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mercoledì, 22 Luglio, 2026

Industria 4.0 deve essere strategia, non solo tecnologia

Con un po’ di ritardo rispetto ad altri Paesi, da un po’ di tempo anche in Italia si parla molto di Industria 4.0. Forse se ne sta però enfatizzando troppo la dimensione tecnologica senza capirne appieno la valenza strategica. Si corre cioè il rischio di fare investimenti in digitalizzazione, approfittando della possibilità di recupero fiscale, […]
12 Settembre 2017
Di: Giorgio Merli
12 Settembre 2017
Con un po’ di ritardo rispetto ad altri Paesi, da un po’ di tempo anche in Italia si parla molto di Industria 4.0. Forse se ne sta però enfatizzando troppo la dimensione tecnologica senza capirne appieno la valenza strategica. Si corre cioè il rischio di fare investimenti in digitalizzazione, approfittando della possibilità di recupero fiscale, illudendosi che i possibili aumenti di efficienza e flessibilità possano tradursi automaticamente in maggiore fatturato per la propria azienda. Adeguati investimenti tecnologici potranno in effetti far aumentare l’efficienza produttiva delle aziende (consentendo una riduzione del personale e quindi un aumento dei margini operativi), ma il recupero fiscale legato alle agevolazioni di superammortamento di tali investimenti comporterà anche, come effetto ‘collaterale’, la necessità da parte dello Stato di recuperare altrove il gettito fiscale alienato da tali agevolazioni. A fronte di ciò occorrerebbe chiedersi se la riduzione dell’occupazione e il trasferimento di oneri fiscali siano davvero i reali obiettivi primari del nostro Paese.

L’Italia rischia di esssere surclassata dai Paese emergenti 

Uno degli obiettivi primari dell’Italia dovrebbe invece essere, in modo diretto e prioritario, l’aumento della competitività globale del nostro sistema industriale e l’aumento del Pil nazionale (con conseguente aumento del Pil pro-capite). La riduzione dei costi operativi dovrebbe essere solamente una leva di sostegno. Un aumento dell’efficienza industriale, per esempio anche del 10%, non sarebbe infatti da solo sufficiente a garantire un aumento significativo del fatturato delle nostre imprese (e conseguentemente del Pil). Ciò perché il gap di efficienza sui prodotti offerti anche dai Paesi emergenti è oggi di gran lunga maggiore del 10% e anche perché anch’essi si stanno ora ‘digitalizzando’ (probabilmente, anche più velocemente e profondamente di noi). Si pensi a tal riguardo anche allo stratosferico ‘Piano di Digitalizzazione’ appena lanciato dalla Cina (CM 2025). Il solo aumento dell’efficienza non può dunque garantire un reale aumento di competitività delle aziende italiane. Gli investimenti e gli approcci dell’Industria 4.0 potranno realmente aumentare la competitività delle nostre imprese solamente se verranno utilizzati per abilitare nuove leve competitive ‘di valore’ (e non solo di efficienza-produttività). Queste leve vanno ricercate nella capacità di fornire prodotti-servizi innovativi, differenzianti, a maggior valore percepito dal mercato. Dovranno almeno abilitare logiche di mass customization per poter sostenere la crescita in un sistema con tradizionali strategie di nicchia delle nostre imprese. Occorre anche tenere presente che l’innovazione dei sistemi produttivi, di per sé, non garantisce affatto innovazioni nei prodotti-servizi percepibili dal mercato-cliente. Una strategia innovativa mirata solamente a efficientare la produzione di prodotti-servizi non innovativi significa, in conclusione, ricercare una competitività perdente, in quanto i competitor globali possono usare manodopera a costi molto più bassi e/o fare tali automazioni e digitalizzazioni come noi o meglio di noi. Ciò che occorre, innanzi tutto, è capire come usare strategicamente le tecnologie 4.0 per abilitare nuovi prodotti-servizi e nuovi modelli di business per diventare più competitivi nel mercato globale. Per leggere l’articolo completo, pubblicato sul numero di Ottobre 2017 di Sistemi&Impresa. Acquista la versione .pdf scrivendo a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419).
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