Vivere l’azienda lavorando a distanza
Durante il lockdown, l’interesse per il lavoro da remoto è aumentato a livelli vertiginosi. Dal 1 marzo al 26 maggio 2020, per esempio, LinkedIn ha registrato una crescita del 60% di ricerche degli utenti specificamente rivolte alle opportunità offerte a distanza. InfoJobs ha creato una nuova sezione dedicata, raccogliendo tutte le offerte di lavoro da […]
Durante il lockdown, l’interesse per il lavoro da remoto è aumentato a livelli vertiginosi. Dal 1 marzo al 26 maggio 2020, per esempio, LinkedIn ha registrato una crescita del 60% di ricerche degli utenti specificamente rivolte alle opportunità offerte a distanza. InfoJobs ha creato una nuova sezione dedicata, raccogliendo tutte le offerte di lavoro da remoto. E, nell’ultimo periodo, molti sono entrati a far parte di team di lavoro con persone che non hanno mai incontrato dal vivo.
La tendenza si riflette anche sulle attitudini di lavoratori e aziende. Tra i primi cresce il favore per forme di remotizzazione delle attività e le seconde si mostrano più aperte alla nuova modalità di lavoro. A oggi appena il 26% dei Chief Financial Officer (CFO) si dice preoccupato per l’eventuale perdita di produttività causata dall’home working, percentuale che raggiungeva il 63% allo scoppio della pandemia.
In realtà, il maggior timore adesso riguarda la capacità delle organizzazioni di riuscire a comunicare al meglio regole e valori aziendali ai nuovi assunti, che stanno vivendo la fase di onboarding soprattutto da casa. Il Financial Times ha raccolto alcune storie di imprese che si stanno relazionando con persone assunte da remoto attraverso il virtual recruitment. C’è chi sostituisce il tradizionale tour della sede con meeting su Zoom per raccontare storia ed evoluzione dell’impresa e chi organizza meet and greet lunch a distanza con servizi di delivery per il pranzo e videocall con il capo.
Anche inviare oggetti brandizzati, come la semplice tazza con il logo dell’azienda, aiuta i nuovi arrivati a sentirsi parte del gruppo. È importante, infatti, creare spazi informali per i dipendenti, come canali di comunicazione dedicati a hobby e interessi personali o programmi di affiancamento e tutorato per i nuovi assunti. Venendo meno la spontaneità tipica delle relazioni di ufficio, tocca all’azienda e ai colleghi creare momenti di incontro per aiutare l’inserimento dei nuovi assunti.
Fonte: Financial Times
Articoli correlati
Ricerca del personale: dai problemi alle soluzioni
Negli ultimi 20 anni ci sono stati molti cambiamenti che hanno influenzato la Ricerca e Selezione del Personale. Tuttavia non sono sempre stati…
Cambiare lavoro per non rinunciare allo Smart working
Cambiare (di nuovo) abitudini non è facile. Dopo il periodo iniziale di assestamento, la maggior parte dei dipendenti ha apprezzato il lavoro a…
C’è (sempre) bisogno di competenza
Il tema delle competenze percorre sempre più estesamente ogni riflessione e ogni progetto che riguardi il mondo del lavoro e quello…
Grazie dei fiori… ma preferisco un lavoro (e giustamente retribuito)
In Italia una donna su due non lavora e spesso la maternità segna il momento in cui ci si ‘ritira a vita privata’, letteralmente. Secondo gli…




