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martedì, 18 Agosto, 2026

Lavoro

Se non produci ti licenzio

Dopo il rientro in sede e lo stop allo Smart working, dagli Usa arriva il modello “sink or swim” che premia solo i migliori performer. Da tempo Netflix usa il Keeper Test per premiare chi porta valore. Ma chi decide i criteri di valutazione?
11 Febbraio 2026
Di: Ilaria Mariotti
11 Febbraio 2026
Licenziamento_PdM

Esaurita l’era delle Grandi Dimissioni, si è aperta una fase inversa, dove al contrario chi ha un lavoro fa di tutto per tenerselo stretto. E non stupisce che accada, guardando agli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro è tutto fuorché florido. Vero è che la disoccupazione è ai minimi storici, ferma al 4,4%. Come del resto accade anche in Italia, che ha raggiunto la sua quota più bassa, pari al 6%. Ma i dati sui senza lavoro non sono sufficienti a descrivere fino in fondo le condizioni del mercato. Fioccano licenziamenti, a fatica si creano nuovi posti, il rientro in ufficio – in presenza – ridiventa via via obbligatorio. E a condire il tutto c’è la minaccia dell’AI. Ecco allora che i lavoratori – e con loro i datori di lavoro – si adeguano alle circostanze. 

Non si pone più come qualche anno fa il problema della attraction e retention dei talenti. Benefit aziendali come la palestra gratis o simili regalie da offrire ai dipendenti non sembrano più così urgenti perché i dipendenti non scappano più come prima dalle loro posizioni. Lo garantisce a Business Insider Tara Tutk-Haynes, professionista HR: “Come consulente, anni fa avevo ingaggiato istruttori yoga per aiutare i lavoratori a gestire lo stress”. Adesso non se ne parlerebbe proprio. Anzi, adesso il piatto della bilancia pende più sul lato dei datori di lavoro. 

La nuova era del sink or swim

Le compagnie insomma si stanno resettando. Tendendo sempre più a spremere i lavoratori, a farli produrre al massimo. Altrimenti il rischioè essere fatti fuori. Di qui l’espressione “sink or swin era”: o dimostri quanto vali oppure ti sostituiamo. A Meta è partito per esempio un nuovo programma per valutare i dipendenti. Gli avanzamenti di carriera e le ricompense economiche verranno d’ora in poi strettamente collegate a risultati che siano tangibili. Un andazzo un po’ generale al momento. 

Come se il capitalismo più sfrenato avesse preso piede anche nelle aziende. A soffiarci sopra è l’incertezza economica, con due terzi degli statunitensi che si aspettano una riduzione della propria ricchezza nell’anno in corso, d’accordo con i dati di un sondaggio della Bankrate. E poi c’è il lavoro umano, che costa e rincara. Il prezzo medio di un lavoratore assicurato nella sanità pubblica salirà del 6,7% quest’anno, mentre nel 2024 la salita era stata due punti sotto, al 4,5 %. A cui aggiungere le spese per gli investimenti delle aziende made in USA in licenze per chatbot e formazione, per un ammontare di circa 320 miliardi di dollari solo quest’anno

Il caso Netflix, il keeper test e i suoi pericoli  

“Mi aspetto performance maggiori quest’anno” ha fatto sapere il CEO di Citibank Jane Fraser. E ancora, John T. Stankey, CEO di AT&T, ha spiegato ai manager che ora la direzione è quella di premiare “la capacità, il contributo e l’impegno”. Conta in buona sostanza il valore che si apporta a un’azienda: senza quello il rischio di finire a spasso si fa dietro l’angolo. E senza troppe giustificazioni. Un’impostazione del genere, basata strettamente sui risultati, racchiude i suoi pericoli. Chi valuta il merito? A quali criteri si appiglia? Il terreno potrebbe essere scivoloso perché non tutti vivono le stesse condizioni, di partenza e non solo. In ogni caso il pensiero per cui la “mediocrità” sul lavoro sia da arginare (magari sostituendo personale con l’AI) non nasce solo dal momento attuale. 

C’era il cosiddetto Keeper test che Netflix, l’azienda leader dello streaming che fattura miliardi, aveva lanciato fin dai suoi esordi alla fine del millennio scorso. Il quiz funzionava così: “Se un membro del vostro team dovesse dimettersi domani cerchereste di fargli cambiare idea? Se invece accettate le sue dimissioni, magari con sollievo, dovreste riconoscergli subito una liquidazione e cercare qualcuno per cui siete disposti a lottare”. Se l’azienda leader dello streaming ha raggiunto 325 milioni di abbonati e ricavi di 12 miliardi (più utili di due) lo deve forse anche a questo e alla filosofia incentrata sull’eccellenza. Niente regole e rigidità, ci basta che la performance sia la migliore. Il talento insomma e l’unicità vengono prima di tutto. Una visione che adesso sembra valere più che mai.

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