Visual Psychology, quando disegnare aiuta a pensare

Che cosa succede quando, durante una formazione o una riunione di lavoro, al posto di una slide compare un foglio, insieme a pennarelli, colori e qualche forma da costruire? Si interrompe la routine, forse ci si sente anche un po’ spiazzati. Ma è proprio da questa deviazione che può nascere un modo diverso di elaborare i concetti, ricordarli e condividerli.
È l’idea alla base di Visual Psychology, il libro con cui Federica Tabone racconta (con parole e disegni) un metodo che unisce psicologia e disegno. Psicologa del lavoro ed esperta di graphic recording, ovvero la traduzione visiva in tempo reale di conferenze, riunioni, workshop o eventi, Tabone ha sviluppato il suo metodo attraverso il coaching, il lavoro con i gruppi e le attività di formazione. Il libro nasce non solo per dare un impianto scientifico al metodo, ma anche per renderlo accessibile a chi voglia sperimentarlo nella propria attività professionale.
“Il binomio tra ‘Visual’ e ‘Psychology ‘ esplica proprio il principio fondante del metodo”, spiega l’autrice. Il disegno non serve a decorare una presentazione o a rendere più gradevole un contenuto, ma è uno strumento concreto che aiuta a tradurre un concetto in un’immagine capace di evocarlo e renderlo più facile da richiamare. “Una metafora grafica può condensare un ragionamento, fissare un passaggio importante e diventare un riferimento a cui tornare durante una conversazione”, spiega l’autrice.
Un metodo da scoprire e sperimentare
Il volume è diviso in due parti. La prima è un’introduzione pratica a concettuale al metodo: illustra come scegliere gli strumenti adatti e come costruire una propria libreria di icone, mettendo a disposizione anche dei simboli scaricabili, oltre ai possibili campi di applicazione, dalle sessioni individuali al coaching, dal team coaching alla facilitazione delle conversazioni nei gruppi. Le icone disponibili gratuitamente sono utilizzabili nella facilitazione delle conversazioni di un gruppo, nelle riunioni di un team o nel coaching individuale e di gruppo.
La seconda parte approfondisce le funzioni cognitive coinvolte: percezione, attenzione, memoria e apprendimento. Il percorso si chiude con una riflessione sull’agency, cioè sulla possibilità di trasformare ciò che si apprende in capacità di agire, incidendo tanto su se stessi quanto sull’ambiente in cui si lavora. L’ambizione, ci racconta l’autrice, è quella di creare le condizioni perché le persone possano elaborare i concetti in modo più attivo. “Il lavorio del soffermarsi è quello che mantiene in vita il pensiero critico”, osserva. “Fermarsi su un concetto, rielaborarlo e attribuirgli una metafora significa infatti prendersi il tempo per farlo proprio, anziché limitarsi a riceverlo”, prosegue.
È un metodo che funziona anche nei percorsi online. In un progetto internazionale con persone distribuite tra Brasile, Corea del Sud, India, Stati Uniti e Germania, Tabone ha proposto attività manuali e costruzioni di carta per rappresentare concetti professionali. La risposta, racconta, è stata positiva per tutti, indipendentemente dai contesti culturali in cui è andata ad agire. Disegnare o piegare un foglio offre alle persone un modo tangibile per partecipare, coinvolge il corpo e attiva risposte più autentiche e prive di sovrastrutture. “Chiedere a un gruppo di prendere forbici, carta e colori richiede anche un piccolo atto di coraggio: significa uscire dalle aspettative consuete della formazione aziendale, dove si tende ad associare la serietà professionale a modalità più tradizionali”, ci spiega l’autrice. Eppure, proprio questa rottura può cambiare il clima dell’incontro, favorendo spontaneità e conversazioni meno prevedibili.
Portare il disegno nei processi di apprendimento e sviluppo delle persone
Per chi lavora nelle Risorse Umane, nella formazione e nello sviluppo organizzativo, Visual Psychology è una porta d’accesso a un metodo tutto da esplorare e, dove appropriato, da integrare nei propri interventi. Può offrire spunti a chi progetta percorsi di apprendimento, accompagna gruppi di lavoro o cerca strumenti per rendere più partecipate le conversazioni su strategie, cambiamenti e obiettivi comuni.
Il libro affronta anche una questione che attraversa molte organizzazioni: come mantenere viva la capacità di pensare in un contesto in cui una parte crescente delle attività viene affidata alla tecnologia. L’Intelligenza Artificiale può produrre risposte e facilitare il lavoro, ma è importante che le persone sappiano interpretare gli stimoli, metterli in relazione con la propria esperienza e sviluppare un giudizio senza l’ausilio delle macchine.
Non a caso, il volume dedica uno spazio al tema dell’agency e affianca ai capitoli alcuni approfondimenti sul rapporto tra funzioni cognitive umane e Intelligenza Artificiale, curati dalla professoressa Stefania Costantino, Professore Ordinario di Informatica, Intelligenza Artificiale & Logica Computazionale. I box mettono a confronto somiglianze e differenze tra il funzionamento umano e quello dei sistemi artificiali, invitando a guardare anche a ciò che accade dietro il risultato che riceviamo. Il contributo del libro è quello di ricordare che apprendere non significa soltanto acquisire informazioni, ma elaborarle fino a poterle utilizzare. Il disegno è una delle strade possibili per farlo, perché rende visibile un pensiero, gli dà una forma e permette di discuterlo insieme agli altri.
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