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domenica, 19 Luglio, 2026

Lutto

L’arte di cambiare: cosa ci resta di Alex Zanardi

Già pilota di Formula 1, è stato un fuoriclasse simbolo dello sport paralimpico. Ma non solo: è stato un leader che ha insegnato a rialzarsi, trasformando il dolore in forza e scegliendo ogni giorno il coraggio di sorridere.
8 Maggio 2026
Di: Daniela Di Genova
8 Maggio 2026
Zanardi

Esistono atleti che vincono trofei e uomini che riscrivono il concetto di ‘possibile’. Alex Zanardi appartiene a una categoria a se stante: quella dei costruttori di speranza verso il futuro. La sua vita non è stata una semplice sequenza di gare, ma un manifesto vivente di resilienza, di un uomo capace di trasformare il dramma nell’opportunità di ri-nascere ancora più forti di prima. Dalle piste della Formula 1 ai circuiti della IndyCar, fino alle strade percorse in handbike, non ha mai corso solo contro gli avversari o il cronometro, ma contro un destino avverso di cui ha saputo ribaltare le sorti.

Dopo l’incidente di Lausitzring nel 2001, dove la vita sembrava avergli presentato il conto finale, Zanardi ha risposto con un sorriso che è diventato il suo tratto distintivo. Ha dimostrato che, sebbene non possiamo scegliere il vento che soffia, possiamo sempre decidere come orientare le vele. Le sue medaglie d’oro ai Giochi di Londra (2012) e di Rio (2016) non sono state solo successi sportivi, ma il simbolo di un uomo che ha saputo “guardare dove voleva andare, non dove stava cadendo”.

La storia di vita di Zanardi richiama alla mente il brano sanremese L’uomo che cade di Tredici Pietro (Pietro Morandi) che sembra voler dire che non è importante come si cade, ma come si vive quel momento di sospensione. C’è una sorta di ‘vertigine’ che l’artista esplora, invitando l’ascoltatore a non aver paura dei propri momenti di fragilità. Ed è proprio quello che ha fatto Zanardi nel suo cammino di vita. La sua figura è probabilmente il ‘case study’ più potente che un’azienda possa adottare per parlare di gestione del cambiamento e di leadership resiliente. Un caso emblematico di come lo sport possa rappresentare una potente metafora dell’agire manageriale quotidiano. Un tema che anche su questo quotidiano è stato approfondito attraverso il videopodcast Sportivamente.

PodcastPlaylist

Sportivamente

Il podcast esplora il legame tra sport e mondo del lavoro, mettendo in luce i parallelismi tra prestazione atletica e performance aziendale. Gli autori sono Dario Colombo, Caporedattore di Edizioni ES…

La metafora del pivot estremo

In ambito startup e business, il pivot è la capacità di un’azienda di cambiare radicalmente strategia o modello di business quando il mercato o le circostanze rendono la strada attuale impercorribile. Zanardi è il pivot incarnato. Non si definiva come “un pilota di gambe”, ma “un generatore di velocità”. Proprio come in azienda quando un prodotto diventa obsoleto o un mercato crolla, l’impresa di successo non si arrende alla perdita del mezzo, ma si concentra sulla propria core competency: Zanardi ha mantenuto il suo ‘motore’ (la determinazione) e ha semplicemente cambiato il ‘telaio’ (dalla macchina alla handbike).

Dopo l’incidente, si è ritrovato in una condizione di svantaggio competitivo assoluto. Eppure, non ha cercato di tornare a essere il pilota di prima: ha accettato la nuova baseline. In azienda la resilienza aziendale non è ‘tornare come prima’ (resistenza), ma evolvere verso una nuova condizione. Zanardi insegna che la crisi non è un’interruzione del business, ma una ‘fase di Ricerca e Sviluppo’ forzata che può portare a nuovi segmenti di mercato (le Paralimpiadi) prima inesplorati.

Zanardi ha spesso detto: “Quando mi sono risvegliato senza gambe, ho guardato quello che mi era rimasto, non quello che avevo perso”. In azienda: questa è la quintessenza del Lean management. Spesso le imprese falliscono perché si focalizzano sui budget tagliati o sui talenti che se ne vanno. Il ‘metodo Zanardi’ applicato al management significa mappare le risorse attive e ottenere il massimo potenziale, trasformando i vincoli in vantaggi competitivi. Per un manager o un imprenditore, Zanardi rappresenta il Leader cinetico: colui che non sta fermo ad aspettare che la tempesta passi, ma impara a navigare con il vento che ha a disposizione verso nuove traiettorie.

“Non volevo dimostrare che un disabile può fare sport, volevo dimostrare che io potevo vincere quella gara”, era un’altra delle sue massime. In termini aziendali, questo significa passare dalla Diversity & Inclusion come accettazione della fragilità alla valorizzazione del talento: non ti assumo perché sei resiliente, ti assumo perché la tua resilienza ti rende il miglior professionista sul mercato. Uno che Zanardi ci mancherà moltissimo.

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