La pandemia costringe le donne a fare impresa (da sole)
La pandemia non ha fatto sconti alle donne: il numero più alto di posti di lavoro persi, un carico più gravoso nella gestione del lavoro da remoto, maggiori difficoltà nel trovare una nuova occupazione, anche di ripiego. Sul fronte del lavoro femminile, l’unico dato positivo degli ultimi mesi viene dagli Stati Uniti e riguarda coloro […]

La pandemia non ha fatto sconti alle donne: il numero più alto di posti di lavoro persi, un carico più gravoso nella gestione del lavoro da remoto, maggiori difficoltà nel trovare una nuova occupazione, anche di ripiego. Sul fronte del lavoro femminile, l’unico dato positivo degli ultimi mesi viene dagli Stati Uniti e riguarda coloro che hanno scelto di occupare il tempo lasciato libero dalla perdita (o dalla mancanza) di un lavoro tradizionale per diventare imprenditrici o lavoratrici autonome.
Secondo lo US Center Bureau, le domande per l’avvio di nuovi business sono aumentate in misura esponenziale: dalla metà dicembre 2020, sono cresciute dell’82% rispetto ai 12 mesi precedenti. Guardando ai dati di LinkedIn, il Washington Post scrive che il numero di donne che ha cambiato la propria qualifica in “founder” è aumentato del 5% a partire da marzo 2020, raddoppiando i dati pre-Covid.
Un altro indicatore del fatto che sempre più donne stiano avviando attività proprie, in misura superiore a quanto non facciano gli uomini, viene dalla domanda di stampe per loghi e marchi: nel Regno Unito, il 78% gli ordini provenienti da startup tra aprile e settembre 2020 sono stati effettuati da donne e nel 90% dei casi richiedevano un supporto di design, segno che molte di loro stavano creando e lanciando un brand per la prima volta.
Le donne interessate a diventare imprenditrici potrebbero avvantaggiarsi anche delle nuove modalità di lavoro incoraggiate dalla pandemia, trovando maggior spazio – e anche maggiori capitali – liberati dalle aziende che hanno optato per il lavoro da remoto.
Ciò non significa però che le attività al femminile abbiano davanti a sé una strada in discesa: uno studio del 2020 pubblicato sull’International Small Business Journal dimostra che le aziende a conduzione femminile sono tipicamente più vulnerabili agli impatti economici. Quando si tratta di lanciare una startup, le donne tendono ad avere minori opportunità di finanziamento. E durante le crisi, anche se presentano un maggior numero di richieste per prestiti, finiscono di regola per ottenerne meno degli uomini.
Fonte: Tech Republic
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