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title: Istituti tecnici quinquennali, serve la riforma (con urgenza)
description: "Perché serve una riforma con urgenza degli istituti tecnici quinquennali per rilanciare l'economia dell'Italia."
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date: 2025-11-24
author: Valerio Ricciardelli
url: https://www.paroledimanagement.it/scuola/istituti-tecnici-quinquennali-serve-la-riforma-con-urgenza/
categories: [Scuola]
tags: [Riforma scuola, istruzione tecnica, riforma istituti tecnici]
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# Istituti tecnici quinquennali, serve la riforma (con urgenza)

![Riforma_scuola_tecnica](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/11/Riforma_scuola_tecnica-1024x683.jpeg)

Lo scriviamo da anni che **serve una riforma dell’istruzione tecnica secondaria**, ma è stata rallentata dalla filiera formativa del 4+2. Stiamo ora arrivando con **grave ritardo alla vera riforma**, che, integrata in un forte sistema istituzionale assieme all’istruzione terziaria, avrebbe dovuto **costituire la nuova architettura di un sistema scolastico di eccellenza**. Così non è stato previsto. Si è preferito procedere con soluzioni diverse, che hanno bisogno continuamente di essere commentate, per **rappresentare una visione alternativa a quanto viene comunicato**.

Anzitutto, per ragioni di chiarezza, dobbiamo intenderci su un punto importante. Se stiamo al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per la Commissione europea la riforma attesa –  che concorrerà all’erogazione della quota di finanziamento prevista – è quella dell’**istruzione tecnica quinquennale avviata dal Governo che ha preceduto quello attualmente in carica**. Solo successivamente, l’apparato normativo è stato integrato con la **filiera tecnologica professionale quadriennale della cosiddetta 4+2**, la quale tuttavia, per la medesima Commissione europea, **non è da considerare sostitutiva della riforma originaria dell’istruzione tecnica quinquennale** programmata nel Pnrr.

La filiera formativa del 4+2, che dal 2025-26 diventerà ordinamentale, per quanto abbiamo già scritto è prevalentemente un **accorciamento dei programmi di studio da cinque a quattro anni**. E, “il rinnovo del programma, puntando sulla qualità e sul potenziamento delle materie base italiano, inglese e matematica, creando una inversione di tendenza positivo”, come ha affermato Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito in una sua dichiarazione, non è nulla di nuovo, ma rientra nelle **ordinarie azioni di manutenzione dei programmi scolastici** di tutti i percorsi ordinamentali.

Non è una buona ragione neppure affermare che le prove Invalsi indichino che in Lombardia i percorsi della **formazione professionale quadriennale abbiano prodotto**, nelle discipline fondamentali, risultati migliori degli omologhi percorsi quinquennali statali. Ciò, per due motivi: il primo perché si confrontano dati rilevati da un **campione di studenti irrisorio**, mentre il confronto lo si dovrebbe fare a livello nazionale e non solo sulla Lombardia; il secondo perché con tale affermazione si **corre il rischio di delegittimare i percorsi quinquennali statali**, che accolgono il 98% degli studenti dell’istruzione tecnica e professionale e, dunque, in questo modo certamente non si incentiva l’attrattività verso gli istituti tecnici, di cui invece ne abbiamo un grande e urgente bisogno.

## I paragoni fuorvianti con la formazione estera

Occorre anche commentare il paragone che si fa con i sistemi scolastici esteri, quando si afferma che “**il modello a quattro anni mostra performance superiori nei test Pisa** (acronimo di Programme for international student assessment, che valuta le competenze degli studenti in lettura, matematica e scienze ogni tre anni, *Ndr*) rispetto a quelli italiani”. Innanzitutto, nel confronto tra due sistemi – qualunque essi siano – occorre **tener conto di tutte le loro ‘dimensioni’**: è come se confrontassimo due grandezze vettoriali, solo attraverso la loro dimensione scalare.

**I sistemi scolastici esteri, quelli con cui ha senso confrontarsi, sono prima di tutto performanti**, ossia nelle classifiche Ocse per l’*education* sono in ottime posizioni, mentre il nostro Paese non lo è. E i loro **percorsi tecnici e professionali non sono percorsi di serie B o di serie C,** mentre il nostro sistema scolastico, proprio nell’ultimo Rapporto del Censis, è stato **definito “la fabbrica degli ignoranti”**, con una percentuale elevatissima di studenti che non raggiungono gli obiettivi minimi di apprendimento in italiano, matematica e inglese. È ragionevole affermare che, **per migliorare tali esiti non ci sarebbe bisogno di nessuna riforma**, basterebbe invece far funzionare bene la scuola, certamente non con una soluzione che consente di acquisire il diploma riducendo di un anno il percorso di studi. Le riforme servono a ben altro scopo.

** **Che “**le imprese italiane non trovano giovani con le competenze necessarie**, rischiando di perdere competitività”, come ha affermato Valditara, lo sappiamo da tempo, ma la soluzione non è la filiera formativa 4+2. Ho scritto appositamente un libro e continuo a scrivere articoli per **allargare gli orizzonti su questi argomenti** confinati in un perimetro molto ristretto, e che avrebbero bisogno di un grande dibattito. E la ragione per cui **la 4+2 non può essere la vera sfida della scuola del futuro**, è anche conseguente a un fatto concettuale tecnico molto semplice: **la sua architettura formativa non trova una collocazione ragionevole nel perimetro delle architetture di un sistema di istruzione tecnica**, che deve essere coerente con gli insiemi di saperi e di cultura che attengono alle tre classificazioni dedotte dal quadro delle professioni tecniche.

Il flusso logico – da tenere sempre presente – che dovrebbe costituire una delle dimensioni del capitolato di riforma, **collega il quadro del sistema economico, in tutte le sue articolazioni, con il quadro delle aree delle professioni **in tutte le loro dimensioni, per giungere al quadro dei percorsi formativi con tutte le loro architetture. Dentro questi perimetri di rappresentazione sistemica, che sono essenziali per l’individuazione dei saperi e dei contenuti, la filiera formativa 4+2 mal si inserisce, se non come una opzione di un intervento di formazione, o addestramento, professionale.

## Senza riforma la produttività resta al palo

Non passa giorno che non si lanci **l’allarme sul peggiorare di alcuni indicatori economici e sociali **che nel post Pnrr – quando verranno a mancare i relativi finanziamenti straordinari – assumerà un rilievo sempre più preoccupante. Ne ha parlato anche una persona autorevole, Salvatore Rossi, già Direttore Generale di Bankitalia, che in una sua intervista a *La Repubblica* ha descritto un **quadro strutturalmente debole per la crescita italiana**.

Secondo le previsioni della Commissione europea, **l’Italia crescerà meno della media dell’Unione europea**, perché le nostre criticità – come spesso abbiamo detto – sono di natura strutturale quindi permanente e non congiunturali ossia legate al ciclo economico. Anche secondo l’autorevole economista, la causa – come rilevato da altri esperti e oggettivamente riscontrata anche dai numeri – risiede nella **dinamica della produttività**. Lo abbiamo detto più volte argomentando sull’elevato valore del costo unitario per prodotto nonostante i salari bassi.

La **mancata crescita della produttività del lavoro e del capitale** riduce gli spazi per l’aumento dei redditi e per gli investimenti in innovazione, i due pilastri per sostenere la competitività. Senza produttività non si cresce, non si innova, non si aumentano gli stipendi, non si migliora l’*employability*, non si riduce il precariato e si mette a rischio il welfare. Ed è la ragione per cui abbiamo **bisogno di una istruzione tecnica di eccellenza**. È ampiamente scritto nel mio saggio *Ricostruire l’istruzione tecnica*.

## Senza saperi non si costruiscono le competenze

Come ha scritto anche il Cnel nel suo Rapporto recente sulla produttività, l’analisi di Rossi individua nell’**assetto del sistema produttivo italiano uno dei principali fattori di freno**. Il Paese è infatti caratterizzato da una **prevalenza di microimprese e piccole imprese**. Anche i gruppi di maggiore rilievo – nella descrizione dell’economista – operano spesso con scale operative ridotte in confronto ai pari settore di altri Stati membri.

La **struttura frammentata del tessuto imprenditoriale italiano** penalizza i livelli di produttività e la capacità di innovare e rende più difficile competere su mercati globali e innovativi. Anche gli **investimenti in macchinari, infrastrutture digitali e innovazione risultano insufficienti** a colmare il divario con i principali partner europei. La trasformazione digitale del sistema produttivo procede con velocità eterogenea, con differenze marcate tra settori e territori. È scritto bene nel libro *Trasformazione aziendale *di Bruno Carminati, Emanuele Farinella, Fabio Gnoato (Guerini Next, 2023).

Un ulteriore elemento critico – che è poi il focus principale dei nostri interventi – riguarda **i ritardi nel sistema di istruzione**, ovviamente riferendosi prioritariamente all’istruzione tecnica. Detto in altro modo: **manca la conoscenza di nuovi saperi e quindi l’impossibilità di costruire le competenze**. Ma, purtroppo, manca anche la conoscenza dell’importanza strategica del sistema economico industriale e di come costruire una riforma adeguata dell’istruzione tecnica che sia funzionale alla sostenibilità e crescita economica e sociale, e attrattiva per i nostri giovani.

## La necessità di un capitolato per la riforma

L’intervento riformatore degli istituti quinquennali è pur sempre un **processo di cambiamento** e come tale va gestito applicando correttamente le sue giuste grammatiche. Ci sarebbe bisogno di una preliminare *explicatio terminorum* per** derimere una confusione concettuale e terminologica** che ci si trascina da tempo e che inquina le riforme.

Poi, per i vincoli di sistema che si dovranno affrontare, che costringono a scegliere soltanto un approccio *bottom up*, occorrerebbe anche avere, ai fini di un **adeguamento e aggiornamento dei contenuti della formazione**, una buona dose di ‘strabismo’, ossia la capacità di **integrare la verticalità degli indirizzi scolastici attuali con l’orizzontalità** e quindi la trasversalità degli ambiti applicativi dei medesimi contenuti. Ciò costringerà a **ricercare nelle due dimensioni la catena del valore**, quella da cui estrarre le informazioni per la costruzione dei contenuti. In questi ambiti organizzativi e lavorativi si individuano le zone nelle quali si deve costruire il protagonismo dei giovani aspiranti tecnici. Queste procedure devono poi **fare emergere un’alta attrazione verso il mondo delle professioni tecniche e dell’istruzione tecnica**.

Non è sufficiente disporre della miglior riforma, se questa non ha poi un **efficace sistema di attrazione che attiri tutti i portatori di interesse**. Ecco perché insisto sulla necessità che la **riforma dell’istruzione tecnica quinquennale**, sia pur nelle ristrettezze in cui è costretta, sia guidata da un chiaro capitolato, inteso come quadro di riferimento concettuale in base al quale progettare, secondo un preciso e articolato processo logico, le linee di intervento.
