La Brexit chiude le porte alle basse competenze
È uno dei primi effetti dell’entrata in vigore della Brexit sul mondo del lavoro. Da quando il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione europea, si è registrato un calo del 10% nel numero di lavoratori stranieri qualificati che fanno domanda per lavorare nelle aziende private. Tra il 2018 e il 2019 sono state presentate ben […]

È uno dei primi effetti dell’entrata in vigore della Brexit sul mondo del lavoro. Da quando il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione europea, si è registrato un calo del 10% nel numero di lavoratori stranieri qualificati che fanno domanda per lavorare nelle aziende private.
Tra il 2018 e il 2019 sono state presentate ben 4mila richieste in meno per la Skilled Worker Visa, il visto concesso ai lavoratori specializzati provenienti da un Paese extra Ue in cerca di lavoro nel settore privato. Il numero è sceso dalle 48.600 application del biennio 2015-16, l’anno del referendum inglese sulla permanenza in Europa, alle 44.300 dell’ultimo anno.
La ricerca è stata condotta dalla società di consulenza aziendale BDO, che sottolinea il timore sempre più diffuso di una grave e crescente carenza di talenti ora che il Regno Unito ha lasciato l’Ue. Le persone che possono aspirare alla Skilled Worker Visa coprono un range di professionalità molto ampio: si va dagli ingegneri agli architetti, dai musicisti ai logopedisti.
Al momento, la Gran Bretagna può ancora contare sul bacino di talenti europeo, visto che i cittadini Ue possono ancora muoversi sul territorio inglese senza necessità di visti o permessi di soggiorno. La situazione potrebbe, però, cambiare al termine del periodo transitorio. Gli analisti avvertono: c’è il rischio che l’immigrazione qualificata dal Continente europeo possa diminuire ulteriormente creando problemi ad alcuni settori chiave dell’industria inglese, quali IT e Manufacturing. È vitale, avverte BDO, mantenere le industrie inglesi attraenti per i talenti stranieri.
Fonte: Regno Unito, Metro News
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