Patent box, marchi esclusi dal beneficio fiscale
Marchi, indietro tutta. Nuove regole sul Patent box sono previste dalla ‘manovrina’ del Governo per la correzione dei conti pubblici. A finire nel mirino è stata proprio la detassazione sui beni immateriali che era stata prevista dalla Finanziaria del 2015: ora il Patent box si prevede debba restringere il suo campo di applicazione: l’Esecutivo ha […]

Marchi, indietro tutta. Nuove regole sul Patent box sono previste dalla ‘manovrina’ del Governo per la correzione dei conti pubblici. A finire nel mirino è stata proprio la detassazione sui beni immateriali che era stata prevista dalla Finanziaria del 2015: ora il Patent box si prevede debba restringere il suo campo di applicazione: l’Esecutivo ha deciso la cancellazione del beneficio fiscale per i marchi, lasciandolo però sugli altri asset agevolabili (know how; brevetti; disegni e modelli; software). Secondo quanto si è appreso, però, sono salve le richieste di adesione per il Patent box sui marchi presentate all’Agenzia delle Entrate per il 2015 e il 2016.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore, la decisione del Governo è un adeguamento rispetto alla linea imposta dall’Ocse – Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) – per contrastare le politiche di pianificazione fiscale aggressiva e per evitare lo spostamento di base imponibile dai Paesi ad alta fiscalità verso altri con pressione fiscale bassa o nulla da parte delle imprese multinazionali, puntando a stabilire regole uniche e trasparenti condivise a livello internazionale (quasi tutti i Paesi europei hanno rivisto le norme sul Patent box).
A ‘soffrirne’ di più, però, è proprio l’Italia: sulle 4.500 istanze presentate nel 2015, ben il 36% riguarda i marchi (il 22% è riferito al know how; il 18% ai brevetti; il 14% ai disegni e modelli; il 10% al software). Tuttavia, da quanto si è appreso, i principali marchi del Made in Italy hanno già chiesto il beneficio fiscale che scadrà nel 2020 (poi non sarà più rinnovabile).
A questo punto si spera che il Patent box possa diventare una soluzione di maggiore appeal per i brevetti. L’Italia ha una scarsa predisposizione sul tema: secondo le ultime statistiche, il nostro Paese è al 18esimo posto nel mondo per le domande di brevetto rispetto al numero di abitanti (in cima alla classifica c’è la Svizzera) e alla decima posizione per numero di brevetti. L’auspicio è che, con l’esclusione dei marchi, la detassazione sui beni immateriali possa dare un nuovo stimolo proprio ai brevetti.Categoria: Fabbrica
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