Passa al contenuto principale

Logo Parole di Management
martedì, 15 Settembre, 2026

Manifattura 4.0, un modello originale di sviluppo

Fino a pochissimi anni fa il manifatturiero è stato sinonimo di obsolescenza: il tessile e il calzaturiero, per esempio, sembravano destinati a scomparire sotto i colpi della concorrenza cinese. Occorreva rapidamente riconvertire l’economia dal secondario al terziario e alla finanza. Poi è arrivata la crisi a polverizzare molte di queste chimere e a confermare che […]
15 Febbraio 2017
Di: Paolo Preti
15 Febbraio 2017
Fino a pochissimi anni fa il manifatturiero è stato sinonimo di obsolescenza: il tessile e il calzaturiero, per esempio, sembravano destinati a scomparire sotto i colpi della concorrenza cinese. Occorreva rapidamente riconvertire l’economia dal secondario al terziario e alla finanza. Poi è arrivata la crisi a polverizzare molte di queste chimere e a confermare che per il nostro Paese – ma non solo – il futuro è ancora nel fare, non ancora nell’affare. Contemporaneamente molte imprese manifatturiere mantenevano occupazione, quote di mercato e risultati economici, non senza fatica e rallentamenti, grazie a strategie assolutamente già sperimentate, ma pur sempre valide.   Oggi dunque, anche per effetto del progetto Manifattura 4.0, parlare di manifatturiero significa discutere di presente e ancor di più di futuro dell’Italia. Occorre allora sottolineare alcune modalità di azione che è utile le nostre imprese del comparto seguano per consolidare la propria capacità di azione.  

Nicchie e non solo nicchie

  La politica di nicchia, valida per tutti i settori, è particolarmente interessante: al contrario di quanto si possa pensare, è centrale proprio nella nostra epoca in cui l’apertura dei mercati a livello mondiale moltiplica la richiesta di prodotti con elevata specificità e ad alto contenuto di servizio.   Alla portata di una Piccola e media impresa manifatturiera, forse più di una media che di una piccola, è anche però la presenza con ottimi risultati in settori aperti alla concorrenza di multinazionali. In questo caso la differenza, oltre alla proverbiale velocità decisionale e flessibilità organizzativa, la fa l’investimento in capitale umano, la possibilità di operare all’interno di aggregazioni d’impresa più o meno temporanee e l’apertura del capitale a terzi.  

Specializzazione sì, diversificazione no

  Restare focalizzati, cioè concentrarsi su un limitato segmento di mercato o diversificare, ovvero estendere l’attività d’impresa verso aree completamente nuove in termini di prodotti, clienti e tecnologie, è uno dei classici dilemmi strategici che l’imprenditore deve sciogliere.   La realtà mostra, salvo eccezioni, che la decisione di specializzarsi – nel senso di concentrarsi su una determinata combinazione prodotto-mercato – premia le aziende manifatturiere rispetto alla scelta di diversificare in modo netto.   La diversificazione che porta ad aprire fronti molto diversi – in quantità e qualità – magari in poco tempo, appare più rischiosa. Si vuole sottolineare che la diversificazione può implicare forti rischi sul fronte organizzativo e su quello dell’equilibrio finanziario.  

Predisposizione all’export

  Il manifatturiero italiano ha da sempre uno sbocco naturale nei mercati esteri. La nostra capacità di export è sempre stata, prima in quantità e oggi in valore, seconda in Europa solo alla Germania. Le dinamiche valutarie incidono naturalmente su questa capacità, ma dai tempi della lira debole e delle svalutazioni competitive a quelli dell’euro forte e dei difficili mercati statunitensi, il dato non è mai sostanzialmente cambiato.   È la conferma della forza di quel Made in Italy che, ben oltre i classici settori della moda, dell’arredamento e del design, ha permesso al Paese di crescere e di svilupparsi negli ultimi 50 anni: una produzione fatta di qualità oltre che di costi limitati, di servizio oltre che di tecnologia, di valore intangibile oltre che di innovazione di prodotto e di processo.   Le nostre sono aziende, in particolare quelle manifatturiere, che hanno l’esportazione nel proprio codice genetico e che arrivano a operare, da sole, ma anche attraverso associazioni, consorzi e distretti, nei più lontani Paesi del mondo.  

Sapersi muovere tra esternalizzazione e internalizzazione

  L’azienda dovrà principalmente: ri-internalizzare alcune funzioni aziendali; presidiare direttamente quelle fasi che sono tornate a essere critiche; perseguire laddove possibile una politica di nicchia attorno a prodotti e servizi di qualità; andare all’estero con la funzione commerciale più che con quella produttiva; stabilire accordi con aziende innovative che permettano di sperimentare e non solo fatturare; investire in formazione e non solo in impianti.   In particolare queste aziende presidieranno con grande attenzione e in maniera flessibile i confini aziendali consci dell’elevato contenuto strategico delle scelte di make or buy.   L’esito prevedibile di questa difficile fase di metamorfosi sarà la riduzione del numero di imprese, a scapito dei terzisti più deboli, di imprese commerciali non specialistiche e di aziende attardatesi su una strategia competitiva fondata sulla riduzione dei costi, e la loro relativa crescita dimensionale per effetto di questa rinnovata importanza della gerarchia rispetto agli anni dell’esternalizzazione e di acquisizioni e fusioni con i più deboli da parte dei più accorti.   Paolo Preti è Professore di Organizzazione delle Piccole e medie imprese – Università Bocconi
Categoria:

Articoli correlati

Le trasformazioni nell’era digitale devono essere guidate dall’uomo e non dalla tecnologia. Una prospettiva importante per il nostro Paese,…
Per valorizzare il ‘saper fare’ italiano bisogna riconoscere la presenza di territori che sono testimoni di secoli di tradizione e cultura…
virtual_reality
La VR è ‘l’altra dimensione’ in cui investire per dare nuovo sviluppo al business.
pacotto_paparelli_Tesisquare
La Supply chain ha potuto storicamente contare su alcuni punti fermi. Oggi quei punti fermi non ci sono più. L’instabilità geopolitica,…

46.000 persone

ricevono la Newsletter di Parole di Management