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giovedì, 13 Agosto, 2026

Niente sarà più come prima: la crisi come stimolo per nuove policy

Ripresa”, “ripartenza”, “rilancio”, “rinascita”, “ricostruzione” … tanti termini si incontrano e si intrecciano nel definire le prospettive del post Coronavirus. Parole che tornano sempre dopo gravi crisi economiche, anche per segnare i cambiamenti rispetto al passato. Ma questa volta la crisi indotta dalla pandemia è radicalmente differente da tutte le altre: perché è contemporaneamente crisi […]
5 Agosto 2020
Di: Elisa Marasca
5 Agosto 2020
Ripresa”, “ripartenza”, “rilancio”, “rinascita”, “ricostruzione” … tanti termini si incontrano e si intrecciano nel definire le prospettive del post Coronavirus. Parole che tornano sempre dopo gravi crisi economiche, anche per segnare i cambiamenti rispetto al passato. Ma questa volta la crisi indotta dalla pandemia è radicalmente differente da tutte le altre: perché è contemporaneamente crisi sociale e crisi economica, destinata a modificare i futuri modelli di comportamento e le relazioni tra le persone e verso l’utilizzo delle tecnologie digitali, le forme e i modi della socialità, i rapporti tra Stati – con la probabile affermazione di nuove egemonie mondiali – e in più arriva quando ancora in tante parti del mondo, tra cui l’Italia, non si erano recuperati i livelli di sviluppo antecedenti al 2008. Lo sostiene Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero e Docente di Economia Politica, nel libro Lockdown upside down, Storie e economie globali in ripartenza, che analizza la ripartenza della società economica su nuovi paradigmi.

La globalizzazione e il cambio dei paradigmi post lockdown

Il saggio propone una riflessione su alcuni aspetti salienti della crisi da Covid-19 per comprendere se da questo percorso possa effettivamente emergere un mondo diverso e un modo differente di gestire le relazioni tra i Paesi, tra i mercati e tra le persone, delineando un nuovo impegno per una ripartenza, più orientato alla cooperazione e ai valori basilari della convivenza umana e civile. Per Esposito questa crisi ha colpito l’economia che si muove, dato che da sempre la diffusione delle epidemie è stata la conseguenza degli spostamenti di persone, e molto spesso dello sviluppo dei traffici commerciali. Fino a ora, però, il principio alla base della globalizzazione, cioè il movimento e lo spostamento, non era mai stato messo così in discussione come è avvenuto con i generalizzati provvedimenti di lockdown. Questi provvedimenti, per quanto imposti in maniera generalizzata sul territorio, hanno avuto effetti diversi e in particolare hanno inciso in maniera più pesante su quella parte della popolazione che ha redditi più bassi, di fatto contribuendo ad ampliare i fenomeni di disuguaglianza. Il saggio riporta questi effetti sociali, ma anche quelli nel mondo produttivo, nel lavoro, nella sanità e nelle politiche di coesione.

Il ruolo della digitalizzazione e le sue conseguenze

Il filo comune a tutti è la pervasiva diffusione delle tecnologie digitali, che in un mondo bloccato dalla pandemia ha permesso di mantenere i collegamenti tra le persone, ha aperto strade prima insospettabili e utilizzi non prevedibili. Il lavoro da remoto, la telemedicina e le altre forme di utilizzo delle Realtà aumentata e dell’Intelligenza Artificiale hanno non solo tenuto in piedi buona parte dei processi, ma anche consentito sviluppi scientifici. Il tema si incrocia con il futuro del lavoro, che conclude il testo. Una prospettiva presentata è che alcuni lavori potranno essere svolti sempre da remoto, anche in altri Paesi rispetto alla sede aziendale, con l’incremento di fenomeni di personalizzazione delle mansioni. Ma perché questo accada, in una fase in cui il lavoro di livello intermedio (non solo manuale) sarà sostituito sempre più da quello digitale e da nuove forme di automazione, occorre valorizzare le componenti a maggiore livello di relazionalità e di empatia, e le capacità di cooperazione. Se queste tendenze si affermeranno nel medio periodo, nei prossimi anni le proiezioni sulla perdita dei posti di lavoro sono comunque prevalenti e molto preoccupanti. Lo sviluppo di ulteriore innovazione tecnologica applicata ai processi produttivi non rende possibile in tempi brevi una ricollocazione – se non parziale – delle forze produttive, così come crea difficoltà per lo sviluppo di nuove competenze. Esposito avverte l’esigenza di una concreta innovazione sociale, basata su responsabilità verso gli altri, verso l’ambiente e per le generazioni future, e sulla sostenibilità istituzionale perché le persone possano aumentare le possibilità di progredire sia economicamente che socialmente, nonostante le condizioni di contesto svantaggianti.  

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