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title: Per l’innovazione avremo sempre bisogno di spazi (fisici) di lavoro
description: "Nei prossimi anni cambierà la fisionomia degli spazi di lavoro: meno postazioni, più ambienti comuni. La collaborazione ha bisogno di presenza"
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date: 2021-03-22
modified: 2025-09-09
author: Sara Polotti
url: https://www.paroledimanagement.it/spazio-di-lavoro/per-linnovazione-avremo-sempre-bisogno-di-spazi-fisici-di-lavoro/
categories: [Organizzazione, Spazio di lavoro]
tags: [spazio di lavoro, ufficio, CBRE, Smart working]
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# Per l’innovazione avremo sempre bisogno di spazi (fisici) di lavoro

![Per l’innovazione avremo sempre bisogno di spazi (fisici) di lavoro](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/03/ufficio_innovazione.jpg)

L’occupazione degli uffici nel 2021 non può prescindere dal retaggio pandemico, con un **ripensamento totale degli spazi professionali** e facendo della “flessibilità” la parola d’ordine. Perché se lo Smart working è stato fino a questo momento una necessità, i prossimi mesi rappresentano il periodo di stabilizzazione del lavoro agile, riflettendosi anche sulla geografia degli uffici. **Ma come cambieranno gli ambienti di lavoro?** E il lavoro in presenza potrà davvero essere sostituito da quello da remoto?

Il cambiamento spaziale dei locali professionali è d’altronde in corso già da tempo. **Cbre Italy**, azienda di consulenza immobiliare, ha presentato di recente i risultati di una *survey* sul tema, provando a prevedere le strategie d’investimento riguardanti **gli spazi-ufficio per il 2021**. Dallo studio è emersa la presenza massiccia delle modalità di **lavoro da casa** nelle aziende, che per **il 70% prevedono già da tempo un giorno a settimana da remoto** e che, in accordo con le preferenze dei propri dipendenti, intendono arrivare a **un massimo di tre giorni** a settimana (tendenza evidenziata dal 37% degli intervistati).

“Negli ultimi 10 anni l’ufficio si è evoluto verso un modello che ha fatto della flessibilità il suo punto di forza: **il modello organizzativo agile**, declinato nello Smart working a livello gestionale e nell’***activity based working*** a livello spaziale, ha infatti letteralmente soppiantato quello tradizionale fatto di controllo, orari fissi e postazioni assegnate”, ha commentato **Alberto Cominelli, Head of Project Management di Cbre Italy**. “Questo fenomeno è stato esponenzialmente accelerato dalla pandemia Covid-19, che ha portato a un balzo in avanti di almeno cinque anni”.

Implementare lo Smart working significa, infatti, **dover ripensare agli spazi e alla domanda di locali**. Buona parte delle imprese, in questo senso, ha confermato la previsione, dichiarando di aspettarsi una **riduzione del numero di postazioni** e delle superfici, riconsiderando anche la disposizione degli spazi e aumentando le aree collaborative. Più del 40% delle aziende, inoltre, prevede un lieve calo dei propri costi di real estate, e **il 64% pensa di cercare spazi flessibili**.

## L’evoluzione degli spazi seguirà l’evoluzione della forza lavoro

Gli spazi flessibili saranno una naturale evoluzione degli spazi più tradizionali e si modificheranno andando di pari passo con i cambiamenti della forza lavoro. Tre i fenomeni individuati da Cominelli in questo senso: la **co-esistenza di cinque generazioni di lavoratori entro il 2030**, ognuna con esigenze diverse (con la Generazione Z, la più abituata e assuefatta ai rapporti virtuali e a distanza, che pretenderà spazi di lavoro per condividere e confrontarsi con i colleghi); i **picchi occupazionali nei giorni centrali della settimana** (“Per questo un’azienda dovrà optare per uno scenario che garantisca la flessibilità e quindi mantenere una superficie adeguata per gestire i picchi”); e infine **l’importanza della connessione sociale**.

“Il futuro sarà in mano alle aziende che saranno in grado di favorire e stimolare la creatività delle persone per creare innovazione e plasmare la realtà, perché **i lavori ripetitivi saranno svolti dall’Intelligenza Artificiale**”, ha aggiunto Cominelli. Che poi si è chiesto: “Come possono persone che non si incontrano fisicamente plasmare la realtà e creare innovazione?”.

Una domanda legittima che trova conferma in **una ricerca del MIT di Boston**, che ha messo in luce come **la vicinanza aumenti la collaborazione** e di conseguenza la produttività. I ricercatori hanno preso in considerazione 40.358 studi e 2.350 brevetti apparsi dal 2004 al 2014 in seno allo stesso MIT, intuendo da essi **l’importanza della relazione spaziale** all’interno del campus (strutturato esattamente per favorire le ricerche pluri-disciplinari): quando si ha la possibilità di lavorare vicino a qualcuno, in altre parole, è più facile connettere e collaborare.

“L’uomo si è evoluto per milioni di anni interagendo fisicamente coi propri simili”, ha concluso Cominelli. “La ricerca del MIT ribadisce che gli esseri umani sono programmati per dare e contribuire gli uni agli altri e **l’ufficio è il luogo chiave per favorire la connessione sociale**, il luogo dove si esprime la cultura di un’azienda, dove si genera innovazione. Per questo motivo e grazie a questo suo nuovo ruolo, sarà di certo **l’asset class del futuro**”.
