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È giusto parametrare gli stipendi al costo della vita della città in cui si lavora in Smart working? Ad aprire il dibattito in Italia è stata una frase del Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Durante una diretta Facebook su giovani e lavoro, ha bollato come “intrinsecamente sbagliato” il fatto che un dipendente pubblico, a parità […]
16 Luglio 2020
Di: Giorgia Pacino
16 Luglio 2020
Giuseppe Sala
È giusto parametrare gli stipendi al costo della vita della città in cui si lavora in Smart working? Ad aprire il dibattito in Italia è stata una frase del Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Durante una diretta Facebook su giovani e lavoro, ha bollato come “intrinsecamente sbagliato” il fatto che un dipendente pubblico, a parità di ruolo, sia retribuito in modo identico a Milano e a Reggio Calabria. La ragione, secondo il primo cittadino del capoluogo lombardo, sarebbe semplice: “Il costo della vita in quelle due realtà è diverso”. Sala sembra aver seguito lo stesso ragionamento del social network che ha ospitato il suo intervento. Già a maggio 2020 Facebook aveva, infatti, annunciato l’intenzione di portare, nell’arco dei prossimi 10 anni, la metà del personale a lavorare da casa. A una condizione, però: gli stipendi dello staff potrebbero subire degli aggiustamenti per allinearsi al costo della vita nella località prescelta. Il che significa potenziali tagli di stipendio per coloro che stanno considerando di lasciare la ricca Palo Alto e gli altri hub del più famoso social network. Attraverso una videocall con lo staff, il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg ha annunciato che il cambiamento sarà operativo da gennaio 2021, mettendo in guardia dalle conseguenze previste per chi non sarà onesto sulla destinazione scelta. Anche la compagnia di messaggistica aziendale Slack ha annunciato una mossa simile, mentre altre realtà californiane come Twitter e la società di mobile payment Square non hanno ancora confermato se seguiranno l’esempio di Facebook. Il timore dei dipendenti, adesso, è che la piattaforma social abbia creato un precedente nel settore per le imprese che cercano di tagliare i costi. L’obiezione a questa politica di adeguamento degli stipendi al costo della vita fa riferimento alle concrete mansioni richieste ai lavoratori. Se ci si aspettano gli stessi risultati da ogni membro del team, come si può pagarne uno meno di un altro per un lavoro dello stesso valore? Conta davvero la località in cui vivono, se devono raggiungere lo stesso risultato? Facebook, che impiega circa 50mila dipendenti a tempo pieno in tutto il mondo, sostiene che l’adeguamento non sia altro che un’estensione della pratica corrente. L’azienda ha fatto sapere, infatti, di usare da sempre un approccio market-based ai compensi, nel senso di pagare i dipendenti in linea con la posizione del mercato comune della località in cui operano. Pratica che il social network applicherebbe da anni a tutti i lavoratori, inclusi quelli da remoto. Fonte: Financial Times

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