Rivoluzione Pubblica amministrazione
La Pubblica amministrazione cambia volto. O almeno ci prova. Anzi, ci riprova nel segno della continuità con Renato Brunetta. Nel 2009 Brunetta era Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, e avviava una riforma della Pa che aveva l’obiettivo di incrementare la produttività dei dipendenti pubblici. Una delle iniziative intraprese, per esempio, fu quella di […]
La Pubblica amministrazione cambia volto. O almeno ci prova. Anzi, ci riprova nel segno della continuità con Renato Brunetta. Nel 2009 Brunetta era Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, e avviava una riforma della Pa che aveva l’obiettivo di incrementare la produttività dei dipendenti pubblici. Una delle iniziative intraprese, per esempio, fu quella di collocare all’entrata degli uffici dei tornelli superabili (in entrata e, soprattutto, in uscita) solo strisciando il badge. Oggi, a distanza di 12 anni, nei panni di nuovo Ministro della Pubblica amministrazione e con uno scenario economico e sociale completamente diverso, Brunetta propone un ulteriore rinnovamento del settore. Ma con un’idea altrettanto piuttosto differente rispetto a quella già proposta.
Il 10 marzo 2021 ha firmato infatti il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, documento siglato anche dai Segretari Generali di Cgil (Maurizio Landini), Cisl (Luigi Sbarra) e Uil (Pierpaolo Bombardieri). Il Patto – che interessa 3,2 milioni di dipendenti pubblici – prevede il rinnovo del contratto pubblico (con 107 euro in più) e l’individuazione di una disciplina del lavoro agile (cioè lo Smart working) per via contrattuale. Un nuovo sistema, quindi, che si avvicina al modello privatistico, dalla detassazione del salario accessorio, al diritto permanente alla formazione, fino alla flessibilità di uno Smart working contrattato. “Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società. Se il primo funziona, funziona anche la seconda”, ha commentato il Presidente del Consiglio Mario Draghi.
Ma la strada per innovare la Pa è in salita. Per esempio nel Patto si parla di “Smart working”, anche se, in realtà, nel pubblico al momento si assiste a tentativi di telelavoro, piuttosto che di vero e proprio lavoro flessibile. Il lavoro da remoto nel settore pubblico, infatti, ha vincoli di vario tipo che ne impediscono l’efficienza, come raccontato nell’articolo dedicato all’approfondimento sulle sfide HR nella Pa pubblicato come supplemento nel numero 151 di Persone&Conoscenze, rivista pubblicata dalla casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano. Insomma, il pubblico si rinnova. Ma siglare un patto e applicarlo realmente potrebbe non essere un passaggio semplice.
Categoria: Organizzazione
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