Confessioni dell’ingegnere che faceva innovazione in Fiat
Giancarlo Michellone è entrato in Fiat come ingegnere meccanico nel 1966 e ha visto nascere e svilupparsi molte innovazioni rivoluzionarie. Una di queste è l’antiskid (chiamato in seguito Antiblockiersystem o più comunemente ABS): è l’impianto che ha lo scopo di evitare il bloccaggio degli pneumatici in frenata e di ottenere quindi il massimo effetto frenante […]
Giancarlo Michellone è entrato in Fiat come ingegnere meccanico nel 1966 e ha visto nascere e svilupparsi molte innovazioni rivoluzionarie. Una di queste è l’antiskid (chiamato in seguito Antiblockiersystem o più comunemente ABS): è l’impianto che ha lo scopo di evitare il bloccaggio degli pneumatici in frenata e di ottenere quindi il massimo effetto frenante dell’automobile. E proprio questo sistema dà il nome al suo primo libro – Una Fiat che fu. Quando con i calzoni corti facevamo l’antiskid (Guerini Next, 2021) – che condensa vicende professionali ed esistenziali all’insegna di tecnologia e brevetti innovativi. Si tratta di un manuale sull’innovazione sotto forma di romanzo autobiografico, in cui Michellone ripercorre, a partire dalle avventure picaresche dei suoi primi anni da neoassunto, l’evoluzione dei contesti interni ed esterni alla Fiat, con un mercato dell’auto ancora in netta espansione tra gli Anni 60 e 70.
In particolare, l’autore definisce il suo libro un “romuale” dell’innovazione, un neologismo nato dal mix di romanzo e manuale. “Racconto fatti reali nella misura in cui li ho ricostruiti dagli scarsi appunti delle mie agende e dai ricordi condivisi con gli amici di quel tempo. Erano gli anni che precedettero quelli di piombo e i miei come Sindaco di Cambiano, in provincia di Torino. Visto dopo 50 anni, fu un tempo breve e intenso, superiore alle attese di un giovane ancora ingenuo, abbastanza sfrontato e piuttosto ignorante che entrava per la prima volta – e sul serio – nel mondo del lavoro”, scrive l’autore nell’introduzione.
Letto come manuale, invece, il libro racconta come Michellone ha imparato le nozioni elementari per fare tre tipi di innovazione: quella tecnologica, a sua volta indispensabile per l’innovazione imprenditoriale che la nobilita e la porta al successo sul mercato; e quella che l’autore chiama “innovazione da sotterfugio”, che pone problemi etici e rischi personali a chi ritiene necessario metterla in atto. Dal 1971 al 1975, Michellone guidò infatti vari gruppi di ingegneri italiani per l’applicazione dell’antiskid su veicoli americani e francesi e i suoi brevetti, non essendo contemplati in Italia in base alla legislazione vigente, furono ceduti ad aziende esterne al gruppo Fiat.
Tra retroscena, aneddoti, errori e scoperte decisive, la testimonianza di Michellone è un prezioso spaccato sulla Fiat degli anni d’oro e un pezzo importante della storia d’Italia. Il libro si conclude con alcune lezioni che l’ingegnere ha imparato in quel periodo e che secondo lui sono ancora validi, tra cui alcune sull’innovazione. “Mentre sviluppi non pensare mai di sapere già tutto, perché i problemi nascono come i funghi in un autunno propizio e devi essere sempre pronto a trovarli ed essere preparato per cucinarli a dovere”. Oppure: “Per l’innovazione la creatività è assolutamente necessaria, ma altrettanto insufficiente dato che servono competenze applicate con fatica e tenacia per trasformarla in innovazione vincente sul mercato”. E ancora: “Con l’innovazione di prodotto esistono le innovazioni di processo, metodo e servizio, quindi mentre sviluppi un tipo di innovazione devi chiederti se ne stai sviluppando anche altre altrettanto e forse più significative (e normalmente succede)”.
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