Il benessere sul lavoro si misura in battiti
Il cuore non mente e neppure il battito cardiaco. Un italiano su quattro dichiara di sentirsi stressato, mentalmente o fisicamente, quasi ogni giorno. E gli effetti si ripercuotono sulle attività: secondo uno studio della multinazionale francese Sodexo, il 36% delle aziende è preoccupato per la ‘iperconnettività’ dei propri lavoratori. Affidare la valutazione agli stessi dipendenti […]
Il cuore non mente e neppure il battito cardiaco. Un italiano su quattro dichiara di sentirsi stressato, mentalmente o fisicamente, quasi ogni giorno. E gli effetti si ripercuotono sulle attività: secondo uno studio della multinazionale francese Sodexo, il 36% delle aziende è preoccupato per la ‘iperconnettività’ dei propri lavoratori.
Affidare la valutazione agli stessi dipendenti spesso non basta. In Spagna la startup Always People First ha brevettato un metodo di misurazione del benessere basato sulla variabilità della frequenza cardiaca. Basta posizionare sull’avambraccio di ciascun lavoratore dell’azienda o di un campione prescelto un piccolo dispositivo che misura la frequenza cardiaca e le sue variazioni durante il lavoro. L’intervallo tra una pulsazione e l’altra, se non costante o disturbato, può essere un indice significativo di stress.
I dati estratti dai dipendenti vengono visualizzati su una piattaforma digitale, a cui l’azienda può accedere per misurare l’impatto che le sue azioni hanno sul benessere del personale. “Sono aziende a cui è già molto chiaro che il benessere influisce su una maggiore produttività, riducendo l’assenteismo. Quello che scoprono ora è che possono misurarlo”, ha spiegato a Business Insider España Xavi Escales, Fondatore di Always People First.
Prima della pandemia, si stimava che il 30% delle assenze per malattia in Spagna fosse dovuto proprio allo stress. Secondo una ricerca condotta su 70mila lavoratori in 10 diversi Paesi, gli spagnoli sono tra i lavoratori meno soddisfatti dei loro uffici. L’instabilità e il boom del lavoro da remoto, innescati dalla pandemia, hanno fatto il resto, amplificando ansia e disagi sul lavoro.
In uso alle aziende spagnole da dicembre 2020, la startup ha già rilevato alcune costanti: i livelli più bassi di benessere si riscontrano più spesso nelle donne che negli uomini e le generazioni più giovani soffrono in misura maggiore rispetto ai colleghi più maturi.
Secondo Escales, la chiave per migliorare il benessere dei lavoratori è renderli partecipi dei programmi messi a punto dalle aziende, senza dunque ‘imporre’ le scelte e in modo che le azioni che vengono proposte rientrino anche nei loro obiettivi. “Occorre analizzare bene i dati, ascoltare i dipendenti e da lì decidere cosa fare”.
Fonte: Business Insider España
Articoli correlati
Né lontani né vicini: (buone) pratiche per gestire un team di successo
Alla sua prima comparsa, nel 2012, Effetto porcospino di Manfred Kets de Vries si è subito rivelato un libro che ha gettato una luce nuova…
Zavanella nuovo Presidente di Gea Consulenti di direzione
Tito Zavanella, già Consigliere Delegato, è stato nominato Presidente di Gea Consulenti di direzione, società di consulenza milanese. Il…
A ogni HR la sua tecnologia
La digitalizzazione e la modernità stanno rendendo sempre più vantaggioso l’utilizzo di soluzioni software a supporto dei processi aziendali;…
L’HR e la formazione per l’organizzazione corale
In un’epoca digitale, è necessario che la formazione si concentri sull’organizzazione nel suo insieme, per formare un ‘coro di voci’. La voce…




