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title: Tre giorni al mese di Smart working e la produttività va su
description: I vantaggi dello Smart working incidono sulla produttività del lavoratore sia perché subisce minore stress, sia per il risparmio economico
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date: 2020-01-23
modified: 2025-09-09
author: Rossana Malacart
url: https://www.paroledimanagement.it/welfare-aziendale/tre-giorni-al-mese-di-smart-working-e-la-produttivita-va-su/
categories: [Risorse Umane, Welfare aziendale]
tags: [change management, work life balance, Smart working, cambiamento culturale, benefici del lavoro agile]
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# Tre giorni al mese di Smart working e la produttività va su

![smart_working_variazioni.jpg](https://www.paroledimanagement.it/wp-content/uploads/2020/01/smart_working_variazioni.jpg)

Maggiore competitività, riduzione dei costi, aumento della produttività e della soddisfazione degli addetti. Lo Smart working può aiutare le imprese a ottenere questi risultati. È, infatti, **una leva di innovazione organizzativa** che consente alle aziende di affrontare con serenità, ma soprattutto con gli strumenti più avanzati ed efficaci, le sfide del futuro.

Ne sono convinte **Arianna Visentini e Stefania Cazzarolli, fondatrici di Variazioni**, società nata a Mantova nel 2009, che si occupa di work-life balance e Change management e che da tempo si occupa di progetti collegati allo Smart working.

Proprio a Mantova, di recente Variazioni ha presentato i risultati di **una sperimentazione durata tre anni e che ha coinvolto 250 persone** operanti in 21 imprese, piccole medie e grandi, che si sono riorganizzate scegliendo di utilizzare lo Smart working per un periodo di 36 mesi.

Un **progetto supportato dal comitato imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Mantova**, guidato da Annick Mollard e realizzato grazie a una rete di imprenditori pubblici e privati attraverso un finanziamento di Regione Lombardia erogato attraverso l’Ats (Azienda territorio e salute) Val Padana, rappresentata da Salvatore Mannino.

Presente, tra gli altri, anche il **Ministro per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti**, che in sede di presentazione dei risultati della sperimentazione ha sottolineato come al termine “conciliazione” tra i tempi di lavoro e di vita preferisca utilizzare la parola “armonizzazione” tra vita e lavoro.

Lavoro che, in sintonia con il dettato costituzionale, ha sottolineato il Ministro, dovrebbe **esprimere “il tempo che ciascuno mette a disposizione in termini di competenze**, passione e intelligenza per il benessere spirituale e materiale della comunità”.

### Risparmio economico e benefici ambientali

La sperimentazione sul lavoro agile, come illustrato da Stefania Petocchi di Variazioni, ha dato **risultati sia sul versante economico sia su quello della soddisfazione personale** dei lavoratori coinvolti.

In termini economici, **l’utilizzo dello Smart working ha permesso un risparmio**, in un anno e per ogni dipendente, di circa 1.300 euro (a fronte di minori spostamenti in auto e con mezzi pubblici di trasporto); 2.400 chilometri percorsi in meno rispetto alle abitudini; sette giorni guadagnati e 270 chili di anidride carbonica non immessi nell’aria, con un beneficio ambientale pari a quello realizzato piantando 18 alberi.

Numeri resi possibili grazie a un programma di lavoro agile che ha permesso ai dipendenti coinvolti (su base volontaria) di **lavorare tre giorni al mese senza recarsi in ufficio, ma operando da casa o da qualsiasi luogo**, producendo comunque quanto richiesto dalla propria azienda e organizzando e conciliando in modo autonomo i tempi di lavoro con quelli della famiglia.

I vantaggi ottenuti non sono solo quelli del lavoratore che, come si diceva, **risparmia in termini economici, riducendo le spese di trasporto casa-lavoro** ed eventualmente anche quelle di baby sitter che si occupano dei figli, ma anche per le aziende: la stima è di 513 euro l’anno per ogni smart worker, che consentono di diminuire i costi per le trasferte dei dipendenti e nel tempo stesso le imprese vedono aumentare la produttività dei singoli lavoratori (nel 95% dei casi) e delle ore lavorate. Dall’osservazione, infatti, è emerso che ogni 100 ore risparmiate, grazie alla diminuzione degli spostamenti casa-lavoro, 25 sono state spese in lavoro aggiuntivo.

### Meno stress e più produttività

I risultati dell’indagine non devono, però, stupire, ha sottolineato Visentini: “**È uno dei benefici della riduzione dello stress e del clima di fiducia che si instaura tra azienda e dipendente**. Si tratta insomma di una svolta nell’approccio al lavoro: addio al vecchio cartellino da timbrare ogni mattina e largo alla valutazione dei dipendenti sulla base dei risultati effettivamente raggiunti; in questo modo si aprono spazi di maggiore collaborazione e condivisione degli obiettivi, che non sono in conflitto”.

Non a caso, secondo Visentini, **lo Smart working accelera anche nell’Italia in cui produttività e innovazione tecnologica e organizzativa arrancano**: nel 2019, secondo recenti ricerche, sono aumentati a 570mila gli smart worker e i progetti *ad hoc* sono stati avviati nel 58% delle grandi imprese. Grazie anche alla legge sul lavoro agile del 2017, che, però, si scontra molto spesso, nella realtà, con diffidenze di tipo culturale.

I maggiori ostacoli, secondo la fondatrice di Variazioni, spesso si incontrano ai piani alti delle aziende. “**Gran parte del nostro lavoro dobbiamo dedicarla a convincere i manager che bisogna fidarsi dei lavoratori**”, ha spiegato Visentini, che al tema ha dedicato un libro insieme con Cazzarolli (*Smart working: mai più senza*, Franco Angeli 2019).

“Il punto è di **smettere di valutare i propri collaboratori sulla base delle ore trascorse in ufficio**, bensì guardando agli obiettivi raggiunti, senza controllare dove passino ogni minuto. Chi l’ha detto che lavora di più e meglio chi trascorre più tempo in ufficio? Allora perché contare le ore anziché misurare l’efficienza? Non dovrebbe interessare il risultato più di tutto?”.

“Tutto questo richiede **un salto notevole nella mentalità e per i manager spesso è difficile accettarlo**, perché significa rimettere in discussione parametri consolidati e anche facili da applicare. Il criterio del cartellino timbrato è una comfort zone. Ma è inefficiente e crea un clima di sfiducia”.
