HR alle prese con la gestione dell’ansia (post Covid)
Ansia, stress e burnout. Dopo un anno e mezzo di pandemia, le questioni relative alla salute mentale sono ancora in cima alle priorità delle Direzioni del Personale. Secondo l’ultimo Mental Health Index, redatto dalla HR Policy Association, Total Brain e One Mind at Work, con la collaborazione della National Alliance of Healthcare Purchaser Coalitions, in […]

Ansia, stress e burnout. Dopo un anno e mezzo di pandemia, le questioni relative alla salute mentale sono ancora in cima alle priorità delle Direzioni del Personale. Secondo l’ultimo Mental Health Index, redatto dalla HR Policy Association, Total Brain e One Mind at Work, con la collaborazione della National Alliance of Healthcare Purchaser Coalitions, in aggiunta alla crescita degli stati d’ansia tra la popolazione aziendale, si è registrato anche un aumento dell’83% dell’incidenza di rischi da stress post traumatico tra i lavoratori.
L’arrivo dei vaccini, insieme con il rallentamento dei contagi, sembrava aver aiutato a calmare la situazione, riducendo le preoccupazioni dei dipendenti, grazie anche ai protocolli sanitari e di sicurezza adottati ormai in ogni azienda. L’avvento della variante Delta del Covid-19 ha invece riacceso i timori, soprattutto negli Stati Uniti, dove i Responsabili HR si preparano a gestire un nuovo autunno di ansie e stress. “La sensazione comune è che si sia tornati di nuovo dove avevamo cominciato”, ha spiegato alla testata Human Resource Executive Matthew Resteghini, Chief Marketing Officer di Total Brain.
Da marzo 2020 a oggi, datori di lavoro e aziende hanno imparato molto su come aiutare le proprie persone e supportarne la salute mentale: conversazioni oneste, leadership empatica, flessibilità, comunicazioni frequenti e trasparenti. “E anche un’offerta robusta sul piano della salute mentale, che incontri i bisogni di una popolazione aziendale sempre diversa”, ha aggiunto Resteghini.
Fonte: Human Resource Executive
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