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sabato, 14 Febbraio, 2026

Obiettivi raggiungibili e non lamentarsi: la via per la felicità (non solo in azienda)

Tutti noi, con qualche eccezione di cui qui non ci occupiamo, abbiamo come finalità – nella nostra vita terrena – il benessere, la soddisfazione, la gratificazione, la gioia. In una parola: la felicità. Si tratta di una felicità limitata, determinata, condizionata, che sia non solo percepibile, godibile, ma anche permanente e possibilmente crescente. Questa finalità […]
1 Aprile 2021
Di: Luciano Ballabio
1 Aprile 2021
Tutti noi, con qualche eccezione di cui qui non ci occupiamo, abbiamo come finalità – nella nostra vita terrena – il benessere, la soddisfazione, la gratificazione, la gioia. In una parola: la felicità. Si tratta di una felicità limitata, determinata, condizionata, che sia non solo percepibile, godibile, ma anche permanente e possibilmente crescente. Questa finalità tuttavia è considerata da molti un’utopia o comunque una meta irraggiungibile, poiché il suo conseguimento sarebbe impedito da innumerevoli ostacoli, piccoli e grandi, interni ed esterni. Alla maggior parte delle persone adulte nutrire una gamma di sentimenti positivi in modo stabile, durevole e progressivo – nelle relazioni interpersonali come nelle attività professionali, nei contesti aziendali come in quelli sociali – sembra costituire una missione impossibile. La felicità viene infatti solitamente considerata una condizione rara e fortunata, quasi sempre associata alla disponibilità di grandi quantità di denaro e di potere, oppure una condizione transitoria e beata, spesso collegata alla prima infanzia e perciò destinata a declinare rapidamente per lasciare il posto ai tormenti dell’adolescenza. Per colmare il gap tra aspirazioni e realizzazioni, tra desideri e risultati, per lenire la frustrazione conseguente alla rilevazione di quel gap, spesso si ricorre alla lamentazione nell’illusione di poterne trarre qualche beneficio. Così ci si abbandona al lamento per le proprie sfortune, piccole e grandi, occasionali e permanenti, reversibili e irreversibili. Del resto si sa: le vie della lamentazione sono infinite… Tuttavia la cura si rivela peggiore della malattia: infatti, anche se può darci un momentaneo sollievo, lamentarci non fa che generare ulteriore frustrazione. Nel mio libro L’arte di non lamentarsi mai (FrancoAngeli, 2003) racconto come la scelta di tenersi lontano dalla lamentazione sia in realtà un’arte costruttiva, che permette di resistere alla tentazione della lamentela per trasformare e concentrare l’energia (negativa) così risparmiata in energia (positiva) esclusivamente finalizzata al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Raggiungere gli obiettivi per ottenere la felicità

La felicità, nella sua dimensione intra-personale e inter-personale, è alla nostra portata a condizione che sia considerata come la conseguenza inevitabile del raggiungimento di ciascuno degli obiettivi che quotidianamente ci diamo e ci inventiamo. Se questa condizione viene accettata e se questa concezione di felicità limitata, determinata – perché umana, terrena – viene intimamente condivisa, allora (quasi) tutto dipende dalla nostra capacità di apprendere, padroneggiare e praticare una duplice arte. La prima è l’arte di concentrarci esclusivamente su obiettivi più o meno sfidanti, ma comunque raggiungibili. La seconda è l’arte di raggiungere davvero e di trasformare in risultato ciascuno di questi obiettivi, modificando o abbandonando prontamente tutti quelli che, a causa di cambiamenti imprevisti dei contesti esterni o delle condizioni interne, a un certo punto si rivelassero oggettivamente o soggettivamente irraggiungibili. Naturalmente occorre distinguere tra gli obiettivi che possono essere raggiunti nel breve periodo e quelli che possono essere raggiunti solo in tempi lunghi. E occorre anche distinguere tra gli obiettivi il cui raggiungimento dipende solo da me e quelli che possono essere raggiunti solo da noi (da me insieme con altre persone). Scrivere le 5mila battute di questo articolo è un obiettivo che può essere raggiunto nell’arco di qualche ora e che dipende solo da me realizzare. Vederle pubblicate è invece un obiettivo che non solo richiede tempi certamente più lunghi, ma che, nel caso in cui l’articolo venisse cestinato dalla Direzione, potrebbe non essere mai raggiunto… Studiare a fondo – e fino in fondo – la partitura di una sinfonia dipende solo da me, ma il successo della sua esecuzione, in concerto, dipende da tutti i musicisti coinvolti. Arrivare puntualmente a ogni appuntamento, reale o virtuale, dipende solo da me, ma la puntualità delle altre persone dipende da ciascuna di loro. E così via… Possiamo (dobbiamo) gioire (essere felici) per ogni obiettivo raggiunto, piccolo o grande che sia, comprendendo (senza cedere alla dannata tentazione della lamentazione, della frustrazione e della colpevolizzazione) le ragioni per cui non è stato possibile raggiungere gli obiettivi che non sono stati raggiunti oppure è stato necessario dilatare i tempi della loro realizzazione. Infine bisogna dire che la pratica di quella duplice arte presuppone almeno due condizioni. La prima è la sistematica e coerente utilizzazione di un metodo (per esempio propongo quello delle 10 “S”). La seconda è l’auspicabile disponibilità di un pizzico (ma solo un pizzico) di… buona fortuna!

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