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venerdì, 13 Marzo, 2026

Uomo e figlio d’arte: l’identikit dei nuovi imprenditori

A svelare l’identikit dei nuovi imprenditori è il rapporto Laurea e Imprenditorialità 2020: i fondatori delle aziende nate fra il 1995 e il 2019 sono, per oltre la metà uomini e… ce l’hanno nel Dna. Lo studio è stato effettuato dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea – con la partecipazione dell’Università di Bologna e di Unioncamere – […]
23 Dicembre 2020
Di: Francesca Albergo
23 Dicembre 2020
A svelare l’identikit dei nuovi imprenditori è il rapporto Laurea e Imprenditorialità 2020: i fondatori delle aziende nate fra il 1995 e il 2019 sono, per oltre la metà uomini e… ce l’hanno nel Dna. Lo studio è stato effettuato dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea – con la partecipazione dell’Università di Bologna e di Unioncamere – e rappresenta il primo rapporto tematico su scala nazionale, nonché il primo studio volto alla profilazione delle attività imprenditoriali dei laureati italiani. Un’indagine che approfondisce la tematica attraverso due punti di vista: i fondatori d’azienda e i joiner, ovvero coloro che ne possiedono alcune quote. Inoltre, la mappatura dedica particolare attenzione all’imprenditorialità femminile. Se da una semplice lettura del rapporto si potrebbe pensare che nel XXI secolo gli uomini abbiano ancora più opportunità delle donne, è sufficiente consultare altri dati per dimostrare che qualcosa si sta muovendo. Le donne, infatti, stanno pian piano guadagnando terreno nel mondo del lavoro. Laurea e Imprenditorialità 2020 è il risultato di un’analisi approfondita dei dati di 2.891.980 giovani che hanno conseguito una laurea in atenei italiani fra il 2004 e il 2018 e di 68.852 imprese di cui i laureati possiedono quote di capitale. Nello studio si distingue tra fondatori d’impresa, ovvero coloro che al momento della nascita dell’azienda ne possiedono una quota di capitale e ricoprono il ruolo di titolari o amministratori, e joiner, ovvero coloro che – a posteriori – hanno acquisito una quota maggiore del 10%.

Il 15% dei giovani avvia più imprese

Dall’indagine emerge che il 7,1% dei laureati ha fondato un’impresa e più di un terzo l’ha fatto prima del conseguimento del titolo accademico (sono state prese in considerazione attività avviate a partire dal 1995). Le aziende guidate da questi giovani imprenditori sono attive per lo più nei settori scientifico, tecnico e dei servizi professionali e rappresentano poco più del 2% delle aziende fondate nel periodo esaminato e il 20,2% delle startup innovative. Un risultato importante, nonostante quasi la metà di queste imprese sia già cessata. Ma qual è l’identikit del fondatore d’azienda? Uomo, per il 53,9% dei casi, e figlio di imprenditori o liberi professionisti (la metà da parte del padre e più di un quarto dalla madre). Inoltre più del 15% è definito ‘seriale’, in quanto ha avviato più imprese. Il 2,3% dei laureati ha, invece, acquisito quote di imprese già avviate e quasi la metà l’ha fatto prima del conseguimento della laurea. Sono, dunque, joiner e, anche loro, hanno l’imprenditorialità nel sangue: più del 70% ha infatti un padre imprenditore o libero professionista, mentre il 35% ha ereditato il gene imprenditoriale dalla madre. Le aziende partecipate dai laureati sono attive per lo più nel settore professionale, scientifico e tecnico e quasi la metà è sita nel Nord Italia. Anche nel caso dei joiner è riscontrabile un maggior coinvolgimento del sesso maschile.

In crescita l’imprenditoria femminile 

Nonostante quasi il 60% dei laureati analizzati sia rappresentato dalle donne, queste ultime hanno fondato solo il 38% delle aziende. Il dato risulta, però, significativo considerando che la media nazionale, fra le imprese avviate nello stesso periodo, è pari al 22%. “Da questa ricerca emerge come la conoscenza e la formazione siano leve fondamentali per dare pari opportunità e ridurre i divari di ogni genere”, ha affermato Giuseppe Tripoli, Segretario Generale di Unioncamere. Grazie a questo studio si è potuto dimostrare l’importante contributo apportato all’economia italiana dagli imprenditori laureati. “Sono giovani donne e giovani uomini che studiano e si muovono per creare lavoro”, ha spiegato Maurizio Sobrero, Direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna. “Investire senza se e senza ma nel diritto allo studio per aumentare la percentuale di laureati fa bene ai singoli e fa ancora meglio alla collettività”.

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