L’automazione per favorire il passaggio generazionale
Sono moltissime le aziende che, oggi, si trovano ad affrontare le problematiche legate a una cattiva gestione del turnover generazionale in passato. Le dinamiche del mercato del lavoro, fino a pochi decenni fa, favorivano la naturale successione dei lavoratori senior, a favore degli junior: le professioni tecniche erano più diffuse tra le giovani generazioni che, […]
Sono moltissime le aziende che, oggi, si trovano ad affrontare le problematiche legate a una cattiva gestione del turnover generazionale in passato. Le dinamiche del mercato del lavoro, fino a pochi decenni fa, favorivano la naturale successione dei lavoratori senior, a favore degli junior: le professioni tecniche erano più diffuse tra le giovani generazioni che, entrando prima nel mondo del lavoro, disponevano di più tempo per assorbire le competenze e conoscenze necessarie. Oggi, la carenza di personale qualificato richiede che i nuovi collaboratori vengano introdotti in modo efficiente all’interno dei processi aziendali fin da subito, e ciò può essere favorito dalla digitalizzazione e dall’automazione: “I sistemi di gestione e controllo dei flussi di lavoro giocano un ruolo fondamentale nella corretta esecuzione delle operazioni e nel grado di autonomia che il lavoratore ha in relazione a esse. Dotare una persona appena entrata in azienda di un software di questo tipo, a patto che sia funzionale e semplice da fruire, permette di subentrare ai processi con grande rapidità”, spiega Paolo Grotto, CEO di Arket, società di consulenza e sviluppo software specializzata nell’automazione dei processi di business.
Gli strumenti digitali, infatti, hanno la capacità di raccogliere e formalizzare il know how, semplificando il lavoro umano. Un caso esemplificativo, secondo Grotto, è quello dei sistemi di workflow, programmi di gestione dei flussi di lavoro utili a creare un’infrastruttura per la progettazione, l’esecuzione e il monitoraggio di un processo: “Questo tipo di software permette di definire a monte gli step, le tempistiche di lavorazione e i profili da ingaggiare per ciascuna attività. Nel momento in cui è necessario lo svolgimento di un’azione per l’avanzamento del processo, è la piattaforma che si occupa di notificare la persona giusta al momento giusto, guidandola nella corretta esecuzione del compito nei tempi prestabiliti. In questo modo, le persone coinvolte possono lavorare in modo focalizzato, essendo già a conoscenza dei progressi e dello stato d’avanzamento.”. Gestire i processi attraverso strumenti di questo tipo, oltre a semplificare le dinamiche di ricambio generazionale, permette la tutela e la condivisione del know how aziendale che, in passato, era principalmente demandato alla formazione interna e al trasferimento indiretto di conoscenza tra colleghi.
Sviluppare una cultura digitale con il Reverse mentoring
Un aspetto non secondario, inoltre, è il ruolo delle nuove generazioni nel consolidamento della cultura digitale all’interno delle organizzazioni. Secondo l’Indice europeo di digitalizzazione (Desi), infatti, l’Italia vive ancora una condizione di immaturità su questo fronte, posizionandoci penultimi tra i Paesi europei. “I giovani lavoratori richiedono e sono più ricettivi verso le tecnologie che hanno a disposizione in azienda. Per questo motivo è importante investire e prendersi cura della convivenza generazionale in azienda, per fare in modo che siano loro, per primi, a farsi ambasciatori di questo cambiamento”, riflette Grotto, che sottolinea l’importanza del Reverse mentoring, non necessariamente in forma istituzionalizzata, ma come forma mentis all’interno dell’organizzazione. Anche in questo caso, quindi, gli strumenti digitali possono rappresentare un canale di comunicazione e condivisione tra le diverse generazioni in azienda, contribuendo a creare un linguaggio comune.Categoria: Risorse Umane, Tecnologie per l’HR
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