Decreto lavoro: giù le tasse ai dipendenti
Non poteva che scegliere il 1 maggio il Governo per il via libera al decreto Lavoro 2023 che riscrive numerose misure per aziende e dipendenti: dal taglio del cuneo fiscale all’incremento dei redditi, dalla maggiore flessibilità per i contratti a termine agli sgravi per chi assume, dai benefit per chi ha figli al ‘pensionamento’ del […]
Non poteva che scegliere il 1 maggio il Governo per il via libera al decreto Lavoro 2023 che riscrive numerose misure per aziende e dipendenti: dal taglio del cuneo fiscale all’incremento dei redditi, dalla maggiore flessibilità per i contratti a termine agli sgravi per chi assume, dai benefit per chi ha figli al ‘pensionamento’ del Reddito di cittadinanza. Proprio nella giornata che festeggia il lavoro e i lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo, la cui bozza era già circolata a metà aprile 2023.
Prima dell’incontro dell’Esecutivo, la Premier Giorgia Meloni ha incontrato le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative in Italia, proprio in vista dei provvedimenti in materia di fisco, lavoro e politiche sociali poi esaminati nella riunione con i Ministri: al tavolo con la Presidente del Consiglio si sono infatti riuniti i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che hanno preceduto l’incontro tra Meloni e Confsal, Cisal, Confintesa, Confedir, Cida.
Che cosa cambia con il decreto Lavoro? Una delle misure previste dall’iniziativa del Governo riguarda il taglio del cuneo fiscale destinata ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro che da luglio a dicembre 2023 potranno ricevere fino a 100 euro in più al mese: il decreto, infatti, incrementa di altri quattro punti percentuali il taglio già previsto dall’ultima legge di Bilancio, così da consentire di far fronte ai rincari del momento. E sempre per affrontare il caro-vita, l’Esecutivo ha rimesso mano al welfare aziendale, stabilendo che per il 2023 non concorrono a comporre il reddito i beni ceduti e i servizi prestati ai lavoratori dipendenti con figli a carico, fino a 3mila euro.
Confermata poi la novità sui contratti a termine, che tornano a essere più flessibili e con meno ‘paletti’, che erano stati introdotti con il decreto Dignità: il decreto cancella le causali che erano state introdotte nel recente passato e che erano fondamentali per rinnovare i contratti oltre i 12 mesi. I nuovi contratti possono quindi godere della semplificazione, restando però all’interno dei contratti collettivi o in quelli aziendali. Fino al 31 dicembre 2023, inoltre, le aziende con oltre 1.000 dipendenti potranno ricorrere ai contratti di espansione (ai lavoratori è consentito lo scivolo pensionistico con l’anticipo di cinque anni).
Una novità degna di nota è quella che riguarda l’eliminazione del limite dei 29 anni di età per i contratti di apprendistato professionalizzante: la misura, però, riguarda solo i settori turistico e termale; e nel caso si assumessero Over 40 con questo contratto, è necessario che siano disoccupati.
Per le prestazioni occasionali, invece, il precedente limite dei 10mila euro per l’utilizzo dei voucher è innalzato a 15mila. Ma anche in questo caso la novità riguarda solo chi lavora nei settori dei congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e dei parchi divertimento e per le aziende fino a 25 lavoratori con contratto a tempo indeterminato (prima il limite era otto persone).
Chi assume Under 30 potrà utilizzare – per 12 mesi – gli sgravi contributivi fino al 60% della retribuzione mensile lorda previsti dal decreto Lavoro (i giovani non devono essere né studenti né lavoratori e devono essere registrati al Programma operativo nazionale iniziativa occupazione giovani); la misura è valida per i contratti attivati da giugno a dicembre 2023. Ancor più importante è il provvedimento per chi assume nel Mezzogiorno e nelle Isole: in questo caso gli Under 35 possono godere dell’esonero contributivo.
Come già anticipato ad aprile 2023, il Governo ha scelto di rottamare il Reddito di cittadinanza dal 1 gennaio 2024. Al suo posto, ci sarà l’Assegno di inclusione, per le famiglie con Isee inferiore a 9.360 euro e altri parametri tra cui il patrimonio immobiliare (esclusa la fissa dimora) e i veicoli. Gli Under 59 in condizione di lavorare dovranno avviare un percorso di ricerca di lavoro con un centro per l’impiego e l’assegno sarà perso se si rifiuterà un’offerta con un contratto di almeno un mese (ci sono alcuni limiti sulla distanza dal domicilio). E per chi produrrà false dichiarazioni, sono previste dure sanzioni, fino alla reclusione.
Nel caso in cui l’azienda assumesse – a tempo indeterminato o con l’apprendistato – un beneficiario dell’Assegno di inclusione, il decreto lavoro ha messo a disposizione gli incentivi economici con l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (con il limite di 8mila euro l’anno).
Categoria: Scenari macroeconomici
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