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giovedì, 5 Novembre, 2026

Evento

La trasformazione digitale delle PMI

L’innovazione delle piccole e medie imprese italiane passa dallo sviluppo delle competenze, ma la formazione è ancora poco strutturata e deve fare i conti con la mancanza di tempo e percorsi non sempre adeguati alle esigenze aziendali.
5 Novembre 2026
Di: Lucrezia Carmazzi
5 Novembre 2026

La carenza di competenze, la mancanza di tempo e percorsi formativi che sembrano poco aderenti alle esigenze aziendali frenano la trasformazione digitale delle piccole e medie imprese italiane. Dalla ricerca presentata da Francesca Parisi, ricercatrice dell’Osservatorio Digital Innovation durante la giornata organizzata da Made 4.0: Made 4 People: competenze per nuove sfide nell’era dell’Intelligenza Artificiale, emerge la necessità di rendere la formazione più strutturata, accessibile e connessa all’innovazione. La trasformazione digitale delle PMI non dipende soltanto dalla disponibilità di tecnologie, ma soprattutto dalla capacità delle persone di comprenderle, utilizzarle e integrarle nei processi aziendali. In particolare, l’indagine ha coinvolto un campione di 525 PMI, con un numero di addetti compreso tra 10 e 249.

Dalla formazione al dialogo tra generazioni

Il primo risultato della ricerca riguarda lo svolgimento di attività di valutazione delle competenze in azienda e l’esistenza di piani formativi strutturati. I dati mostrano che le imprese hanno compreso l’importanza della formazione per affrontare le transizioni digitali. “Tuttavia, soltanto una parte delle piccole e medie imprese effettua regolarmente valutazioni strutturate delle competenze. In particolare, solo circa 25% delle piccole e il 21% delle medie imprese, effettua valutazioni delle competenze presenti in azienda in modo regolare e strutturato”, ha spiegato Parisi.

Un altro elemento significativo riguarda il rapporto tra investimento tecnologico e formazione. Più della metà delle imprese considerate dall’indagine avrebbe investito, negli ultimi due anni, in tecnologia. Tuttavia, questi investimenti non sono sempre accompagnati da percorsi formativi specifici. Inoltre, è emerso che, soprattutto nelle piccole imprese, è difficile garantire una gestione continuativa e strutturata della formazione. “La figura maggiormente coinvolta è spesso l’imprenditore o il Direttore generale, al quale viene affidata anche la definizione dei contenuti formativi per i collaboratori, mentre nelle realtà più strutturate le responsabilità possono essere distribuite tra diverse figure”, ha chiarito Parisi. Questo significa che le piccole imprese, non disponendo sempre di risorse e competenze interne dedicate potrebbero avere bisogno di affidarsi maggiormente al sistema esterno.

Lo sviluppo delle competenze passa anche attraverso il confronto tra lavoratori con esperienze e percorsi professionali differenti. “Nelle PMI, il trasferimento delle conoscenze avviene tradizionalmente dai lavoratori più esperti ai colleghi più giovani, attraverso la condivisione delle competenze tecniche maturate nel tempo”, ha sottolineato Parisi, mentre la ricerca evidenzia la necessità di rendere questo processo più strutturato. Favorire il dialogo intergenerazionale significherebbe valorizzare le competenze già presenti nell’impresa e creare occasioni di apprendimento continuo.

Gli ostacoli alla formazione

Ma quali sono gli ostacoli alla formazione? La ricerca ha evidenziato la mancanza di tempo come principale impedimento. In questo senso Parisi ha sottolineato che: “La formazione deve trovare un equilibrio tra esigenze produttive e necessità di aggiornamento. Per farlo, è importante sviluppare modalità flessibili, capaci di adattarsi ai ritmi aziendali senza rinunciare alla qualità dell’apprendimento”.

La ricerca individua un problema anche nell’aderenza dei programmi formativi alle esigenze concrete delle imprese. La soluzione a questa problematica richiederebbe una collaborazione più stretta tra impresa e enti di formazione. Accanto al tempo e alla qualità dei programmi, emerge la questione delle risorse finanziarie. Secondo i dati, una parte delle piccole imprese finanzia la formazione esclusivamente con mezzi propri, senza ricorrere ad altre opportunità disponibili.

Sviluppare competenze per cogliere le opportunità dell’AI

La formazione sull’Intelligenza Artificiale (AI) rappresenta una delle aree in cui il divario tra evoluzione tecnologica e preparazione delle imprese appare particolarmente evidente. I dati illustrati mostrano che solo una quota limitata delle PMI ha già avviato programmi formativi specifici sull’AI. In particolare, solo il 7% delle piccole imprese e solo il 20% delle medie imprese. Le motivazioni, he spiegato Parisi, possono essere ricondotte alla percezione che le tecnologie di AI non producano benefici immediati o non siano ancora prioritarie per il proprio settore.

La ricerca presentata restituisce un quadro in cui la trasformazione digitale delle PMI si confronta con ostacoli organizzativi e culturali, oltre che tecnologici ed economici. Per affrontarli, le imprese devono rafforzare e integrare la formazione nei progetti di innovazione. Allo stesso tempo, gli enti formativi e i soggetti che accompagnano le PMI possono contribuire a rendere i percorsi più mirati, flessibili e accessibili.

L’offerta formativa di Made 4.0

Per essere vicino alle esigenze delle imprese e accompagnarle in un percorso strategico e non solo formativo, Made lancia il nuovo catalogo 2027, che ci è presentato da Vincenzo Laino, Senior Learning & Development Specialist di Made 4.0

Skill AI, misurare le competenze in profondità

Inoltre, Made Competence Center offre uno strumento, Skill AI, utile a misurare le competenze sull’AI e colmare il divario digitale nelle aziende manifatturiere. Come è nato, perché e quali sono le principali caratteristiche di Skill AI ce lo ha raccontato Elena Arosio, HR Consultant Learning & Development di Made 4.0

La parola a chi utilizza Skill AI in azienda

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