Tutti contro Amazon… ma poi ci vogliono lavorare
Il Diavolo, ultimamente, non veste Prada. Anzi, per qualcuno… consegna pacchi. Ma, a quanto pare, a voler lavorare per lui sono sempre più persone. Da una survey di Semrush, piattaforma di Software as a Service (Saas) per la gestione della visibilità e del content marketing che ha analizzato le ricerche degli utenti sui motori online, […]
Il Diavolo, ultimamente, non veste Prada. Anzi, per qualcuno… consegna pacchi. Ma, a quanto pare, a voler lavorare per lui sono sempre più persone. Da una survey di Semrush, piattaforma di Software as a Service (Saas) per la gestione della visibilità e del content marketing che ha analizzato le ricerche degli utenti sui motori online, risulta infatti che nel 2020 a voler lavorare per Amazon è il 236% in più di persone rispetto agli anni scorsi. Un numero non da poco e che fa riflettere, visto che in tanti non lesinano le critiche al gigante dell’ecommerce (sono note le posizioni per le quali c’è chi lo considera il ‘killer’ della piccola distribuzione, se non addirittura lo accusa di contribuire al pessimo stato di salute del Pianeta).
Mentre negli Usa Amazon deve far fronte alla volontà dei suoi lavoratori che stanno formando sindacati in seno al colosso della grande distribuzione e con la benedizione del nuovo Presidente Joe Biden, in Italia la partita è ancora tutta da giocare, in particolare rispetto agli operatori incaricati delle consegne. Proprio questi ultimi, secondo l’ultima notizia in termini di tempo, stanno organizzando uno sciopero generale su tutta la filiera il 22 marzo 2021, con i lavoratori che rivendicano l’indennità per il Covid, come concessa ad altre categorie (anche meno esposte).
Tuttavia, Amazon nel nostro Paese ha creato solo nel 2020 ben 2.600 nuovi posti di lavoro: un numero che in qualche modo permette di capire il motivo dietro alle ricerche degli utenti che sperano di trovare una posizione professionale all’interno dell’azienda, soprattutto in un anno nel quale i posti di lavoro in Italia sono drasticamente diminuiti a causa del Covid (con la perdita, secondo i dati dell’Inps, di 662mila posizioni). Amazon ha insomma rappresentato una certezza, dal momento che durante la pandemia le vendite sulla piattaforma hanno subìto un’esplosione epocale, e con esse le nuove posizioni, i nuovi hub e le nuove affiliazioni da parte delle piccole e medie imprese.
Mismatch tra disoccupazione e posti vacanti
Accanto a “lavorare con Amazon”, da quanto è emerso dalla survey di Semrush, i termini di ricerca più digitati sono risultati: “bonus per disoccupati” (+2.198% rispetto al 2019), “lavoro agile” (+800%), “lavoro a distanza” (+303%) e “Bartolini lavora con noi” (+71%). Tra i numeri e le righe si legge la volontà di lavorare secondo le nuove modalità, con il lavoro agile e a distanza che fanno capolino in un Paese che quasi non lo considerava e con le aziende della Logistica e della Distribuzione che sembrano ispirare fiducia in chi cerca un lavoro, vista la loro presenza massiccia sul territorio durante la pandemia. I trend sono quindi ben visibili e ben delineati e il tema della ricerca di lavoro è quanto mai fondamentale. Un tema che viene affrontato anche durante l’evento (online) dal titolo Cacciatori di storie – Nuovi scenari per l’head hunting: l’intelligenza umana e l’algoritmo alla ricerca del profilo giusto. Un incontro online organizzato dalla casa editrice ESTE (editore anche del nostro quotidiano) di cui Parole di Management è Media Partner, in programma il 31 marzo, dalle 9 alle 13. Focus dell’evento è il punto di incontro tra le aziende e i potenziali dipendenti, cercando di trovare una soluzione al gap tra la necessità di assunzioni e la difficoltà di trovare le persone adatte. Spesso, infatti, la causa del mismatch tra la disoccupazione che sale e la difficoltà delle aziende di trovare le giuste risorse non è l’assenza di posti di lavoro o la scarsità di competenze, ma la mancanza di una giusta narrazione che, al di là del curriculum, possa mostrare ai potenziali datori di lavoro il reale bagaglio personale di chi si presenta come papabile dipendente. Cacciatori di storie vuole dunque favorire l’incontro tra le Direzioni del Personale e le persone, tra le HR e le aziende di recruiting, riflettendo sullo storytelling e sull’efficacia della narrazione laterale.Categoria: Scenari macroeconomici
Articoli correlati
Salari bassi colpa della (poca) produttività
È inutile prenderci in giro. C’è poco da capire. Quando veniamo a sapere che un infermiere in Svizzera ha una retribuzione tripla rispetto…
Considi compie 20 anni e guarda al futuro tra 5.0, HR e AI
Ha scelto di riunire colleghi, partner, soci e amici per festeggiare i suoi primi 20 anni. Anche se le sue radici sono ben più lontane del…
Sostenibilità, Tarantola: “Conciliare il profitto con il bene comune”
I precetti della sostenibilità più moderna? Nel 1400 erano alla base dell’attività mercantile. Ce lo insegna Benedetto Cotrugli, mercante…
Il 2024 sarà positivo, ma per la svolta si attende il 2025
In chiusura del 2023, è tempo di sapere che cosa succederà nel 2024. Lo abbiamo chiesto a Marco Celada, Fisico cibernetico e Astrological…


