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giovedì, 12 Marzo, 2026

Il lato oscuro della performance

Il libro che ho appena pubblicato – Governare le organizzazioni nel rumore e nel caos (edizioni ESTE) – inizia con queste tre parole: “Rumore, soggettività, performance”. Nel testo spiego perché questi termini qualificano, meglio di altri, i grandi eventi di rottura che abbiamo vissuto nei primi 20 anni del nuovo secolo e del Millennio. ISCRIVITI […]
21 Giugno 2023
Di: Gianfranco Rebora
21 Giugno 2023
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Il libro che ho appena pubblicato – Governare le organizzazioni nel rumore e nel caos (edizioni ESTE) – inizia con queste tre parole: “Rumore, soggettività, performance”. Nel testo spiego perché questi termini qualificano, meglio di altri, i grandi eventi di rottura che abbiamo vissuto nei primi 20 anni del nuovo secolo e del Millennio. ISCRIVITI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO GOVERNARE LE ORGANIZZAZIONI NEL RUMORE E NEL CAOS DELL’11 LUGLIO Purtroppo, la cronaca – anche quella più recente – ci propone continuamente fenomeni leggibili con queste parole. Che dire della recente tragedia del bambino investito dal Suv di lusso noleggiato dagli youtuber? Colpisce l’enorme rumore prodotto da un’esasperazione della soggettività dell’io. Ma dietro c’è la ricerca disperata della performance, che non è il semplice risultato misurabile, per esempio con i numeri dei like, delle condivisioni, dei rilanci sui social. Il concetto di performance viene dallo spettacolo, dal teatro, dallo sport, dall’arte… cioè, da mondi che vivono sulla visibilità, sull’audience, sulla capacità di impressionare, di bucare il sipario, di entrare nell’immaginario. Chi si ricorda la misura del salto di Dick Fosbury quando ha vinto l’Olimpiade nel 1968 a Città del Messico? Quello è solo il risultato tecnico, misurabile, ma l’atleta lo ricordiamo per altro: per lo stile del salto, per la rottura di un ordine precedente che ha cambiato questo sport. Questa è stata la sua performance, in quel caso decisamente positiva. Ma c’è il ‘lato oscuro’ della performance, che a volte esplode in modo inatteso e può avere effetti dirompenti. Dietro c’è questa spinta esasperata della soggettività, che le tecnologie di oggi potenziano senza limiti eludendo ogni istanza di controllo sociale almeno nelle società libere. Educazione e cultura sono chiamate in causa come i soli rimedi realistici per promuovere la positività delle performance e contrastarne le manifestazioni distruttive. Si tratta di una sfida quasi impossibile, ma serve utilizzare lo choc di questi eventi così traumatici come occasione di apprendimento, autocritica e possibilmente emancipazione rispetto al potere seduttivo dei vari social e influencer.

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