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giovedì, 12 Marzo, 2026

Educare al pensiero critico

Quale sarà l’influenza delle nuove tecnologie sul nostro modo di apprendere? La scuola tradizionale, come la conosciamo oggi, avrà ancora un ruolo significativo nel futuro? Nel libro La lezione è finita (Il Sole 24Ore, 2024) Luca Tremolada, giornalista esperto di scienza e innovazione, affronta queste domande cruciali. Il punto di partenza della riflessione è che […]
15 Novembre 2024
Di: Alessia Stucchi
15 Novembre 2024
Quale sarà l’influenza delle nuove tecnologie sul nostro modo di apprendere? La scuola tradizionale, come la conosciamo oggi, avrà ancora un ruolo significativo nel futuro? Nel libro La lezione è finita (Il Sole 24Ore, 2024) Luca Tremolada, giornalista esperto di scienza e innovazione, affronta queste domande cruciali. Il punto di partenza della riflessione è che i sistemi educativi in Occidente stanno peggiorando in termini di risultati: il report Programme for international student assessment (Pisa), condotto nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha rilevato nel 2022 che il rendimento medio degli studenti è sceso di 15 punti in matematica e di 10 punti nella lettura. Se da una parte le competenze diminuiscono, dall’altra le tecnologie stanno evolvendo rapidamente. Il rischio di questo delta – sempre più ampio – tra competenze effettive e desiderate è un mondo del lavoro che non trova le persone necessarie per rimanere competitivo. Il proposito del libro non è presentare stereotipi, ma, anzi, invitare a riflettere con spirito critico per disinnescare alcuni pensieri automatici, come la rilevanza chiave dei social media sul peggioramento della salute mentale dei giovani (non esiste una correlazione precisa). Alcuni argomenti affrontati sono, per esempio, le logiche commerciali che si nascondono dietro gli smartphone, la concretizzazione di realtà virtuali che compongono il marketing tecnologico e, ovviamente, l’Intelligenza Artificiale (AI).

L’AI è un cattivo compagno di banco?

Con l’AI in procinto di rivoluzionare molti settori professionali, la spinta è interrogarsi su come saranno le interazioni umane quando i chatbot saranno onnipresenti e su come si costruiranno i legami, anche nella scuola, in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia. “I chatbot alla fine ti danno sempre ragione. Se li contraddite o insistete troppo mollano il colpo. Capite perché non saranno mai dei buoni psicologi. Così descritti sono l’amico perfetto, ma il peggiore compagno di banco”, scrive Tremolada. A venire meno è, quindi, un contraddittorio stimolante e istruttivo. Non bisogna, però, solo soffermarsi sui difetti, perché l’AI ha il potenziale di generare contenuti educativi ed esperienze di apprendimento personalizzato. In questo modo si potrebbe ripensare la didattica: la tecnologia può modificare i materiali di apprendimento in tempo reale per adattarsi alle esigenze dello studente. Allo stesso modo, si potrebbe intervenire nei percorsi universitari per analizzare le competenze richieste dal mercato del lavoro e, successivamente, suggerire progetti didattici idonei. La sfida urgente di fronte a questa realtà in divenire è comprenderne gli impatti. Riprendendo le parole di Gregorio Ceccone, Pedagogista del digitale è utile tenere a mente questo: “Diviene prioritario sviluppare nei ragazzi la capacità di analizzare in maniera approfondita le conseguenze, per esempio, dell’automazione dei processi lavorativi e delle disuguaglianze economiche a essa correlate”. Per farlo, serve ripensare il sistema educativo e renderlo in grado di educare il pensiero critico.

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