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venerdì, 9 Ottobre, 2026

In una candidatura contano anche le passioni

“Magari indossava un gran bel paio di pantaloni”. Sudato, sporco, appena uscito di prigione per non aver pagato il parcheggio troppe volte. E con i jeans e la canottiera intrisi di vernice secca, perché prima di essere arrestato stava ritinteggiando il suo appartamento. Chris Gardner –il protagonista de La ricerca della felicità, interpretato da Will […]
20 Gennaio 2020
Di: Giulia Riva
20 Gennaio 2020
“Magari indossava un gran bel paio di pantaloni”. Sudato, sporco, appena uscito di prigione per non aver pagato il parcheggio troppe volte. E con i jeans e la canottiera intrisi di vernice secca, perché prima di essere arrestato stava ritinteggiando il suo appartamento. Chris Gardner –il protagonista de La ricerca della felicità, interpretato da Will Smith– risponde così a Dean Witter Reynolds, l’Amministratore Delegato della società dove vorrebbe essere scelto come stagista per imparare il mestiere di broker, quando questi gli domanda: “Che cosa direbbe lei se uno si presentasse a colloquio senza nemmeno una camicia e io lo assumessi?”. E ottiene il posto. Con un curriculum di poche righe –niente lauree e un’esperienza da venditore fallita alle spalle– ma tanta determinazione. Ecco la forza delle cosiddette soft skill, di tutte quelle abilità e competenze che poco hanno a che vedere con il proprio mestiere ma che possono fare la differenza sul luogo di lavoro. Questa, però, è la scena di un film americano. Cosa accade invece nella vita vera, quando non ci sono cineprese in azione? E come andrà a finire quando non lo decide un regista? Persone&Conoscenze ha chiesto ad alcuni esperti del settore –recruiter, head hunter e direttori del personale– quanto può contare la sezione ‘passioni e hobby’ di un curriculum in una candidatura.

La coerenza prima di tutto

Distinguere nettamente sfera privata e sfera lavorativa, oggi, è un’illusione. Dedicarsi nel privato a qualcosa che ci appassioni può quindi risultare utile dal punto di vista professionale. Ciò rivela alcune caratteristiche importanti sulle attitudini e sul carattere delle persone. Praticare sport, per esempio, è un segnale del fatto che una persona è motivata, è propensa a faticare e a lavorare in team. Le soft skill, nella maggior parte dei casi, decidono l’esito di una selezione. Se una volta si assumeva per competenza e si licenziava per attitudine, oggi si individua la nuova risorsa proprio grazie al suo atteggiamento. Nella fase di selezione di una candidatura, la sezione ‘passioni e hobby’ può quindi avere un peso importante. Ma i candidati devono saper gestire bene l’inserimento nel curriculum di queste informazioni: è importante è che lo spazio dedicato a queste attività nel curriculum non diventi eccessivo. L’elemento fondamentale è la coerenza: ampliare il panorama delle esperienze risulta efficace solo se opportunamente argomentato. Un lungo elenco di cose fatte non significa nulla se non riesce a trasferire l’idea di un percorso personale guidato da una giusta consapevolezza.
L’articolo integrale è pubblicato sul numero di febbraio 2020 di Persone&Conoscenze. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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