
I rincari preoccupano le aziende più del covid
Rincari delle materie prime, aumento dei costi dell’energia, problemi di logistica
La gestione della pandemia, come si evince, è importante, ma non è l’unico aspetto che interessa le imprese oggi. A confermarlo sono proprio i manager: il 63% dei rispondenti ritiene i rincari delle materie prime una priorità che le istituzioni dovrebbero considerare e si riscontra la stessa percentuale per i costi elevati dell’energia. In questo contesto, per esempio, da segnalare è l’aumento vertiginoso del prezzo del grano (+38%). Un chilo di pasta, che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40; per la fine di gennaio arriverà a 1,52 euro. Con l’arrivo dell’autunno, poi, sono subentrati altri rincari, come il costo del cellophane (con un incremento del 25%), quello del gas e dell’elettricità, cresciuti del 300% (Fonte: Intervista a Vincenzo Divella, Amministratore Delegato di Divella, a Il Sole 24Ore). Ma non solo i prezzi dei materiali e dell’energia sono saliti; in concomitanza con gli aumenti esponenziali dei costi, la catena logistica ha subìto rallentamenti e blocchi. La ripresa dell’economia ha innalzato repentinamente la domanda di beni e servizi, a cui l’offerta non è riuscita a rispondere in modo altrettanto rapido. Probabilmente non è un caso: il 34% degli imprenditori, infatti, segnala come rilevanti i problemi legati alla logistica e al trasporto merci. Nonostante il notevole impatto sull’economia degli aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia, le iniziative politiche si focalizzano per la maggior parte su questioni legate alla situazione emergenziale conseguente al virus, come l’introduzione di varie forme di Green pass e di modalità di lavoro alternative. Ma il settore manifatturiero, per la verità, non è così attento allo Smart working. Infatti, il 37% manager alla domanda “come valuta l’adozione dello Smart-Remote working per la gestione-contenimento della pandemia?” ha dato una risposta neutra; il 32% ha inoltre risposto che adotterà lo Smart working in questa nuova fase emergenziale per meno del 25% del personale, il 15% non ha in previsione di utilizzarlo, il 12% lo implementerà per meno del 50% e il 17% tra il 50 e il 100%. Imprenditori e manager si interfacciano dunque con prezzi di consumo energetico esorbitanti, materiali irreperibili – o che arrivano in ritardo –, la gestione di un mercato stressato e conseguenti difficoltà di relazione con clienti e fornitori. Il Super green pass e lo Smart working sono probabilmente aspetti che riguardano l’industria manifatturiera in modo più laterale, dal momento in cui le aziende stanno facendo i conti con una situazione economica inflazionata. E il prezzo da pagare sembra essere caro.Covid-19, Materie prime, Inflazione, Smart working, Manifattura

