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martedì, 20 Ottobre, 2026

Il lavoro agile come leva di sviluppo per persone, organizzazioni e territorio

Il 24 ottobre 2019 nasceva il progetto SmartBo. Sono passati tre anni dalla prima Giornata del lavoro agile di Bologna, quando circa 20 organizzazioni del territorio hanno sottoscritto con il Comune e la Città metropolitana di Bologna il protocollo d’intesa per dar vita all’iniziativa. Per capire cos’è SmartBo bisogna fare un passo indietro fino al […]
11 Novembre 2022
Di: Mariagrazia Bonzagni
11 Novembre 2022
Lavoro agile

Il 24 ottobre 2019 nasceva il progetto SmartBo. Sono passati tre anni dalla prima Giornata del lavoro agile di Bologna, quando circa 20 organizzazioni del territorio hanno sottoscritto con il Comune e la Città metropolitana di Bologna il protocollo d’intesa per dar vita all’iniziativa.

Per capire cos’è SmartBo bisogna fare un passo indietro fino al 2016-17. In quegli anni ero Direttrice dell’Area Personale e Organizzazione del Comune di Bologna e ricordo che era già nei nostri pensieri l’idea di sperimentare il lavoro agile, ma quando tentavamo di renderla concreta (oggi si direbbe di “metterla a terra”), i problemi e i dubbi prendevano il sopravvento. Così, quando nell’aprile 2017 il Dipartimento per le pari opportunità ha lanciato la manifestazione di interesse sul progetto Lavoro agile per il futuro della Pa, abbiamo subito colto la palla al balzo e deciso di aderire, in rete con la Regione Emilia-Romagna. Quel progetto ci ha fornito l’energia per partire, a fine 2018, ingaggiando i primi 100 sperimentatori, pionieri e ambassador di quella modalità lavorativa. Nel frattempo, con la Città metropolitana, la Regione e altri partner, abbiamo partecipato a un avviso dell’Agenzia per la coesione territoriale con il progetto dal titolo VeLA: veloce, leggero, agile – Smart working per la Pa, che ha ulteriormente contribuito a consolidare la nostra idea in merito. Insomma, il dado era tratto.

Quella fase di sperimentazione ci ha consentito di maturare alcune riflessioni. Per prima cosa i nuovi modi di lavorare possono impattare in modo molto positivo sul benessere personale e, quindi, sull’efficacia e produttività delle Pubbliche amministrazioni (Pa) e delle aziende, a condizione che vi sia consapevolezza che, in realtà, non è il lavoro a dover essere smart e che l’agilità deve essere una caratteristica dell’organizzazione in cui l’operato delle persone si colloca. Detto in altri termini, il lavoro agile non può ‘atterrare nel deserto’ di un’organizzazione ancorata ai princìpi del fordismo-taylorismo. Inoltre, questa modalità, oltre che sulla dimensione personale, può contribuire alla migliore gestione degli spazi collettivi, fino a indurre profondi cambiamenti nelle abitudini di mobilità e una profonda trasformazione degli assetti urbani.

Abbiamo acquisito maggior conspevolezza che uno dei più importanti compiti dell’ente locale è quello di favorire sinergie, promuovere collaborazioni, facilitare soluzioni a problemi comuni, aprendo spazi di co-progettazione in cui valorizzare e condividere le iniziative e le scelte autonome dei soggetti economici e delle organizzazioni pubbliche e private del proprio territorio, al fine di contribuire allo sviluppo e alla crescita della comunità amministrata.

Infine, è stato ancor più chiaro che il lavoro è uno degli elementi centrali della vita di una città, poiché le sue dinamiche incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone, sulla mobilità, sulla concezione degli spazi e sulle prospettive di sviluppo economico e sociale.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Ottobre 2022 di Persone&Conoscenze. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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