I 10 sprechi più frequenti nella progettazione
Nella classifica degli sprechi più frequenti, le modifiche dovute a cambiamenti di priorità conquistato il primo posto; al secondo posto, la mancanza di attività che permettano ai neoassunti di allinearsi; al terzo, l’aver creato progetti su dati che si sono rivelati non corretti o incompleti. Lo spreco ritenuto più inevitabile è proprio la scoperta dei dati […]
Nella classifica degli sprechi più frequenti, le modifiche dovute a cambiamenti di priorità conquistato il primo posto; al secondo posto, la mancanza di attività che permettano ai neoassunti di allinearsi; al terzo, l’aver creato progetti su dati che si sono rivelati non corretti o incompleti. Lo spreco ritenuto più inevitabile è proprio la scoperta dei dati errati, mentre quello cui è più facile porre rimedio, secondo le aziende, è l’assenza di firme e autorizzazioni. E proprio gli sprechi di tempo, di conoscenza e di risorse frenano l’innovazione, lo sviluppo e la progettazione in grado di far competere le PMI e le grandi aziende italiane sui mercati internazionali.
L’Osservatorio GeCo – Gestione dei processi Collaborativi di progettazione, della School of Management del Politecnico di Milano, ha analizzato questi fenomeni e presentato quattro modelli di innovazione che permettono di fronteggiarli.
La ricerca ha preso in analisi un campione rappresentativo del panorama industriale italiano, costituito da circa 400 imprese di 4 macro-settori industriali: Meccanica, Componentistica e Impiantistica, Elettrica ed Elettrodomestici, Elettronica e Telecomunicazioni, Altri settori come Chimica, Alimentare, Tessile e Moda.
La top 10 degli sprechi
“Il 91% delle realtà intervistate riscontra spesso o talvolta una perdita di tempo nelle modifiche ai progetti dovute ai cambiamenti nelle priorità, l’83% riscontrano assenza di strumenti per far recuperare la conoscenza pregressa ai nuovi assunti e il 78% si ritrova a dover rifare i progetti dopo aver riscontrato inesattezze nei dati di partenza”, afferma Monica Rossi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio GeCo. “Le conseguenze? Per il 95% delle imprese intervistate sono le troppe e continue richieste di modifica, per l’88% il sovraccarico dei progettisti e per il 72% lo sforamento dei costi dei progetti”.
E mentre il 67% delle aziende si ritrova spesso o talvolta ad aver immesso nel mercato prodotti difettosi che necessitano di ulteriori interventi di riparazione, il 59% riscontra due diversi sprechi: la realizzazione di progetti che non arrivano sul mercato e la necessità di rifare progetti già sviluppati ma dei quali non è stata recuperata la conoscenza pregressa.
Chiudono la top 10, lo spreco di conoscenza legato all’avere progettato, nel prodotto, funzionalità non richieste dal mercato (riscontrato dal 55% delle aziende) e lo spreco di tempo derivante dalla mancanza di firme o autorizzazione dei responsabili che fanno “da tappo” (rilevato dal 46% delle realtà esaminate).
Le soluzioni possibili
Tra le ricette per poter ordinare la progettazione in azienda verso le riduzioni degli sprechi e la crescita della competitività, l’Osservatorio GeCo ha identificato 4 modelli di innovazione già avviati dalle realtà analizzate e a cui ogni azienda può ispirarsi.
“Il modello di progettazione orientata al cliente consente di essere competitivi nei costi e nelle tempistiche e maggiormente orientati alla customizzazione, con tempestività, puntualità e qualità al di sopra dei propri competitor”, afferma Monica Rossi. “Un secondo modello emerso è quello basato su un approccio formale e pianificato alla creazione, con rilevazioni di performance e un aggiornamento costante scritto dei progetti: consente risparmi di costi e tempi e una flessibilità nei progetti, permettendo di avvantaggiarsi sui competitor dal punto di visto dell’innovatività”.
Aggiunge Sergio Terzi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio GeCo: “Il modello basato sulla progettazione collaborativa, ovvero sull’esplorazione simultanea collaborativa di diverse alternative progettuali, permette di essere competitivi in flessibilità e costi e di essere superiori ai diretti competitor soprattutto nella tempestività e nella puntualità oltre che nella qualità. Infine, il modello dell’innovazione sostenibile, basato sulla sostenibilità e l’innovazione dei prodotti attraverso l’attenzione alla logistica e alla seconda parte del ciclo di vita del prodotto, permette di essere competitivi nella differenziazione dei prodotti, ottenendo un vantaggio sui competitor per quanto concerne la qualità e la varietà dei prodotti stessi.”
Categoria: Fabbrica
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