quorum"
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date: 2025-06-10
modified: 2025-08-26
author: Luigi Bastianello
url: https://www.paroledimanagement.it/scenari-macroeconomici/referendum-tanta-politica-e-poco-lavoro/
categories: [Scenari macroeconomici]
tags: [Lavoro, Politica]
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# Referendum, tanta politica e poco lavoro

![Referendum_voto_lavoro](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/06/Referendum_voto_lavoro.jpg)

In Italia, Paese dove **tutto spesso tutto si riduce a ‘pro’ e ‘contro’** e dove ogni cosa sembra una questione di vita o di morte, si è appena **concluso il voto dei referendum sul lavoro**. Prima dell’apertura delle urne, settimana dopo settimana si è arrivati a considerarli come una **valutazione sull’operato del Governo**. Sappiamo com’è andata, con il mancato raggiungimento del quorum (intorno al **30%, ben lontano dalla percentuale richiesta**) che di fatto legittima la posizione dell’Esecutivo. È chiaro che per le future consultazioni sarà necessario **ripensare il ruolo e l’efficacia dei referendum.**

A guardare meglio, però ci sono anche altre letture interessanti che si possono fare a urne chiuse. In particolare, una riguarda gli elettori: **vista l’affluenza molto bassa**, gli italiani hanno voluto sottolineare come **lo strumento referendario non possa supplire all’ordinaria attività del Parlamento**, l’organo deputato ad affrontare le tematiche tecniche, come quelle che riguardano la materia del lavoro.

In secondo luogo, comunque la si pensi, i corpi intermedi – come partiti politici, associazioni di categoria, rappresentanze civili – sono i **veri vincitori di questa esperienza di referendum**. Lo sono perché il ruolo di mediare – facendo sintesi delle reali esigenze espresse dai promotori del voto – richiede prima di tutto una condivisione e, in seguito, **la costruzione di un’opinione politica**, che non si realizza in poche settimane a colpi di slogan da una e dall’altra parte.

## Lavoro e cittadinanza alla prova del voto

Guardando ai numeri della partecipazione ai seggi, c’è da rilevare che **l’affluenza del 30,6% è un dato in calo rispetto al passato**: hanno votato circa 18 milioni di persone, con una distribuzione geografica che ha visto **prevalere il Nord Italia (32%)**, seguito dal Sud (29%) e poi dal Centro (28%). Nonostante l’astensionismo, **i voti favorevoli ai vari quesiti hanno raggiunto una media del 65%**, mentre i contrari si sono attestati al 35%; il 2% delle schede è risultato nullo e l'1% bianco.

Venendo ai contenuti del referendum, in merito **all’abrogazione del Jobs** Act, ciò che i promotori del “sì” sono riusciti a far passare è stata la battaglia sulla ‘reintegra’ prevista **dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, superato dal Jobs Act di Renzi nel 2015**. In realtà, già da tempo **i tribunali hanno modificato il Jobs Act**, irrobustendo le tutele per i nuovi contratti. In discussione, invece, c’era un programma politico, inaugurato da Renzi: **le tutele contro i licenziamenti illegittimi (ossia la reintegra)** non sarebbero state messe in discussione.

Rispetto ai **licenziamenti nelle piccole imprese**, va ricordato che già la Corte costituzionale aveva invitato a **rivedere i risarcimenti in queste realtà**, per cui il Parlamento, in ogni caso, è stato chiamato a rivedere il trattamento per le aziende che, in alcuni casi, tanto ‘piccole’ non sono.

Sulla **causale nei contratti a termine**, ci aveva provato il Movimento 5 Stelle con il Decreto Dignità: purtroppo una **maggiore rigidità nel mercato del lavoro non ha mai portato più occupazione**. L’unica cosa a crescere, in caso di raggiungimento del quorum e la vittoria del sì, **sarebbe stato il contenzioso**: purtroppo il lavoro non si crea per decreto, ma incoraggiando l’impresa e **favorendo una crescita della produttività**.

Infine, c’era da esprimersi sulle responsabilità del committente – forse il quesito referendario più trasversale di tutti – e in questo caso viene da chiedersi: **come non votare “sì” a favore della responsabilità solidale tra committente e appaltatore**? Peccato che questa **non fosse in discussione**: gli italiani erano chiamati a votare solo rispetto al caso che avrebbe fatto eccezione alla regola generale, ovvero gli infortuni dovuti a rischi specifici dell’appaltatore.
