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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

Lavori non remotizzabili, ma pur sempre smart

Alcune mansioni, all’apparenza non remotizzabili, potrebbero diventarlo. Come? Scomponendole. Con la seconda ondata della pandemia di Covid-19 e i nuovi lockdown in diversi Paesi europei, lo Smart working diventa di nuovo per tante aziende non più un’opzione, ma l’unica via per tutelare la salute dei dipendenti e rispettare le nuove restrizioni. Ma se per i […]
12 Novembre 2020
Di: Anna Lesnevskaya
12 Novembre 2020
Alcune mansioni, all’apparenza non remotizzabili, potrebbero diventarlo. Come? Scomponendole. Con la seconda ondata della pandemia di Covid-19 e i nuovi lockdown in diversi Paesi europei, lo Smart working diventa di nuovo per tante aziende non più un’opzione, ma l’unica via per tutelare la salute dei dipendenti e rispettare le nuove restrizioni. Ma se per i lavori d’ufficio passare in modalità smart non è problematico, ci sono diversi altri mestieri che a prima vista sembrerebbero non remotizzabili. Eppure, cambiando prospettiva e ragionando non per occupazione, ma in base alle tante attività che la compongono, si potrebbe trovare un modo temporaneo per lavorare da remoto anche quando non sembra possibile. È una raccomandazione data dall’Agenzia nazionale per il miglioramento delle condizioni del lavoro francese (Anact). In Francia, dove dal 29 ottobre 2020 è scattato un nuovo lockdown, le autorità hanno chiesto a tutte le aziende di passare al telelavoro, ove possibile. Un bel rompicapo per tante imprese, visto che alla fine di settembre 2020 solo il 12% dei dipendenti francesi continuava a lavorare da remoto, mentre il 70% svolgeva le mansioni in sede (rispetto al 25% di marzo). Resta fuori discussione che alcuni lavori del ciclo produttivo non sono remotizzabili, ma, secondo l’Anact, ce ne sono diversi altri per cui il passaggio in smart è possibile, ma non è stato attuato per diversi motivi. Tra questi c’è la mancanza di attrezzature necessarie per il lavoro a distanza, l’assenza di competenze digitali di alcuni dipendenti, la paura in merito all’eventuale perdita dell’efficacia del lavoro o del controllo sul personale e infine la percezione che alcune mansioni non possano essere eseguite da remoto. È proprio su quest’ultima si può intervenire. Alcuni lavori che a priori sembrano non remotizzabili, potrebbero essere scomposti in una serie di attività di cui una parte si può fare da casa. Per esempio, un tecnico di manutenzione potrebbe occuparsi a distanza del lavoro amministrativo, seguire i reclami oppure condividere l’esperienza con lavoratori meno esperti in videoconferenza. È necessario fare un ragionamento in quest’ottica insieme con i dipendenti sul loro lavoro per capire come e cosa può essere realizzato da remoto. Il Remote working potrebbe essere l’occasione per occuparsi di alcune pratiche rimaste indietro oppure per sviluppare dei progetti. Insomma, va sfruttato per fare le attività che non sono prioritarie, ma altrettanto importanti. Fonte: BFM Business

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