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title: Il cv come romanzo che non ha bisogno dell’Intelligenza Artificiale
description: "Grazie all'AI si può trovare lavoro in pochissimo tempo? Ma che cosa vuol dire AI in questo contesto?"
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date: 2022-08-30
modified: 2025-09-09
author: Francesco Varanini
url: https://www.paroledimanagement.it/tecnologie-per-lhr/il-cv-come-romanzo-che-non-ha-bisogno-dellintelligenza-artificiale/
categories: [Risorse Umane, "Tecnologie per l'HR"]
tags: [Intelligenza artificiale, App, Curriculum vitae, Joule, Kurt Vonnegut]
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# Il cv come romanzo che non ha bisogno dell’Intelligenza Artificiale

![AI_HR](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2022/08/AI_HR-1024x683.jpg)

“Addio curriculum. **Grazie alla mia App e all’Intelligenza Artificiale troverete lavoro in 40 secondi**”. Non possiamo attribuire la responsabilità di questa **apodittica e assurda affermazione** a Laura Sposato: come spiegato in un articolo de *La Repubblica*, la giovane è una startupper di Padova che ha ideato **Joule, l’applicazione che dovrebbe rivoluzionare la ricerca e selezione del personale**. Certo buona parte della responsabilità ricade su media: la semplificazione, la banalizzazione, troppo spesso, portata dai giornalisti su qualsiasi argomento è sempre deleteria.

Dovremmo ricordare che **i software che svolgono un simile lavoro sono numerosissimi**. Dovremmo anche ricordare che si tratta di persone che presentano se stesse: chiamarle “utenti” è già non accettarle per la loro pienezza e unicità. Dovremmo domandarci: quale AI? Nel contesto, **l’espressione AI non vuol dir nulla**: sono parole buttate al vento. Dovremmo andare a guardare quali strumenti di linguistica computazionale si usano per analizzare le parole pronunciate dalla persona. Dovremmo poi chiederci: cosa c’è scritto negli algoritmi che determinano valutazione e selezione? Premesso che **un essere umano che parla con un'altra persona sa osservare aspetti imprevisti da qualsiasi programma**, quali prende in considerazione questo software?

In ogni caso, si può aggiungere: **tutta roba vecchia**. Non solo perché esistono svariati software simili, ma soprattutto perché l’approccio è acutamente criticato da **Kurt Vonnegut, in *Player piano*, un romanzo del 1952**. Non prendete come limite la **forma narrativa, il romanzo**. Vale più di 100 articoli scientifici. Va anche detto che il romanzo non è che una rielaborazione – enfatizzata e portata fino al paradosso, ma precisissima – di ciò che Vonnegut aveva visto negli anni in cui lavorava alla General Electric.

Possiamo anche ricordare che la **capacità di scrivere algoritmi** – ovvero procedure frutto di pensiero e di modelli – non è certo una novità degli ultimi anni. Ciò che in anni recenti è cambiato, rispetto agli Anni 50 o alla fine del XX secolo, è la **potenza di calcolo**. Ma Vonnegut immaginava appunto un tempo futuro nel quale la potenza di calcolo non sarebbe stata un problema.

## La narrazione di sé può cambiare nel tempo

Tre le cose che contano. **Il modello attraverso cui si viene giudicati e classificati**: chi l’ha sviluppato? Quali giudizi o pregiudizi ideologici, politici e sociali contiene il modello? I **cambiamenti del contesto**. Cambia la società, cambiano i mercati, cambia l’economia e cambia una azienda nel tempo. Come può una selezione restare adeguata all’evolversi del contesto? E soprattutto: ognuno di noi, essere umano libero, **acquista nuova consapevolezza di sé e scopre nuove vie, nuovi interessi**. Ecco una domanda che, seguendo Vonnegut, possiamo fare a Sposato: che cosa accade se tra tre, 10, 20 anni non ti ritrovi più nell’immagine di te che avevi dato in quel filmato al quale affidi il tuo destino?

Dunque: benvenuto curriculum. Che poi è **l’autodescrizione, narrazione di sé, che in ogni istante potremo cambiare**. E benvenuto selezionatore-essere umano, che non si fida di automatismi e legge i curriculum come romanzi. Basta leggere qualche breve brano di *Player piano*. Ne proponiamo un estratto.

“Oh, che rabbia”, disse Paul. “Cosa gli è saltato in mente di assegnarti alle Industrie Petrolifere? Tu dovresti essere nella Progettazione”. “**Non ho attitudine alla progettazione**”, disse Bud. “I test lo hanno dimostrato”. Ci doveva essere anche questo nella sua scheda sfortunata. **C’erano tutti i risultati del suo test attitudinale**: immutabili, irrevocabili, e la scheda aveva sempre ragione. “Ma tu sai progettare”, disse Paul. “E lo fai con più estro e fantasia delle primedonne del laboratorio”. Il laboratorio era il Laboratorio Nazionale di Ricerca&Sviluppo, un (…) di tutti gli enti del Paese che si occupavano di Ricerca&Sviluppo. (…)

“Ma il test dice di no”, disse Bud. “**E così le macchine dicono di no**”, disse Katharine. “E buonanotte”, disse Bud. (…) “Forse potrebbe aiutarti la tua università”, disse Paul. “Forse la macchina che assegnava i voti aveva bisogno di valvole nuove quando ha vagliato il tuo test attitudinale.” (…) “Ho scritto, chiedendo che ricontrollassero i miei voti. Qualunque cosa dica, mi danno sempre la stessa risposta”. (…) “Uhm”, disse Paul, guardando **disgustato quel grafico che conosceva bene**. Era uno dei cosiddetti Profili di Rendimento Scolastico e Attitudinale, e tutti i laureati ne ricevano uno insieme alla pergamena del diploma.

**Il diploma non era niente, mentre il grafico era tutto**. Quando veniva il momento di laurearsi, una macchina prendeva i voti dello studente e altri dati e li integrava in un grafico: il Profilo. Qui il profilo di Bud era alto per la teoria, lì basso per l’amministrazione, qui basso per la creatività, eccetera, eccetera, su e giù attraverso la pagina fino all’ultima qualifica, la personalità. Con anonime e misteriose unità di misura, **ogni laureato si vedeva attribuire una personalità**: alta, media o bassa. (…) Quando il laureato veniva introdotto nell’economia del Paese, tutti i suoi picchi e le sue valli venivano tradotti in perforazioni sulla scheda personale (pagine 81-82).

Il testo è tratto da Kurt Vonnegut, *Player Piano*, Dell Publishing, 1952. L’opera è stata tradotta in varie occasioni: con il titolo *La società della camicia stregata* (La Tribuna, Science Fiction Book Club, n. 32, Piacenza, 1966); con il titolo *Distruggete le macchine* (traduzione di Roberta Jole Luisa Rambelli, Nord, Milano, 1979); con il titolo *Piano Meccanico* (traduzione di Alessandro Roffeni, SE, Milano, 1992); è poi contenuto in *Catastrofi di ordinaria follia* (comprende *Piano meccanico*, *Ghiaccio nove*, *Mattatoio n. 5*), tradotto da Vittorio Cartoni (Interno giallo-Mondadori, Milano, 1994); da qui *Piano meccanico* è ripreso in Mondadori, Urania, n. 1393, 2000; infine *Piano meccanico*, traduzione italiana di Vincenzo Mantovani, Feltrinelli, 2004 (da cui i numeri di pagina).
