Innovazioni globali e interpretazioni locali, coworking e FabLab
A causa del forte rallentamento delle performance economiche dei Paesi capitalistici della zona euro, nel corso degli Anni 80 e 90 del secolo scorso sono stati avviati programmi e azioni che miravano alla promozione di politiche e misure che riuscissero a coniugare sviluppo e inclusione, in contrasto alla crescente disuguaglianza tra gli Stati e al […]

A causa del forte rallentamento delle performance economiche dei Paesi capitalistici della zona euro, nel corso degli Anni 80 e 90 del secolo scorso sono stati avviati programmi e azioni che miravano alla promozione di politiche e misure che riuscissero a coniugare sviluppo e inclusione, in contrasto alla crescente disuguaglianza tra gli Stati e al loro interno.
Questo ampio approccio, non schiacciato sulla dimensione economica ricorrente fino alla fine degli Anni 90, ha puntato a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. In questa narrativa risuonano gli echi dei cosiddetti ‘30 anni gloriosi’ che, dal secondo Dopoguerra sino alla prima metà degli Anni 70, sono stati caratterizzati da un parallelo aumento della produttività e dei sistemi di protezione sociale nazionale.
Questo equilibrio è stato scosso da profonde trasformazioni nei riferimenti culturali, nel mercato della produzione e del lavoro, nel sistema di rappresentanza degli interessi come in quello politico, che hanno diversificato maggiormente i bisogni determinando un progressivo aumento di importanza della dimensione individuale (Paci, 2005).
Il sistema Stato-centrico, dominante sino alla prima metà degli Anni 70, è stato modificato a favore di nuove regolazioni istituzionali sovra e sub-nazionali (Brenner, 1999), che hanno arricchito le arene di governance.
La configurazione che si è venuta a delineare ha visto crescere, da un lato, l’influenza di assetti economici, finanziari e politici sovranazionali a livello territoriale e, dall’altro, una spinta di processi di senso inverso, quali il decentramento politico, amministrativo e gestionale delle politiche pubbliche.
La sharing economy come risposta alle nuove esigenze della società
Il sistema di opportunità per lo sviluppo economico, per la buona occupazione e per i diritti di protezione sociale ha assunto una dimensione sempre più locale – dato che molte issue hanno un grande impatto in ambito locale, dove concretamente ci si trova ad affrontare e gestire le questioni (Barberi e Kazepov, 2013) – pur all’interno di reti internazionali. La crescita economica incoraggiata e indirizzata è quella orientata all’innovazione di mercati, prodotti e processi. Le traiettorie di innovazione, tuttavia, comportano tensioni di mercato connesse a risposte socio-organizzative. Se, da un lato, nella società economica attuale sono visibili tendenze di dis-embedding nelle forme organizzative dall’altro, per reazione, se ne attivano altre di re-embedding (Bagnasco et al., 2007). Tra i fattori che attivano queste risposte di riappropriazione e ridefinizione di relazioni sociali alle condizioni locali di spazio e di tempo, assumono un ruolo cruciale le logiche core della Sharing economy: condivisione, collaborazione, riuso e accesso. Queste sono alcune delle parole chiave in merito alle tematiche di sviluppo, coesione e inclusività, in un contesto di globalizzazione dell’economia e di crescente competizione, in una società sempre “più fluida e magmatica” e “in via di continua e accelerata destrutturazione e ristrutturazione” (Paci, 2005). Riguardo alla condivisione, le città costituiscono “un ambiente complesso e ricco di interrelazioni che favoriscono la creazione di nuove idee e nuovi modi di fare impresa” (Moretti, 2013). Cultura e innovazione organizzativa del lavoro possono, infatti, rappresentare leve di sostenibilità e rigenerazione urbana. All’interno di questo frame, in molte città estere e negli ultimi anni anche in Italia, stanno nascendo nuove forme di organizzazione del lavoro, quali spazi condivisi e laboratori orientati all’Open innovation, in qualità di luoghi fisici di ecosistemi locali, allo scopo di coniugare sviluppo territoriale e inclusione sociale. Lungo questa direttrice si collocano le esperienze – localmente situate – di coworking e Fabrication Laboratory (FabLab). Questi contesti lavorativi sono portatori di innovazione organizzativa, nei contenuti, nelle professioni, nelle reti, nelle logiche e retoriche. In questo articolo confronteremo le esperienze di coworking e FabLab, all’interno di un quadro interpretativo che considera il territorio quale dispositivo per la crescita inclusiva, sottoposto a tensioni e logiche – di governo e mercato – che producono nuove soluzioni organizzative del lavoro e della produzione. Ricostruiremo poi il processo di definizione e consolidamento delle esperienze di coworking e FabLab, tracciandone una morfologia e una tipizzazione, per poi ragionare sui possibili percorsi di sviluppo territoriale inclusivo da esse innescati. Le autrici di questo articolo sono Alessandra Fasano e Silvia LucciariniL’articolo integrale è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio 2020 di Sviluppo&Organizzazione.
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Categoria: Ambiente di lavoro, Organizzazione
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