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giovedì, 16 Luglio, 2026

Modelli organizzativi

Rapporto Fisco-impresa, dal sospetto al dialogo con la Cooperative compliance

Introdotto nel 2015, l’adempimento collaborativo è uno degli strumenti più avanzati per ripensare la relazione tra le aziende e l’Agenzia delle Entrate. E permette una relazione basata su trasparenza, prevedibilità e collaborazione.
Di: Redazione Memento Pratico
17 Aprile 2026
Fisco_impresa_collaborazione_PdM

Negli ultimi anni il tradizionale modello di interazione tra Fisco e contribuente – fondato su controlli ex post, ispezioni e contenziosi – è stato messo in discussione. Al suo posto, il Legislatore ha promosso forme nuove di relazione, basate su trasparenza, prevedibilità e collaborazione strutturata tra amministrazione finanziaria e imprese.

In questo scenario si inserisce il regime dell’adempimento collaborativo (la cosiddetta Cooperative compliance), introdotto nel 2015 con il Decreto Lgs. n 128, che rappresenta oggi uno degli strumenti più avanzati per ripensare il rapporto fisco-impresa. L’idea di fondo è semplice, ma dirompente: spostare il baricentro dal controllo successivo al confronto preventivo su operazioni e scelte di business potenzialmente rischiose sotto il profilo fiscale.

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Un nuovo patto tra Fisco e imprese

Il regime nasce per le imprese di maggiori dimensioni, inizialmente con soglia fissata a 750 milioni di euro di fatturato, ma nel tempo è stato progressivamente aperto anche a realtà di dimensioni inferiori e, in prospettiva, alle Piccole e medie imprese (PMI) attraverso strumenti analoghi, seppur con benefici premiali più contenuti. 

Il cuore del modello è un patto di reciproco affidamento. Da una parte l’impresa si impegna a comunicare tempestivamente all’Agenzia delle Entrate i rischi fiscali significativi connessi alle proprie operazioni, rendendo trasparenti processi interni e politiche fiscali; dall’altra l’Amministrazione, a sua volta, si impegna a fornire risposte rapide, motivate e coerenti, in un’ottica di ascolto attivo e imparzialità, riducendo al minimo il ricorso a controlli invasivi ex post. 

In questo modo, il Fisco non è più percepito solo come ‘giudice a posteriori’ delle scelte aziendali, ma diventa un interlocutore che accompagna le decisioni di business più delicate, aiutando a prevenire errori e contenziosi. 

Il ruolo del Tax control framework

Per poter accedere a questo modello, l’impresa deve dotarsi di un sistema interno di gestione del rischio fiscale, il cosiddetto Tax control framework (TCF). Non si tratta di un mero adempimento formale, ma di un vero e proprio modello organizzativo che consente di: individuare in modo sistematico i punti di rischio fiscale nei processi aziendali; monitorare l’impatto delle scelte di business sul piano tributario; garantire che le informazioni comunicate all’Amministrazione siano affidabili e complete. 

Il TCF deve essere costruito in coerenza con le linee guida dell’Agenzia delle Entrate ed è certificato da professionisti indipendenti. Questa certificazione funge da garanzia sia per l’impresa sia per il Fisco: la prima dimostra di aver adottato un sistema serio di controllo, il secondo può calibrare i propri interventi su basi più solide. 

I principali vantaggi per le imprese

Perché un’impresa dovrebbe esporsi così tanto, rendendo trasparenti i propri processi fiscali e anticipando i rischi all’Amministrazione? I vantaggi concreti sono molteplici: certezza fiscale e riduzione del contenzioso; benefici sanzionatori e penali; riduzione dei termini di accertamento; gestione del ‘pregresso’. In sintesi – prima di vedere i benefici in dettaglio – il regime consente alle imprese di trasformare il rischio fiscale da variabile incerta e spesso difensiva a fattore gestito e pianificato, integrato nei processi decisionali

Rispetto alla certezza fiscale e alla riduzione del contenzioso, in sintesi, il vantaggio è che il confronto avviene prima che le scelte si traducano in dichiarazioni contestabili. Le questioni interpretative più delicate sono discusse in anticipo, riducendo il rischio di accertamenti a distanza di anni e di lunghi contenziosi. 

Per i rischi significativi comunicati tempestivamente all’Agenzia delle Entrate, l’impresa può beneficiare dell’esclusione delle sanzioni amministrative tributarie e della non punibilità del reato di dichiarazione infedele, salvo casi di frode o simulazione. 

In merito alla riduzione dei termini di accertamento è bene evidenziare che l’esistenza di un sistema di controllo affidabile comporta la riduzione dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, con un orizzonte temporale più prevedibile e meno gravoso per l’impresa. 

Infine c’è la questione della gestione del ‘pregresso’: gli effetti premiali possono estendersi anche a periodi d’imposta precedenti all’ingresso nel regime, se l’impresa comunica spontaneamente i relativi rischi fiscali prima che siano avviati controlli o indagini. 

Un cambiamento culturale nel rapporto Fisco-impresa

La Cooperative compliance non è solo un nuovo istituto, ma il segno di un cambiamento culturale. Per le imprese, significa passare da una logica di ‘minimizzazione del rischio di essere scoperti’ a una logica di trasparenza programmata, in cui la compliance fiscale diventa parte della reputazione aziendale e della governance complessiva. 

Per l’Amministrazione finanziaria, significa abbandonare l’idea del contribuente come soggetto tendenzialmente inadempiente, per riconoscere che esiste una platea di operatori disposta a investire in sistemi di controllo seri e a condividere le informazioni in cambio di certezza e stabilità. 

Per il sistema Paese, infine, la certezza del rapporto giuridico che deriva da questo modello può diventare un fattore di attrattività sia per le società italiane, che possono pianificare investimenti e operazioni straordinarie con un quadro fiscale più prevedibile, sia per le società non residenti, che valutano l’eventuale trasferimento o ampliamento della propria attività in Italia, sapendo di poter contare su un rapporto diretto e trasparente con l’amministrazione fiscale

Verso una compliance di sistema

La sfida dei prossimi anni è di ampliare progressivamente questo modello, rendendolo accessibile – con strumenti proporzionati – anche alle imprese di dimensioni minori, che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo italiano. In questa prospettiva, il TCF, anche in versione ‘light’ e opzionale, può diventare il linguaggio comune tra Fisco e imprese: un insieme di regole di organizzazione e controllo che consente di parlare di rischio fiscale in modo strutturato, comprensibile e verificabile. 

Se saprà consolidarsi oltre la cerchia delle grandi imprese, la Cooperative compliance potrà segnare il passaggio definitivo da un Fisco percepito come ‘ostacolo’ a un Fisco considerato partner regolato dello sviluppo economico, capace di coniugare contrasto all’evasione e sostegno allo spirito imprenditoriale.

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