Factory tour in Ferrarelle, come nasce una bottiglia d’acqua
Si pensa che imbottigliare l’acqua minerale sia un processo semplice: molta automazione, poco altro. È l’idea con cui sono arrivati a Riardo, in provincia di Caserta, i partecipanti al factory tour della community di Sistemi&Impresa, ospiti dello stabilimento Ferrarelle che ha aperto le sue porte nell’ambito del progetto Fabbrica Futuro che ha fatto tappa a Napoli il 15 e 16 ottobre 2026. Chi ha partecipato all’iniziativa editoriale ne è uscito con un’idea ben più puntuale di che cosa c’è dietro il processo di lavoro dell’azienda campana: una complessa gestione tra automazione e conoscenza umana.
I numeri del sito spiegano la complessità. Le linee di imbottigliamento nello stabilimento di Riardo sono sette: quattro per il PET, due per il vetro e una per le lattine. Qui la produzione media è di circa 600 milioni di litri all’anno. Lo stabilimento lavora su tre turni al giorno, sette giorni su sette, per circa otto mesi l’anno (nei restanti mesi i turni scendono a 15 a settimana). Coesistono tre tecnologie di confezionamento in un unico sito, una caratteristica che l’azienda definisce rara nel settore.
Si imbottigliano tre acque: Ferrarelle (anche nella versione rinforzata Maxima), Electa e Santagata. L’acqua parte dal bacino del vulcano spento di Roccamonfina e compie un percorso di circa 15 chilometri che dura oltre 30 anni, prima di raggiungere i pozzi. Da qui l’acqua finisce in serbatoi di stoccaggio. Nel factory tour il racconto dettagliato del dietro le quinte del processo produttivo.





