Ripensare l’industria degli eventi
Secondo le previsioni, bisognerà aspettare il 2023 per una piena ripresa del settore. Ci vorranno almeno due anni per tornare ai livelli pre-pandemia. È la previsione degli esperti sentiti dal New York Times sull’andamento del turismo congressuale. Occorrerà aspettare il 2023 per assistere a una piena ripresa delle presenze a convention e fiere di settore. […]

Secondo le previsioni, bisognerà aspettare il 2023 per una piena ripresa del settore.
Ci vorranno almeno due anni per tornare ai livelli pre-pandemia. È la previsione degli esperti sentiti dal New York Times sull’andamento del turismo congressuale. Occorrerà aspettare il 2023 per assistere a una piena ripresa delle presenze a convention e fiere di settore.
Per decenni le città, grandi e piccole, hanno investito in centri convegni e sale espositive per rivitalizzare le periferie e aiutare l’economia locale. L’affare sembrava vincente per tutti: i partecipanti alla convention riempivano gli hotel, occupavano i tavoli dei ristoranti e spendevano nei negozi. Così, i costi sostenuti per finanziare la costruzione dei centri venivano ripagati dalle tasse di soggiorno e dalle nuove entrate.
In tempi normali, ogni anno negli Stati Uniti hanno luogo 250mila convention e trade show, dal gigantesco Ces technology di Las Vegas fino alla più piccola esposizione per appassionati di giocattoli antichi. Nel 2016 questi eventi hanno attirato 84,7 milioni di persone, che hanno speso un totale di 110,4 miliardi secondo l’ultima indagine dell’Events Industry Council.
Per mantenere la propria lista di eventi – e sottrarne altri alle città rivali – un centro convegni è chiamato a rinnovarsi frequentemente, espandendo o rinnovando gli spazi. La corsa agli investimenti non è rallentata neanche con l’iniziale diffusione del coronavirus, con l’effetto di provocare un impatto finanziario devastante sul settore. Adesso il rischio è che, in attesa della ripresa e in assenza di turisti, siano i contribuenti locali a dover pagare i costi dell’espansione.
Fonte: New York Times
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