Pensare al di là del presente
Ci troviamo di fronte a una competizione tra continenti, soggetta a equilibri geopolitici che condizionano le decisioni operative. Parallelamente, assistiamo a una mutazione culturale e antropologica dei consumatori, che modificano la domanda di beni e servizi. In questo contesto, il Made in Italy, simbolo di eccellenza artigianale e capacità di ‘saper fare’, deve ora confrontarsi […]

Ci troviamo di fronte a una competizione tra continenti, soggetta a equilibri geopolitici che condizionano le decisioni operative. Parallelamente, assistiamo a una mutazione culturale e antropologica dei consumatori, che modificano la domanda di beni e servizi. In questo contesto, il Made in Italy, simbolo di eccellenza artigianale e capacità di ‘saper fare’, deve ora confrontarsi con un mondo nuovo in cui sta evolvendo il sistema-prodotto.
L’alta qualità, sebbene indispensabile, non è più l’unica caratteristica dominante: è necessario ripensare l’intero sistema che ruota attorno al prodotto con l’integrazione di componenti fisiche, servizi e comunicazione, in un’ottica di maggiore trasparenza e attenzione al cliente. Come ci si deve strutturare per impostare un percorso di innovazione che comprenda questi aspetti? Distaccarsi dalle certezze attuali immaginando le esigenze del futuro, è il primo passo. Lo scopo primario non deve essere solo quello di migliorare i prodotti esistenti, ma di intraprendere nuove traiettorie, capaci di intercettare i megatrend che rispondono a nuove esigenze.
Tra le tecnologie più rilevanti in produzione troviamo la Manifattura additiva, che offre vantaggi in termini di efficienza, personalizzazione e sostenibilità e sta diventando un driver di innovazione per la possibilità di ridurre sprechi, utilizzare materiali riciclati e realizzare prodotti su misura. Un processo che accelera il percorso verso un’economia più circolare e sostenibile e quindi più in sintonia con i desiderata dei clienti, sempre più sensibili all’impatto sul Pianeta dei prodotti che consumano. E le imprese che ruolo dovrebbero interpretare se è complesso leggere il presente per costruire il futuro? L’imprenditore, ci ricorda l’economista Joseph Schumpeter, è colui che compie atti innovativi. Ma oggi è necessario guardare oltre l’innovazione di breve termine per tornare a costruire storie di imprese memorabili, in grado di coinvolgere l’immaginario e le emozioni di pubblici che sempre più debordano dal recinto dell’organigramma. Per costruire una storia ci vogliono passione e tempo, mentre le imprese tendono a comprimere gli obiettivi, bruciandoli in cicli sempre più corti. Un pericolo, perché i giovani cercano storie di imprese da sposare prima ancora di uno stipendio o di un ruolo, scrive Pier Luigi Celli.
Un esempio di storia memorabile è rappresentato dal Maglificio Po, azienda che fa dell’attenzione maniacale per la qualità e dell’impegno per la sostenibilità e la valorizzazione del territorio la propria forza. Passione e tempo sono ingredienti che non sono mancati ad Aldo Borrelli, di cui testimoniamo la storia dell’impresa da lui fondata nel 1992 nello spazio di copertina: in R&S Management convivono passione per l’innovazione e propensione alla costruzione di relazioni solide basate sull’ascolto, che spesso si trasformano nella proposizione di nuovi business model. Non è però pensabile mantenere la competitività del Made in Italy senza investire in formazione tecnica e costruire una nuova alleanza tra imprese, scuole, studenti, famiglie ed esperti di employability. La carenza di tecnici ha un impatto negativo sul Pil: limita la crescita e la mancanza di figure professionali impatterà sul sistema di welfare. Tradotto, le nostre fragilità vanno affrontate con coraggio e visione, ma soprattutto con una logica sistemica.
L’articolo è pubblicato su Sistemi&Impresa gennaio/febbraio 2025.
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Categoria: Editoriale
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