Cambiare lavoro per non rinunciare allo Smart working
Cambiare (di nuovo) abitudini non è facile. Dopo il periodo iniziale di assestamento, la maggior parte dei dipendenti ha apprezzato il lavoro a distanza ereditato dai primi lockdown, tanto da considerare la diversa modalità operativa come la ‘nuova normalità’ nei rapporti di lavoro. Con l’avanzare della campagna di vaccinazione, i tentativi delle aziende di riportare […]

Cambiare (di nuovo) abitudini non è facile. Dopo il periodo iniziale di assestamento, la maggior parte dei dipendenti ha apprezzato il lavoro a distanza ereditato dai primi lockdown, tanto da considerare la diversa modalità operativa come la ‘nuova normalità’ nei rapporti di lavoro. Con l’avanzare della campagna di vaccinazione, i tentativi delle aziende di riportare le persone in ufficio si stanno perciò scontrando con i desideri di un numero crescente di persone, che vorrebbe continuare a lavorare… da casa.
Se big del calibro di Google, Ford e Citigroup hanno promesso grande flessibilità al personale, la maggior parte delle organizzazioni (e dei manager) ha preteso il rientro in sede. I sostenitori del lavoro in presenza non sono, però, riusciti a convincere del tutto i lavoratori. Almeno stando ai numeri: una ricerca condotta a maggio 2021 su circa 1.000 dipendenti statunitensi ha rivelato che il 39% prenderebbe seriamente in considerazione l’eventualità di licenziarsi se la propria azienda non si dimostrasse flessibile sul fronte del Remote working. È una questione soprattutto generazionale: tra Millennial e Generazione Z la percentuale sale al 49%, secondo il sondaggio realizzato da Morning Consultant per la testata giornalistica Bloomberg.
Quasi quattro lavoratori su 10, dunque, preferirebbero lasciare l’attuale posto di lavoro piuttosto che rinunciare al lavoro a distanza. Tra i vantaggi che i dipendenti non vogliono proprio abbandonare occupano un posto di rilievo l’assenza di spostamenti e i risparmi derivanti dal far coincidere casa e ufficio. Secondo una survey di FlexJobs, più di un terzo dei remote worker sostiene di aver messo da parte almeno 5mila dollari l’anno lavorando da remoto. Nelle considerazioni di quanti preferirebbero continuare a operare da casa rilevano anche il ridotto rischio di esposizione al Covid, la possibilità di restare vicini alla propria famiglia e le responsabilità di cura verso i figli.
Fonte: Bloomberg
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