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title: Data center a impatto zero per il 2030
description: Il Climate neutral data centre pact (Cndcp) vuole rendere i data center climaticamente neutri entro il 2030, per una maggiore sostenibilità
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date: 2021-02-02
modified: 2025-09-09
author: Andrea Prandini
url: https://www.paroledimanagement.it/tecnologia-per-la-produzione/data-center-a-impatto-zero-per-il-2030/
categories: [Fabbrica, Scenari macroeconomici, Sostenibilità, Tecnologia per la produzione]
tags: [sicurezza, sostenibilità, Edge computing, data center, privacy]
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# Data center a impatto zero per il 2030

![Data center a impatto zero per il 2030](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/02/data_center.jpg)

L’attenzione all’ambiente è ormai una priorità in ogni ambito della catena del valore. Anche i **data center** non sfuggono a questa regola, anzi sono **attenzionati speciali per l’enorme consumo di energia** dovuto agli impianti di raffreddamento. Proprio per questo il *Climate neutral data centre pact* (Cndcp) vuole rendere quelli in Europa **climaticamente neutri entro il 2030**.

Il Cndcp è **un’iniziativa di autoregolamentazione** in collaborazione con la Commissione europea, che guarda sia al Green deal sia alla strategia europea dei dati. Nel patto ci sono **25 aziende e 17 associazioni** che rappresentano i più importanti attori del settore delle infrastrutture cloud e dei data center del Continente: 3DS Outscale (Dassault Systèmes), Altuhost, Aruba, Atos, Amazon web services, CyrusOne, Data4, DigiPlex, Digital Realty/Interxion, Equinix, FlameNetworks, Gigas, Google, Ikoula, Ilger, Infloclip , Irideos, Itnet, Lcl, Leaseweb, Ntt, OVHcloud, Register, Scaleway, Seeweb; mentre le associazioni di categoria firmatarie sono Association of cloud infrastructure services providers Europe (Cispe), European Data Centre Association (Eudca), Cloud28+, Cloud Community Poland, Danish Cloud Community, Datacenter Industrien, Data Centre Alliance, Dutch Data Center Association.

Alcune delle realtà coinvolte nel Cndcp hanno **già messo in atto iniziative *green***: per esempio, Data4 consente ai suoi clienti di misurare in tempo reale l’impronta ambientale degli spazi e delle apparecchiature attraverso indicatori che indicano il consumo di acqua ed energia e l’emissione di gas serra. “Abbiamo la responsabilità di **supportare lo sviluppo sostenibile della trasformazione digitale**”, ha dichiarato Olivier Micheli, Presidente e CEO di Data4. “Il nostro obiettivo è agire su tutti i fronti dell’intera catena del valore”.

Convinto dell’iniziativa anche **Frans Timmermans**, Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea per l’*European green deal*: “L’impegno di oggi da parte di parti importanti dell'industria dei dati offre un primo passo benvenuto verso il raggiungimento delle nostre ambizioni comuni per **un futuro intelligente e sostenibile**".

## Prossimità e sovranità le parole chiave del 2021

L’ecologia, però, non è l’unica sfida che attende i data center nel 2021. È già possibile individuare **cinque trend** su cui si muoverà la competitività del settore. La chiave sarà combinare una sempre maggiore diffusione dei data center e la loro **vicinanza ai punti di utilizzo dei dati** con l’attenzione alle diverse normative su protezione e privacy.

Il primo trend è **l’ascesa dell’Edge computing**, vale a dire gestire la raccolta e l’elaborazione dei dati in prossimità del punto di utilizzo grazie a una **maggiore vicinanza fisica dei data center**. È una necessità dovuta alla sempre maggiore importanza dell’Internet of Things e dal numero crescente di dispositivi capaci di generare migliaia di dati al secondo. In questo modo le organizzazioni guadagnano in **autonomia e velocità**, riducendo al contempo latenza e costo delle comunicazioni.

Un secondo trend è la **dispersione geografica dei data center del futuro**. Sembrerebbe passata l’epoca *flap*, durante la quale i data center si concentravano a Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi. Attualmente invece si prevede una continua espansione del numero di sedi in zone come la Spagna e il resto dell’Europa meridionale. Con questa **crescente domanda di spazio per i data center**, si prevede che anche la gestione dello spazio per questo settore sarà distribuita in modo più uniforme tra le varie sedi rispetto a quanto avvenuto finora.

Se da una parte i data center si diffondono nel mondo, dall’altra **si trasferiscono nel virtuale**. La rapida crescita del cloud spinge alcune organizzazioni alla ***co-location***, vale a dire **l’esternalizzazione dei server**. I fornitori di hosting sono ormai in grado di soddisfare la domanda e di offrire riduzioni dei costi alle imprese garantendo prestazioni e scalabilità. Da non sottovalutare nemmeno la **maggiore efficienza e sicurezza di un servizio su misura**.

Proprio la sicurezza dei dati è il tema del quarto trend individuato. Considerato che il quadro normativo di ogni Stato influenza i **livelli di protezione e privacy** delle informazioni ospitate, sembrerebbe più sicuro per le aziende **affidarsi a data center situati in Europa** per garantirsi la massima sicurezza. Il tema della **“sovranità dei dati e dei data center”**, cioè a quali norme devono rispondere, è una questione prioritaria all’interno di una strategia per la protezione e la conservazione dei dati.

Infine, è sempre più evidente **l’accelerazione dell’automazione** dei vari processi interni ai data center. Il numero di operazioni solo manuali diminuisce sempre più: secondo uno studio di Mordor Intelligence, il mercato dell'automazione dei data center potrebbe passare da 7,34 miliardi di dollari nel 2019 a **19,65 miliardi di dollari nel 2025**, con notevoli vantaggi in termini di riduzione di costi.
