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domenica, 15 Marzo, 2026

Allenare l’engagement da remoto, anche per attrarre i talenti

Nel corso del 2021, la trasformazione della forza lavoro globale è stata accelerata dal persistente impatto della pandemia, dalle tensioni sulle imprese in un contesto caratterizzato da carenze record di manodopera e dal mutamento delle priorità dei lavoratori. Ciò che si è reso realmente indispensabile negli ultimi due anni, complice l’estensione del lavoro agile (l’agenzia […]
10 Febbraio 2022
Di: Elisa Marasca
10 Febbraio 2022
Remote working
Nel corso del 2021, la trasformazione della forza lavoro globale è stata accelerata dal persistente impatto della pandemia, dalle tensioni sulle imprese in un contesto caratterizzato da carenze record di manodopera e dal mutamento delle priorità dei lavoratori. Ciò che si è reso realmente indispensabile negli ultimi due anni, complice l’estensione del lavoro agile (l’agenzia di stampa Agi stima in circa 4 milioni il numero di Remote worker in Italia nel terzo trimestre del 2021) e la necessità di limitare i contatti, è stato l’utilizzo delle tecnologie come supporto indispensabile alle persone e soprattutto alla professionalità HR. Lo sostiene Marco Bossi, Group HCM Business Unit Leader e Managing Director di Talentia Software, facendo notare che già a fine 2019 la società di ricerca Gartner aveva predetto che entro il 2030 sarebbe aumentata di almeno il 30% la domanda di Remote working a livello globale, in quanto modalità di lavoro preferita dalla Generazione Z. Secondo uno studio più recente della stessa società, il 90% dei responsabili HR continuerà a permettere, almeno a livello parziale, il lavoro da remoto anche dopo la fine dell’emergenza da coronavirus. “Il Remote working non è più visto come un problema, ma come un’opportunità, perché è ormai appurato che se gestito bene porta con sé maggiore efficienza”, dichiara Bossi. Per il manager, le Risorse Umane hanno assunto un ruolo chiave nell’organizzazione del lavoro, soprattutto a distanza, affrontando in primo luogo il tema dell’engagement di chi lavora in remoto, a livello tecnologico. Questo aspetto si può ‘allenare’ con software di social collaboration che permettono di condividere articoli, commenti sui processi, informazioni in tempo reale tra tutti i componenti. In questi programmi c’è anche la possibilità di lanciare survey interne e costanti per avere riscontri dai collaboratori. “Lo strumento del feedback continuo è necessario per ricevere quotidianamente commenti spontanei anche da chi lavora da remoto, per un confronto trasversale tra varie funzioni e una valutazione complessiva del team”, spiega Bossi.

Semplicità e trasparenza per lavorare meglio a distanza, e non solo

Strettamente collegato all’engagement è l’Employee retention. “Non tutti riescono a performare bene a distanza, quindi è fondamentale allineare le persone alle strategie aziendali e formare team coesi, anche per evitare un elevato turnover”, suggerisce. Il fenomeno della Great resignation partito dagli Stati Uniti, che dal 2020 ha visto ondate di persone abbandonare il proprio posto di lavoro, sta introducendo infatti un’altra serie di sfide per le organizzazioni, cioè il turnover e l’onboarding dei lavoratori. “Le tecnologie possono supportare le aziende in questi processi fornendo un’esperienza di onboarding fluida ed efficiente, integrando anche la formazione a distanza: un inserimento con processi strutturati, anche se da remoto”, è la tesi di Bossi, convinto che il futuro del lavoro sia ibrido. Lavorando con clienti provenienti da tutta Europa, il manager dichiara che gli strumenti HR più ricercati attualmente sono quelli che permettono processi agili e workflow che funzionano, in modo che per le persone sia più semplice lavorare a distanza. “Inoltre, è richiesta trasparenza e facilità nell’utilizzo degli strumenti che i collaboratori usano in modalità self service, per esempio per accedere o creare la propria documentazione online (come la certificazione di frequenza di un percorso di training tramite una semplice firma digitale)”, aggiunge Bossi. La maggiore autonomia dalle persone è per il manager un segno di empowerment, ma l’organizzazione dev’essere pronta con una cultura manageriale innovativa e adeguata a gestire le autonomie delle persone, “perché un conto è avere gli strumenti tecnologici, un altro è la cultura giusta per utilizzarli e renderli efficaci”. In un contesto caratterizzato dal lavoro in forma ibrida, anche il sistema regolatorio e normativo diventerà ancora più complesso. Per questo le aziende faranno sempre più affidamento sui dati in tempo reale: “Per la Direzione HR è importante avere Kpi e dati sulla sua forza lavoro, per esempio nel monitoraggio della diversity, dove serve massima attenzione: avere una dashboard chiara che aiuti a individuare subito determinati squilibri è fondamentale per allenare la consapevolezza e formulare di conseguenza policy apposite”, chiarisce Bossi. In questo caso il contributo di Talentia è quindi quello di fornire strumenti alle aziende per riconoscere eventuali disparità o situazioni critiche, per esempio sul salary gap o il gender gap, ma poi sta alla singola organizzazione agire in modo concreto.

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