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giovedì, 14 Maggio, 2026

Stipendi

Soldi? No, grazie. Pagatemi in AI

Niente salari sostanziosi, adesso ai candidati della Silicon Valley interessa di più sapere a quanta AI avranno accesso: senza potere computazionale si produce meno e potrebbe essere un danno per la carriera.
24 Marzo 2026
Di: Ilaria Mariotti
24 Marzo 2026
AI

Un salario fatto di token AI e della cosiddetta ‘AI inference’. Non è fantascienza, sta succedendo davvero nella Silicon Valley. Proprio nell’eldorado del mondo tech, da sempre in testa per retribuzioni tra le più alte in assoluto, a cui associare benefit di ogni sorta. Ma qui adesso si è aggiunta una nuova voce in busta paga: il quantitativo di Intelligenza Artificiale (AI) a disposizione. C’è chi, per intendersi, sta cominciando a chiedere una sottoscrizione a Copilot come parte della busta paga, riporta il quotidiano statunitense Business Insider.  

Per capire meglio occorre fare un passo indietro. Di cosa si tratta? I token AI sono caratteri o simboli attraverso cui l’Intelligenza Artificiale scompone un testo per poi rielaborarlo. La AI inference è invece la capacità dell’AI di riconoscere schemi proprio utilizzando quei token e trarre conclusioni da informazioni mai viste prima.

Quello che fa ChatGpt in pratica: scrivere testi nuovi attingendo da una immensa mole di dati. Una capacità generativa da cui oggi non si può più prescindere nell’attività di sviluppo software. Qual è il problema di conseguenza? Che la produttività di una risorsa in ambito tech dipende anche – forse soprattutto – da quanta AI avrà per lavorare. E questa ha un costo.

Perché i candidati tech vogliono essere pagati in AI

Ecco perché per un software engineer diventa importante sapere quanta capacità computazionale avrà a disposizione. “Me lo chiedono sempre più spesso ai colloqui, vogliono sapere come potranno lavorare con Codex” ha detto Thibault Sottiaux, a capo della startup OpenAI’s Codex. Un segnale di come la potenza computazionale dell’AI stia diventando un bene scarso e si accresca quindi di valore. 

Ed è a questo elemento che è collegata la produttività nello sviluppo dei software. Il Presidente di OpenAI Greg Brockman lo ha puntualizzato: “La disponibilità a livello di calcolo computazionale sta diventando centrale”. Al punto che sarà considerata alla stessa stregua di retribuzione e premi aziendali. Mettendosi nei panni di uno sviluppatore AI, si capisce allora come la mancanza di accesso a strumenti simili possa compromettere la possibilità di produrre software e quindi minacciare le prospettive di carriera

Pagati in AI Token 

Ci si può spingere anche oltre. “OpenAI e Anthropic potrebbero creare siti di recruiting dove indicare il budget in token a fianco di quello monetario” ha dichiarato Peter Gostev, a capo dell’area AI Capability di Arena, startup del settore. Anche perché i token sono facilmente misurabili: corrispondono a circa tre quarti di una parola e sono usati anche per prezzare l’uso dei modelli AI. 

Secondo le stime i salari Tech dei prossimi anni potrebbero essere composti fino al 20% in benefit computazionali AI. Un potenziale da collegare alla produttività. Ad esempio, per un ingegnere software il guadagno si potrebbe spiegare così: al costo di circa 12mila dollari l’anno di AI inference riuscirebbe ad automatizzare 31 task al giorno

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