Passa al contenuto principale

Logo Parole di Management
martedì, 9 Giugno, 2026

Intelligenze

Vedere quel che manca

La creatività si allena. E questa potrebbe non essere una buona notizia per chi è abituato a trincerarsi dietro la credenza che la creatività sia un dono di cui pochi sono dotati. Il presupposto di essere privi di creatività legittima molti a pensare con una modalità di ‘risparmio energetico’: penso, ma non troppo. Penso ma […]
10 Ottobre 2025
Di: Chiara Lupi
10 Ottobre 2025

La creatività si allena. E questa potrebbe non essere una buona notizia per chi è abituato a trincerarsi dietro la credenza che la creatività sia un dono di cui pochi sono dotati. Il presupposto di essere privi di creatività legittima molti a pensare con una modalità di ‘risparmio energetico’: penso, ma non troppo. Penso ma senza spingermi troppo oltre. Anzi, oggi che posso delegare il pensiero all’Intelligenza Artificiale, forse è meglio non pensare affatto. Chiedo a ChatGpt e ottengo ogni genere di risposta. Le conseguenze del non allenare il pensiero, e la memoria, sono ancora tutte da studiare.

Nel frattempo, è emerso che ‘essere creativi’, è considerata una competenza strategica fondamentale per tutte le imprese. Possiamo cercare di capire come potenziare la creatività con strumenti di Intelligenza Artificiale, ma delegare il processo creativo a una macchina rappresenterebbe una sconfitta per il genere umano. Anche perché le intelligenze artificiali mettono in connessione dei dati, ma la capacità di comprendere tutti gli aspetti di un fenomeno resta appannaggio del cervello umano, l’unica risorsa che può rispondere a una domanda: perché? Non dobbiamo dunque abdicare all’utilizzo di un muscolo che funziona benissimo, ma deve essere allenato. Come diceva Einstein, la mente è come il paracadute, funziona se si apre.

Fatta questa premessa, e sdoganato il principio che alle aziende interessano menti aperte – quelle chiuse hanno vita breve, o sono già state sostituite – nonché persone in grado di risolvere i problemi, ci hanno pensato gli americani, gente pratica, a dare una dimensione operativa alla creatività ed è così che ha preso forma un’abilità richiesta a tutti: il problem solving. Risolvere creativamente un problema richiede una capacità di allargamento del campo visivo, una buona capacità analitica e, non ultimo, competenza per collegare elementi in modi inaspettati o connetterli a elementi apparentemente estranei. Si tratta di un pensiero divergente o laterale che va oltre la semplice analisi del problema e permette di trovare soluzioni genuinamente innovative. E ci permette di vedere ciò che non appare: una visione immaginativa che può non avere a che fare con la risoluzione di problemi specifici, ma con l’immaginare un orizzonte nuovo, diverso da quello attuale.

L’articolo intero è pubblicato su Persone&Conoscenza Agosto/Settembre 2025.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)
Categoria:

Articoli correlati

Lavoro
Era sera tardi quando l’AD chiamò al telefono il capo del personale. Si era da mesi in Smart working, ma quel manipolo di fedelissimi che il…
Il welfare aziendale in Italia è in crescita, con un aumento della consapevolezza da parte dei lavoratori, che evidenziano la necessità di un…
Da quando l’home schooling, la chiusura delle aziende e il lavoro da casa sono la norma, le madri lavoratrici sono diventate una delle…
lavoro_portogallo
Si può barattare la produttività con i diritti? In Portogallo sembra che i lavoratori un’idea precisa se la siano fatta: il Paese sta…

46.000 persone

ricevono la Newsletter di Parole di Management