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venerdì, 9 Ottobre, 2026

Talenti

Meritarsi la retention

Trovare risorse con competenze adeguate è la maggiore criticità per le aziende. Subito dopo però bisogna imparare a trattenerli. Ma solo chi lo merita.
21 Gennaio 2026
Di: Ilaria Mariotti
21 Gennaio 2026
colloquio di lavoro

La realtà fuga dubbi sull’eventualità che in futuro manchino posti di lavoro, magari cancellati dall’AI. Tutto il contrario: a livello nazionale il 25% delle imprese dichiara di essere intenzionato ad assumere nuove risorse nel prossimo trimestre (fonte dati Excelsior – Unioncamere). Il 46% delle assunzioni si prospetta però di difficile reperimento, con picchi che arrivano al 70% in alcune aree tecniche come la manutenzione. Le cause? Mancanza di candidature, ma anche di competenze.

Una verità sempre più evidente. “Oggi soprattutto in determinati settori le persone sono poche, le competenze sempre più specialistiche e il mercato sempre più competitivo”, ha affermato Valerie Schena Ehrenberger, CEO di Valtellina Lavoro, società di ricerca e selezione di personale. Tanto che la sfida dei prossimi anni in termini di gestione delle risorse umane non sarà soltanto individuare le persone giuste, ma trattenerle. 

La retention solo a chi la merita

Al difficile reperimento di candidati si somma un’altra problematica. Vale a dire la tendenza delle persone a non considerarsi più parte della vita di un’organizzazione. Entra in gioco quindi per i recruiter la questione retention. Che deve però essere mirata. “Alcune uscite sono inevitabili, altre persino salutari”, ha aggiunto Ehrenberger. “Il riferimento è ai quiet quitter, quei collaboratori che hanno tirato i remi in barca e ormai demotivati fanno il minimo indispensabile”. Secondo la recente indagine dal titolo State of Global Workplace Report di Gallup, tra il 22% e il 24% dei lavoratori italiani rientra in questa categoria. Persone che mentalmente hanno già abbandonato il proprio ruolo, dunque trattenerle può rivelarsi inutile. 

La retention non va concepita come un’azione ‘difensiva’ per legare o impedire che qualcuno se ne vada. Le persone restano solo se percepiscono coerenza e allineamento tra le proprie motivazioni e i propri valori e quelli dell’azienda in cui lavora, secondo i dati osservati dalla società. Uno dei fattori determinanti per fidelizzare diventa allora la qualità delle relazioni. 

Lavorare sulla qualità delle relazioni

Non c’è però solo il clima organizzativo. Serve un rapporto costante e trasparente, in cui i dipendenti si sentano liberi di esprimersi. Un dialogo di qualità, strutturato e bidirezionale, che consenta di intercettare segnali e correggere la rotta prima che sia tardi. Se svolto con regolarità, lo scambio diventa un potente strumento di retention perché dimostra alle persone che vengono viste e consente di mappare potenzialità spesso sommerse dalla quotidianità operativa.

Welfare e wellbeing aziendale? Imprescindibili oggi. Non si tratta solo di offrire sessioni di yoga, ma di garantire attenzione al benessere ed equilibrio vita-lavoro. Spesso mancano gli strumenti e il tempo necessario. Scegliere un supporto esterno, con l’utilizzo di assessment strutturati, può rivelarsi vantaggioso per il business. Possono così emergere la motivazione reale di chi lavora all’interno, comprenderne i valori e capire se ci sono criticità che mettono a rischio una collaborazione proficua. 

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