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martedì, 13 Gennaio, 2026

Il modello di successo della via Emilia

Un elevatissimo numero di micro e piccole imprese caratterizza l’economia emiliano-romagnola. Aziende con caratteristiche apparentemente simili a quelle presenti nelle altre regioni più industrializzate del Paese (e non potrebbe essere altrimenti, date le caratteristiche del tessuto economico italiano). Nonostante questo, alla luce delle numerose ricerche condotte sull’argomento da Franco Mosconi (professore di Economia e Politica […]
3 Maggio 2023
Di: Elisa Marasca
3 Maggio 2023

Un elevatissimo numero di micro e piccole imprese caratterizza l’economia emiliano-romagnola. Aziende con caratteristiche apparentemente simili a quelle presenti nelle altre regioni più industrializzate del Paese (e non potrebbe essere altrimenti, date le caratteristiche del tessuto economico italiano). Nonostante questo, alla luce delle numerose ricerche condotte sull’argomento da Franco Mosconi (professore di Economia e Politica industriale all’Università di Parma), numerosi sono i segni di quella che Mosconi chiama “la metamorfosi del modello emiliano”. Una metamorfosi, o meglio un modello, che ha portato negli ultimi anni a un irrobustimento delle dimensioni d’impresa, a una crescente apertura nei confronti dei mercati internazionali, al miglioramento nel contenuto tecnologico delle specializzazioni industriali e al potenziamento degli investimenti in conoscenza (in primis R&D e capitale umano).

Il professore lo spiega nel libro Modello Emilia. Imprese innovative e spirito di comunità (Post Editori, 2023). Il testo si propone di indagare, per fare un esempio, come mai l’export pro capite dell’Emilia-Romagna batta quello di altre grandi regioni industrializzate del Paese superando, in termini assoluti, anche quello del Veneto, un tempo considerata “locomotiva d’Italia”. Cerca di capire poi perché questa regione sia diventata così tanto in grado di attrarre talenti da registrare, in alcune province, saldi positivi del movimento migratorio che neppure Milano riesce ad avere. Approfondisce inoltre i motivi per cui il tasso di occupazione femminile è superiore alle altre regioni e perché grandi gruppi multinazionali, sia tedeschi sia americani, decidano di localizzare investimenti strategici in questi territori.

Dalla specializzazione al supporto della comunità

Attraverso una ricognizione che si sviluppa lungo tutta la via Emilia, il libro vuole rispondere a queste domande, cercando di dimostrare perché è oggi possibile parlare di modello emiliano. Vengono così portate alla luce le specificità riscontrabili in Emilia-Romagna nel modo di concepire e organizzare il rapporto tra Stato, mercato e comunità (il cosiddetto “Terzo pilastro”). “Un rapporto che non si ferma alla pur importantissima dimensione economica, ma che investe la dimensione sociale a tuttotondo (si pensi alla diffusione degli asili nido e alla cura nella formazione del capitale umano)”, scrive l’autore. Lo confermano nella prefazione gli economisti Stefano e Vera Zamagni, i quali sottolineano la caratteristica forte del modello emiliano-romagnolo, cioè il suo ventaglio produttivo diversificato che trova nella Meccanica, e oggi nella Meccatronica, il suo punto di forza, ma si dirama anche nella Farmaceutica, nell’Alimentare, nella Ceramica e, fuori del manifatturiero, nel Turismo.

“Il resto ne consegue. Per eccellere nella qualità occorre promuovere cultura e innovazione, occorre coltivare il capitale umano e concentrarsi su produzioni ‘speciali’, creando in questo modo un contesto economico in cui nessuno può fare da solo, ma tutti traggono vantaggio dalle reti collaborative che si instaurano, dai provvedimenti di supporto delle autorità pubbliche, dai centri di ricerca condivisi”, si legge nella prefazione. Il testo, oltre a una disamina storica, economica e demografica, presenta sei fattori chiave del modello Emilia, e si conclude con una riflessione per chi legge, basata sulla consapevolezza che il successo non è dato per sempre.

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