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title: L’Intelligenza Artificiale fa accelerare il business
description: L’Intelligenza Artificiale (AI) ha un impatto positivo sulle aziende. E sempre più spesso è sotto forma di maggiori utili
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date: 2021-01-30
modified: 2025-09-09
author: Andrea Prandini
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categories: [Fabbrica, Tecnologia per la produzione]
tags: [tecnologie, Intelligenza artificiale, ai, utili]
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# L’Intelligenza Artificiale fa accelerare il business

![L’Intelligenza Artificiale fa accelerare il business](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2021/01/AI_business.jpg)

**L’Intelligenza Artificiale (AI) ha un impatto positivo sulle aziende**. E sempre più spesso è sotto forma di maggiori utili, che in alcuni casi può arrivare addirittura al **20% dei guadagni** al lordo di interessi e tasse (Ebit). A svelarlo è uno studio di McKinsey 2020 sull’uso dell’AI – *Global survey: The state of AI in 2020* – condotto intervistando circa 2.400 esperti: secondo la ricerca, **la pandemia di Covid-19 ha accelerato gli investimenti** proprio in questa tecnologia e potrebbe creare un divario importante tra chi ne fa ampio uso e chi invece non l’ha ancora adottata.

Lo studio ha evidenziato che metà delle aziende intervistate, soprattutto Hi-tech, Telecomunicazioni, Automotive e Assemblaggio, utilizza soluzioni di AI; ma è nelle **attività di supporto, sviluppo di prodotti e servizi, marketing e vendite** che questa tecnologia dà il maggior contributo. In questi ambiti, i due terzi del campione coinvolto ha dichiarato **un miglioramento dei profitti** grazie a ottimizzazione di scorte e magazzino, scelta dei prezzi e promozione, analisi del servizio clienti e previsioni di domanda e offerta. In particolare l’AI ha portato **un calo dei costi in gestione del personale** e automazione di contact-center e magazzino. Il 22% degli intervistati ha affermato che più del 5% dell’Ebit 2019 è attribuibile all’uso di AI e il 48% gli ha attribuito una percentuale di poco sotto il 5%.

“Vale la pena investire in AI, ma deve essere fatto in modo efficace per ricavarne un valore aggiunto concreto, specie su scala aziendale”, ha dichiarato dice **Michael Chui, Partner di McKinsey**. “È chiaro che siamo in una fase iniziale dell’uso di questa tecnologie nelle aziende, con un solo un quarto degli intervistati che ha visto un impatto significativo. Non siamo sorpresi: **l’AI non è solo una sfida tecnologica, ma anche organizzativa**”.

Stando ai dati emersi dalla ricerca, **le aziende che traggono i maggiori profitti** dall’uso dell’AI – oltre il 20% dell’Ebit – hanno una complessiva **solidità aziendale** e un chiaro set di punti di forza: crescita globale superiore, management di qualità e investimenti mirati. Queste imprese dimostrano una maggior crescita complessiva rispetto alla concorrenza, con un Ebit complessivo sopra il 10%. Anche **il management** è indicato più spesso come **“molto efficiente”**: le stesse iniziative di AI in queste aziende sono guidate da dirigenti già esperti. Infine, è stato rilevato che l’AI rappresenta la principale voce di investimenti nel budget digitale e questo permette quindi di sviluppare soluzioni all’avanguardia.

“Un ‘manuale’ per usare l’AI con successo esiste e sempre più aziende stanno adottando le *core-practice* fondamentali”, ha affermato Bryce Hall, Associate Partner di McKinsey. “Una delle principali differenze è rappresentata dal **fattore umano**. Gli alti livelli dirigenziali devono **gestire la strategia aziendale sull’AI** e adottare processi standard per un uso efficace. In più i performer migliori **sviluppano in proprio o modificano pesantemente le tecnologie** utilizzate, per una migliore corrispondenza ai bisogni reali dell’azienda”.

## Chi sottovaluta le potenzialità dell’AI resta indietro

L’AI, tuttavia, presenta anche qualche rischio, ma solo una minoranza di aziende li riconosce e ancora meno sono quelle che si preoccupano di ridurli. Fa parziale eccezione il problema della **sicurezza informatica**, largamente riconosciuto. Anche in questo caso **le aziende ‘high-performer’ rimangono quelle con gli indici migliori**: per esempio, sono due volte e mezzo più portate ad affrontare il rischio degli imprevisti legati ai *bias* nelle decisioni prese dalle AI.

“Da una parte è incoraggiante vedere come **la comprensione dei rischi cresca**”, ha affermato Roger Burkhardt. “Forse grazie ai nuovi regolamenti attivi negli Stati Uniti e in Europa come il Gdpr. D’altro canto però i risultati rimangono preoccupanti. Difficile capire perché in molti continuino a non riconoscere pericoli comuni. Solo metà degli intervistati sta seriamente cercando di potenziare la cybersecurity, anche se durante la pandemia gli attacchi informatici sono aumentati”.

A proposito di pandemia, dal rapporto è emerso come la maggior parte delle aziende che ha colto i migliori risultati dagli investimenti in AI, ha continuato a puntare su questa tecnologia, aumentando i budget dedicati. Meno di un terzo delle altre imprese, invece, ha fatto la stessa scelta. Tuttavia, le aziende etichettate come **“AI-high performer”** ammettono di aver avuto **problemi a causa del Covid** **laddove facevano più uso di AI**: è il caso del Marketing, Sviluppo di prodotti e servizi e le operations legate a questi.

“La pandemia ha spostato l’attenzione di consumatori e aziende sui canali digitali. Tutti i settori hanno adottato soluzioni di AI più rapidamente di quanto avessero previsto”, ha commentato Nicolaus Henke. “Si prenda il caso di una multinazionale farmaceutica che ha utilizzato l’AI per analizzare le condizioni di domanda e fornitura per ogni Paese in diversi scenari relativi al Covid, integrando i dati nel business plan. Ora **la sfida è trasformare le esperienze del 2020 in opportunità a lungo termine**. Al contrario, chi ha ancora sottovalutato le potenzialità dell’AI e non ha pianificato adeguati investimenti, rischia di restare molto indietro rispetto ai competitor”.
