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title: Decreto Omnibus e sostenibilità, l’Ue ha scelto il dietrofront?
description: "Quali sono gli impatti del Decreto Omnibus sul percorso di sostenibilità delle aziende dell'Unione europea? L'analisi di Federica Doni."
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date: 2025-08-25
modified: 2025-09-11
author: Federica Doni
url: https://www.paroledimanagement.it/sostenibilita/decreto-omnibus-e-sostenibilita-lue-ha-scelto-il-dietrofront/
categories: [Scenari macroeconomici, Sostenibilità]
tags: [sostenibilità, ESG, Decreto Omnibus]
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# Decreto Omnibus e sostenibilità, l’Ue ha scelto il dietrofront?

![Decreto Omnibus e sostenibilità, l’Ue ha scelto il dietrofront?](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2025/08/Omnibus_sostenibilita-1024x683-1.jpg)

Il 26 febbraio 2025, in perfetto tempismo rispetto a quanto annunciato a gennaio, **la Commissione europea ha pubblicato il cosiddetto “Pacchetto Omnibus”** (Omnibus I, “Semplificare le norme dell’Unione europea e stimolare la competitività”, e Omnibus II, “InvestEu e Unione europea”). Si è trattato di un **forte segnale normativo sollecitato da differenti attori**, Stati membri, Governi e imprese con un unico obiettivo: **semplificare un sistema di regole** che potrebbero creare (o meglio, avrebbero potuto creare) conseguenze fortemente negative per il business dell’Ue, penalizzando le imprese in termini di competitività a livello globale.

Si torna quindi a un grande dubbio amletico: “**Essere o non essere sostenibili?**”. Tale interrogativo rappresenta quindi, ancora oggi, un **tema da risolvere per il business for profit**. Intraprendere un percorso orientato ai fattori ESG può rappresentare una **minaccia per la competitività e il successo aziendale?** È ancora interpretato solo come un costo e un dispendio inutile di risorse? Da come è impostato il pacchetto Omnibus sembrerebbe proprio di sì.

## Deregolamentato l’impianto normativo

In realtà, su tale aspetto sembrava ormai esserci una pressoché unanime condivisione: il contesto imprenditoriale, per lo meno quello caratterizzato da imprese di medie-grandi dimensioni, stava iniziando a muoversi in questa direzione, nella **convinzione che effettivamente la creazione di valore condiviso per tutti gli stakeholder**, compreso il nostro Pianeta, potesse effettivamente apportare benefici, anche di carattere economico-finanziario, in termini di incremento della performance e quindi anche di crescita del sistema economico.

Il campanello d’allarme del Pacchetto Omnibus sembra invece affermare il contrario, addirittura **capovolgendo l’impostazione precedente**: sovverte e, come molti esperti e operatori del settore sostengono, **‘deregolamenta’ un impianto normativo molto ambizioso**, risultato di molteplici sforzi compiuti dalla Commissione europea in termini di risorse impiegate, **iniziato ormai da più di 10 anni con la prima Direttiva non-financial reporting (Nfrd)** nel 2014 e con la sua successiva implementazione negli Stati membri dal 2017 (Non-financial reporting disclosure Ue 95/2014). In sintesi, **ripercorriamo gli aspetti più rilevanti**, premettendo che si tratta ancora di una proposta e che sarà soggetta a modifiche e/o integrazioni da vari co-Legislatori prima della sua definitiva approvazione in Ue, per poi dover essere recepita dai vari Stati membri.

## Una Direttiva sulla buona strada

“Stop the clock” è la sorta di slogan con cui la Commissione europea ha annunciato una **nuova fase nell’applicazione della Direttiva Ue 2022/2464**, nota come Corporate sustain­ability reporting directive (Csrd), recepita in Italia tramite il D.lgs 125/2024, emanato a settembre 2024. Tale Direttiva, che **aggiorna e rivede la precedente Nfrd Ue 95/2014**, è entrata ufficialmente in vigore nel 2023, prevedendo un **rilevante aumento delle imprese soggette agli obblighi della rendicontazione di sostenibilità**. L’ampliamento dell’ambito applicativo consente di individuare sostanzialmente quattro categorie di imprese: Wave 1, Wave 2, Wave 3 e Wave 4.

La prima categoria raggruppa le **grandi aziende Enti di interesse pubblico (Eip)**: si tratta di realtà aziendali (essenzialmente società quotate, banche e assicurazioni) con più di 500 dipendenti medi annui, che superano alternativamente i due limiti dimensionali del fatturato netto (oltre 50 milioni di euro) o del patrimonio netto (oltre 25 milioni di euro).

La seconda comprende **grandi società quotate e non** (è abbandonato il requisito dell’Eip) che superano due dei tre criteri dimensionali: **250 dipendenti in media all’anno** e gli stessi requisiti indicati per la precedente categoria relativamente al fatturato netto e al patrimonio netto. La differenza sostanziale è che i tre requisiti dimensionali sono messi sullo stesso piano.

La terza categoria, invece, raggruppa le **Piccole e medie imprese (PMI) quotate che sono obbligate alla rendicontazione**, sempre che siano quotate sui mercati regolamentati. Nella quarta e ultima categoria, infine, rientrano i gruppi societari al di fuori dell’Ue che hanno generato nell’unione **ricavi netti superiori a 150 milioni di euro** per ciascuno degli ultimi due esercizi consecutivi e dei quali almeno un’impresa figlia soddisfa i requisiti dimensionali della Csrd o una succursale (presenza fisica) ha generato **ricavi netti superiori a 40 milioni di euro**.

In sostanza, con lo “Stop the clock” la Commissione europea ha manifestato la volontà di **rinviare l’applicazione iniziale della Csrd per le imprese della Wave 2 e Wave 3 di due anni**. È inoltre imposta una particolare urgenza in quanto **tale rinvio dovrà essere recepito da parte degli Stati membri entro la fine del 2025**, mediante la procedura d’urgenza. La possibilità per i soggetti che sarebbero **obbligati a pubblicare il report di sostenibilità in base alla Csrd** di avere due anni di tempo in più rispetto alla tempistica vigente rappresenta senz’altro una rilevante opportunità, ma gli effetti dell’Omnibus vanno oltre…

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Aprile 2025 di *Sistemi&Impresa*.
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