Nuovi modi di creare leadership, team interfunzionali e autonomi
Leader e leadership sono concetti correlati, ma non necessariamente sovrapposti. Il leader è colui che rappresenta la testa di un gruppo, di un’organizzazione o di un partito; colui che guida e che sa esercitare un’influenza funzionale al raggiungimento di scopi collettivi. Quindi con il termine “leadership”, soprattutto nel mondo anglosassone, si designa l’esercizio dell’autorità che […]
22 Novembre 2019
Di: Maria Giovanna Garuti, Andrea Pallante
22 Novembre 2019

Leader e leadership sono concetti correlati, ma non necessariamente sovrapposti. Il leader è colui che rappresenta la testa di un gruppo, di un’organizzazione o di un partito; colui che guida e che sa esercitare un’influenza funzionale al raggiungimento di scopi collettivi.
Quindi con il termine “leadership”, soprattutto nel mondo anglosassone, si designa l’esercizio dell’autorità che nasce dal basso e non dalla posizione formale di un ruolo. È dunque corretto definire leader i politici eletti con consenso popolare, mentre il CEO di un’impresa è da considerarsi un capo.
I profondi cambiamenti delle forme organizzative indotti dalla globalizzazione, dalla veloce evoluzione-involuzione dei mercati e dalle tecnologie digitali richiedono sempre più competenze, diffuse e correlate, nonché autonomia e capacità di perseguire proattivamente compiti innovativi.
Ciò ha creato l’esigenza di un’autorità partecipata, dove management e leadership, capo come coach, leadership visionaria o ispiratrice sono le parole d’ordine. Continua a essere in rilievo dunque, da un lato, il tema delle modalità e degli stili adottati nell’esercitare l’autorità; dall’altro lato, invece, si sviluppa il tema delle qualità specifiche dei leader.
Eppure esiste un’altra modalità per affrontare la leadership, non dal punto di vista del leader e del singolo, bensì della relazione fra persone che, interagendo, si influenzano.
In particolare, senza entrare nel merito dei diversi approcci, per parlare di leadership – distinguendola dalle molteplici forme d’influenza quali la manipolazione, la seduzione e il gioco sporco sulle paure e le emozioni – la relazione fra le persone dev’essere connotata dalla reciprocità.
Con il filosofo Martin Buber potremmo, anzi, affermare che reciprocità e autenticità relazionale sono la stessa cosa: “Il mondo ha per l’uomo due volti, secondo il suo duplice atteggiamento. L’atteggiamento dell’uomo è duplice per la duplicità delle parole fondamentali ch’egli dice. Le parole fondamentali non sono singole, ma coppie di parole. Una di queste parole fondamentali è la coppia io-tu. L’altra coppia fondamentale è io-esso”.
Il binomio io-tu istituisce, ab origine, l’umano, poiché egli è in relazione, fin dal principio del suo cammino nel mondo, con un ‘tu’ irriducibile a oggetto maneggiabile-manipolabile o riconducibile a sé.
La leadership è – e si esercita – nell’autenticità della relazione con l’altro, sentendone tutta l’influenza ed esprimendo la propria energia, ma anche nella consapevolezza della distinzione, dell’alterità e, quindi, nel profondo rispetto delle distanze. La leadership è una qualità relazionale che dovremmo adottare nei confronti degli altri umani, ma anche verso la natura e il Pianeta.
Se il cambiamento climatico, la desertificazione e le profonde disuguaglianze che determinano flussi migratori inarrestabili sono fra le emergenze da affrontare nell’era che denominiamo Antropocene, forse dovremmo rapidamente cambiare il modello comportamentale e relazionale, improntato sull’io-noi-esso.
Affinché il Pianeta non sia oggetto di conquista, di sfruttamento e di assoggettamento, ma un ‘tu’ con cui tentare una collaborazione sistemicamente sostenibile per tutti i viventi, i leader dovrebbero pensare in termini di sinergia di cervelli, di responsabilità e di esigenze. Non servono eroi, profeti e tanto meno demagoghi, ma stimolatori di una pluralità di cervelli e di sentimenti.
A tal proposito citiamo un’espressione dello psichiatra Vittorino Andreoli: “È già tutto disegnato nei cervelli umani, si tratta solo di sintonizzarli e di usarli in modo che producano le qualità necessarie al legame”.
In quest’evoluzione potremmo essere utilmente aiutati dalle macchine che abbiamo creato e che continuiamo a perfezionare nei laboratori, con la loro potenza di calcolo e i loro cervelli di silicio e, in futuro, di carbonio che si connettono rapidamente e fanno rete, senza le ‘imperfezioni creative’ dell’uomo: le emozioni.
L’umanità ‘aumentata’ sarà quella che saprà utilizzare la relazione io-tu, lasciando alle macchine intelligenti quella io-esso, mantenendo su di sé la responsabilità e il discernimento. La tecnologia continuerà ad andare avanti: i robot si stanno allenando e noi?
Per aumentare il cervello e la rete di cervelli, occorre cura. La leadership coltivabile da ciascuno nelle proprie relazioni o, meglio, la cura delle relazioni che sviluppino leadership diffusa, contrapponendosi a comportamenti massificati, alienati o dissociati, è la prospettiva per camminare nel futuro.
L’articolo integrale è pubblicato sul numero di settembre-ottobre 2019 di Sviluppo&Organizzazione.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)
Categoria: Organizzazione, Spazio di lavoro
Articoli correlati

Smart working, welfare e recruitment: il 2021 degli imprenditori
Incentivare il lavoro da casa. Introdurre servizi aziendali di supporto psicologico. Attrarre talenti con certezze e prospettive. Questi i…

Si rinnova il Consiglio di Amministrazione di Protom
Si rinnova il Consiglio di Amministrazione (Cda) di Protom, azienda del settore dell’innovazione, da 25 anni protagonista della…

Birra Peroni, nuovi uffici a misura dei futuri talenti
Ci sono eventi in grado di travolgere e stravolgere tutto ciò che colpiscono. E il covid-19 è sicuramente tra questi. Per le imprese, il…

Mechinno, Chantal Pozzobon è la nuova HR Manager
È Chantal Pozzobon la nuova Human Resource Manager di Mechinno. La nomina a guida della funzione HR è avvenuta il 3 febbraio 2025, giorno nel…






